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Sette Colli 2017, Martinenghi da record nei 100 rana

Sette Colli 2017, Martinenghi da record nei 100 rana

Terminata la prima giornata di questo succulento antipasto di Campionati Mondiali chiamato “Sette Colli“, mai come in questa 54ª edizione così ricco di grandissimi nomi.

A parte gli americani e pochi altri, il gotha del nuoto mondiale si è ritrovato in un Foro Italico incandescente e gremito.

Già interessanti i riscontri delle batterie: con poche eccezioni, il tempo richiesto per l’accesso in finale è inferiore a quanto fu necessario questa primavera per i Campionati Italiani Assoluti.  Dato il parterre non ci si poteva aspettare nulla di diverso, nonostante di fatto i giochi per quasi tutte le convocazioni degli Azzurri siano stati chiusi da tempo. Ma si sa, fare il tempone qui non può lasciare indifferenti…

Partiamo con la cronaca di quanto successo, in cui il programma delle finali è viziato nuovamente dalle esigenze della diretta di Rai. Ma si sa, ubi maior...

I 50 dorso vedono la vittoria di Barratt, davanti alla quotatissima Medeiros e Baumrtova. La prima, al record della manifestazione e già in bellissima forma per i Mondiali. Spiccano le scritte DNS a fianco del nome delle azzurre Scalia in finale A e Quaglieri in finale B: non è bellissimo, soprattutto per chi è rimasto in tribuna a guardare la finale dall’alto.

Non altrettanto spumeggianti i 50 dorso al maschile: Bohus la spunta su Balog e un ottimo Milli in 25”21, che si lascia dietro Walker-Hebborn di certo non al meglio delle sue possibilità.

400 stile donne con il dominio pronosticato della Kapás in 4’06”05. Dietro si spazia dal Canada all’Australia, che schierava 3 atlete in finale. Sottotono la De Memme, che non riesce a replicare la bella performance del mattino e battuta da una Pirozzi in finale B da 4’12”10.

I 400 stile uomini sono forse la gara che schiera in partenza il livello medio maggiore. Horton, Park e soprