Dopo una piccola pausa per assistere con calma al Mondiale, torna Fatti di nuoto weekly, la vostra rubrica preferita sul mondo del nuoto nuotato e raccontato, tutto l’anno.

Questa settimana è inevitabile che quanto successo a Melbourne sia centrale nei nostri discorsi, quindi… let’s go!

Donna e Uomo del Mondiale

Chi sono stati i migliori a Melbourne? Il discorso è più complicato di quanto sembrerebbe. I premi ufficiali sono andati a Ryan Murphy, autore della tripletta d’oro nel dorso, e Maggie MacNeil, due world record e tre ori individuali. Ma per analizzare meglio quanto successo nella settimana Mondiale bisogna andare più a fondo.

Se guardiamo al medagliere, Kate Douglass stravince con cinque ori e due argenti, seguita da Ryan Murphy, cinque ori e un argento e da Emma McKeon, quattro ori e tre argenti, tutti atleti che hanno beneficiato anche di medaglie provenienti dalle staffette. A livello individuale restano negli occhi le triplette d’oro di Lani Pallister nel mezzofondo, suo l’hattrick 400-800-1500, e dei già citati Ryan Murphy, dominatore del dorso in tutte e tre le distanze, e Maggie MacNeil, che condivide l’oro nei 50 farfalla con Torri Huske.

Impossibile non emozionarsi per il ritorno all’oro Mondiale di Chad le Clos, un atleta al quale tutti vogliamo un pò bene, che si mette al collo (oltre ai classici occhialini) il titolo sia nei 100 che nei 200 farfalla, gara nella quale va sul podio ininterrottamente dal 2014. Parlando di strisce, è indubbiamente da inchino, come vorrebbe la sua cultura, l’ennesimo titolo nei 400 misti per Daiya Seto, che li vince senza soluzione di continuità dal 2012 – fanno sei consecutivi – quando sul podio con lui c’erano Laszlo Cseh e David Verraszto.

L’oro più giovane del Mondiale è anche uno dei più belli, quello di Hwang Sunwoo (2003) nei 200 stile, nuotati divinamente in 1.39.72 e chiusi davanti all’altro giovane sensazionale David Popovici (2004). L’oro più anziano è di Nicolas Santos (1980), che ha comunicato l’addio alle gare di nuoto proprio dopo aver vinto i 50 farfalla per la quarta volta in carriera e con il record dei campionati, il tutto a 42 anni suonati.

Tra i nostri il migliore è Thomas Ceccon con sei medaglie (3-1-2), anche se nelle due staffette miste ha disputato solo la batteria, ma è doveroso citare la doppietta d’oro di Gregorio Paltrinieri, che con i titoli di 800 e 1500 porta il computo delle sue medaglie internazionali a 44, di cui 24 d’oro.

Poi c’è la prima volta delle Isole Cayman ad un oro Mondiale con quel trita-bracciate di Jordan Crooks nei 50 stile, o il ritorno all’oro nei 50 rana di Ruta Meilutyte, la cui storia non smette di appassionarmi. Oppure la grande solidità di McKeon e McKeown, due ori individuali per una, che hanno vestito i panni delle beniamine di casa in assenza di Titmus, o la bella conferma a questi livelli di Kate Douglass, ennesimo frutto dell’infinito vivaio americano.

Se poi devo scegliere un momento più hipster, vi confido che la nuotata di Siobhan Haughey nei 200 stile ha qualcosa di ipnotico e rilassante, un piacere per i veri amanti del nuoto.

Quindi, ora che avete un quadro completo della situazione, il migliore sceglietelo voi.

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FINA ⇒ World Aquatics

Un pò a sorpresa (o magari a sorpresa solo per me che non lo sapevo), la FINA ha deciso di dare una bella rispolverata alla sua immagine modificando nome, logo e brand a lei associate: a 114 anni dalla sua nascita, la Fédération Internationale de Natation diventa World Aquatics.

Non una scelta così originale, se posso, visto che in tempi non sospetti la IAAF (International Amateur Athletic Federation, la corrispondente della FINA per l’atletica) si è trasformata in World Athletics, e quindi non così epocale come sembrerebbe dalle parole del Presidente Husain Al-Musallam: “Tutti nella nostra comunità sono orgogliosi di ciò che la FINA ha ottenuto nello sviluppo dei nostri sport. Mentre guardiamo al futuro, World Aquatics vedrà tutti gli atleti acquatici uniti per la prima volta sotto un unico marchio. L’identità della nostra organizzazione ora si concentra sulla nostra visione condivisa: un mondo unito dall’acqua, per la salute, la vita e lo sport”.

Il Presidente ha anche affermato che più del 70% degli atleti interpellati era favorevole al cambio del nome e che la maggioranza non aveva idea di cosa significasse l’acronimo FINA Tutto vero e condivisibile, come vero è anche che se nessuno conosce il significato dell’acronimo, forse la colpa è anche di chi lo possiede, quell’acronimo. Si è però pensato che fosse inutile e anacronistico spiegare il perché di quel nome e passare ad un’idea ritenuta migliore, idea che mi troverebbe anche d’accordo, anche se “18 mesi di intenso lavoro” mi sembrano un pochino esagerati.

In realtà, al cambio di nome si aggiunge anche un cambio logo, che diventa più moderno e dinamico, ed un ulteriore cambio immagine, dal sito alla presentazione degli eventi, che verrà svelato ai Mondiali 2023 di Fukuoka.

In fin dei conti, tuttavia, mi sembra che sia cambiato tutto per non cambiare nulla. Tante belle parole – sostenibilità, sicurezza, unità di intenti – ancora pochi fatti. A quando un vero coinvolgimento degli atleti nelle decisioni critiche?

Sembra che a pochi sia piaciuto il calendario proposto da qui a Parigi 2024, per esempio. A quando un vero impegno su cultura del nuoto e prevenzione? Non mi sembra se ne sia parlato in questo frangente. A quando una vera ridistribuzione dei Prize money che possa garantire agli atleti un introito da professionisti? A quando una presa di posizione inclusiva su tematiche come quelle degli atleti transgender, della parità dei diritti?

A quando, insomma, un vero cambiamento?

See you later… and Merry Christmas!

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Foto: Fabio Cetti | Corsia4