Matteo Giunta è l’allenatore della coppia più famosa del nuoto (sport?) italiano: Pellegrini&Magnini.

Se non vi interessa il gossip, ma solo il nuoto, e volete sapere tutto, ma proprio tutto, sulle nuove sfide natatorie di Fede&Pippo, siete nel posto giusto.

Nuotofan

La chiacchierata con Matteo Giunta parte da un bilancio delle Olimpiadi e coach Giunta ricorda le aspettative per i 200 stile di Federica, aspettative molto alte dopo una stagione praticamente perfetta sotto il profilo della preparazione e dei risultati nei test intermedi, a differenza di quanto accaduto per la 4×100 stile maschile e per la 4×200 stile femminile che pure avevano vinto medaglie al Mondiale dell’anno prima.

Ecco quindi che il quarto posto di Federica nei 200 stile di Rio lascia ancora l’amaro in bocca assieme a una sensazione di inspiegato.

Cosa può non essere andato per il verso giusto? Ricordando che non stiamo parlando di una controprestazione (1.55.18 il crono di Federica), Giunta ammette che le analisi fatte non hanno dato una risposta precisa, se non la (sconsolata) presa d’atto che le finali olimpiche fanno storia a sé.

Come valutare il fatto che nelle ultime due stagioni il miglior crono della Pellegrini nei 200 stile sia stato nuotato subito dopo l’ultimo collegiale in altura?

Questo è indubbio, dice Giunta. Nel 2015, due settimane dopo l’altura di Sierra Nevada, la Pellegrini nuotò 1.55.00 al meeting di Vichy e poi 1.55.32 al Mondiale di Kazan (e con 1.55.0 avrebbe vinto l’oro).

Quest’anno c’è stato un differenziale ancora superiore tra il season best realizzato al Sette Colli (1.54.55) e il crono ottenuto all’Olimpiade (1.55.18), nonostante un’ultima parte di preparazione modificata dopo quanto accaduto a Kazan.

E le risposte in allenamento erano state del tutto confortanti – precisa Giunta – senz’altro migliori di quanto accaduto nell’imminenza del Mondiale 2015.

A maggior ragione, quindi, quel quarto posto olimpico con un crono di 6 decimi superiore a quello del Sette Colli non trova spiegazione, secondo Giunta, se non nella peculiarità (il termine letterale usato da Giunta è “casualità”) dell’Olimpiade.

In ogni caso, nella stagione 2017 l’intenzione è di spostare l’ultimo collegiale in altura a ridosso del grande evento (Mondiale di Budapest di fine luglio).

È vero che ci si focalizzerà sempre più verso i 100sl per la Pellegrini?

No, risponde Giunta, l’intenzione è sempre quella di puntare sui 200 still anche se si navigherà a vista perché occorrerà verificare quanto Federica riuscirà a reggere i carichi e l’intensità dell’allenamento richiesti dai 200 stile.

Per ora va tutto bene e l’obiettivo è quello di nuotare sotto l’1.55 al Mondiale di Budapest.

Per quanto riguarda i 100 stile, il 2016 ha dato ottimi risultati (53.18 il PB ottenuto da Federica), ma per fare un ulteriore salto di qualità, necessario per confrontarsi ai massimi livelli internazionali, bisognerebbe modificare ulteriormente l’allenamento. E questo, per ora, non è in programma.

Quale importanza si dà alle subacquee nella preparazione della Pellegrini?

Giunta ricorda come, in generale, l’importanza data alle subacquee sia variata negli ultimi 8-9 anni.

Dopo i successi e il modo di interpretare i 200 stile di Phelps e Lochte sembrava che avere subacquee lunghe ed efficienti fosse un must, ma poi si è capito che bisognava bilanciare le subacquee con le capacità del singolo nuotatore, e quindi prestare attenzione al consumo energetico che fare subacquee lunghe richiede, soprattutto a chi non ha un’attitudine naturale.

In ogni caso, è sempre viva la collaborazione con Mike Maric, e Federica è passata da un solo colpo di gambe a tre colpi di gambe dopo la virata, con un innegabile beneficio prestativo, ma non ci si è spinti oltre.

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Quali i programmi della Pellegrini per i Mondiali di corta di Windsor?

C’è il discorso staffette ancora aperto, dice Giunta, e sarà il CT Butini a decidere quali portare, mentre dopo il meeting di Massarosa e i giorni immediatamente seguenti sarà lo stesso Giunta a decidere quali gare individuali disputerà Federica, ma i 200 stile e anche i 100 stile ci dovrebbero essere.

Obiettivi stagionali? Sicuramente il Mondiale in lunga di Budapest nel luglio 2017, mentre questo Mondiale di corta è da considerare una gara di passaggio, in cui gareggiare divertendosi, ma da cui ricavare spunti interessanti (NdR Giunta cerca risposte da ogni gara, anche quelle in cui le pressioni e le aspettative di risultato non sono massimali).

E Filippo Magnini? Per lui prima parte di stagione molto tranquilla per ricaricare le batterie, dice Giunta.

Filippo è tornato in acqua da un mese (NdR con qualche malanno di stagione proprio negli ultimi giorni) senza forzare, per cui a Massarosa nuoterà senza troppe velleità. Certo che se, per Windsor, ci sarà una staffetta da supportare non si tirerà indietro.

Da gennaio poi è prevista un’intensificazione degli allenamenti verso l’Assoluto di aprile, con l’obiettivo di qualificarsi per il Mondiale di Budapest.

Tutto questo considerando il fatto che Magnini a febbraio 2017 compirà 35 anni, e quindi per lui si navigherà ancora più a vista che per la Pellegrini.

D’altra parte, le ultime stagioni di re Magno sono state condizionate dalla condizione/freschezza fisica (e questo è naturale vista l’età), mentre a Rio la mancata qualificazione, per pochi centesimi, della 4×100 stile alla finale, non gli ha consentito di nuotare la gara per cui si era preparato. E Giunta ricorda come, dopo il bronzo della 4×100 stile a Kazan, scherzarono lui e Rossetto dicendosi soddisfatti già così. Poi, chiaro, all’Olimpiade l’obiettivo della staffetta veloce era almeno la finale.

Ancora sui 200 stile olimpici della Pellegrini. Un ulteriore aspetto statistico fornito da Giunta è che sono stati l’unica gara in cui le tre atlete a podio hanno migliorato tutte il loro PB (NdR per la verità Emma McKeon vanta un 1.54.83 ad Adelaide migliore dell’1.54.92 con cui ha conquistato il bronzo a Rio).

E subito dopo Giunta si dice convinto che non si siano ancora visti i limiti di Federica in questa gara e di poterlo dimostrare con un’altra stagione in cui lavorare in serenità e senza intoppi fisici, come accaduto nella scorsa.

Le avversarie hanno alzato l’asticella, riconosce Giunta, ma se tutto andrà bene nel corso della preparazione, ci si potrà presentare a Budapest con grandi possibilità… Questo, ovviamente, tenendo conto di quanto detto prima, cioè della capacità di Federica di assorbire ancora i carichi quotidiani come in passato.

Quali i programmi di Giunta come tecnico e come sta andando il lavoro a Verona? Giunta ricorda che da un mese si sono aggregati anche Carlotta Zofkova e Luca Pizzini, prima allenati da Tamás Gyertyánffy, e che ci sono stati contatti con alcuni atleti stranieri, con cui però ha preso tempo perché intende focalizzarsi sui quattro atleti attuali.

Per il futuro è fiducioso nell’arrivo al centro di Verona di qualche giovane italiano.

Come è andato il post-Rio? Nel momento in cui Filippo e Federica hanno deciso di continuare l’attività agonistica, sono stato ben felice di riprendere ad allenarli, dice Giunta.

È una nuova fase, in cui si vive step by step, tenendo conto – come detto prima – che Verona è un centro che potrà essere certamente sviluppato in modo ottimale con altri inserimenti.

Quale il giudizio di Giunta sulla World Cup e l’assenza di italiani? Giunta ricorda l’anomalia della stagione postolimpica e come invece l’anno scorso abbia partecipato, con un contingente di atleti, alle tappe di Doha e Dubai.

Quest’anno questo non è stato possibile, soprattutto per le decisioni sul loro futuro agonistico che dovevano prendere la Pellegrini e Magnini. Ma in linea di massima il tecnico Giunta si dice favorevole alla partecipazione alle gare di Coppa del Mondo in cui ci si può confrontare con atleti di livello mondiale.

Questo è positivo, nonostante Giunta ritenga che siano troppi gli obiettivi stagionali per gli atleti italiani ed il fatto di esasperare, ogni anno, l’allenamento per raggiungerli porti alla lunga problemi.

Ecco perché aiuta ogni tanto concedere un periodo di riposo come quello avuto nell’immediato post-Rio.

Detto questo, non c’è dubbio che le gare internazionali siano utili, anche a livello mentale, e si è deciso, nella stagione 2017, di gareggiare nella tappa di Indianapolis del Grand Prix USA, dopo i collegiali di Flagstaff e della Florida.

Quale sarà il tuo intervento al convegno-allenatori di Treviso? Sarà incentrato in particolare sul tapering, dice Giunta, cioè sui vari approcci che esistono, tenendo conto che ci sono certamente alcune linee generali da cui non si può prescindere, ma che il fattore essenziale è l’esperienza specifica sul singolo atleta.

E poi il fattore mentale e psicologico nell’avvicinamento all’appuntamento-clou, dove non si devono fare prevalere i dubbi e le domande dell’atleta rispetto a quanto fatto in passato.

Spero che chi mi ha letto fin qui non abbia nessun dubbio nell’ascoltare tutti i particolari della navigazione di capitan Giunta tra gli (amichevoli) scogli di Bierre e Il Fogliani, nel podcast condotto con la consueta soavità da Laura Vergani.

È l’imperdibile salottino di Corsia4, il sito degli amanti dell’acqua in cui si parla tranquillamente della nostra comune passione: il nuoto.

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37 - Salottino, con Matteo Giunta

Chiacchiere in libertà con Matteo Giunta: sulle prestazioni di Rio, sulle programmazioni, sulle sensazioni, sulle convocazioni, sulle aspirazioni…insomma, tanti mil…ioni di domande, dubbi, perplessità che scioriniamo con Matteo.
Che si siede comodo sulla nostra poltroncina, e va via come il cacio sui maccheroni.

Ma si sta bene così solo da noi, nel Salottino di Corsia4, il podcast ad alto tasso di interesse (gratis!)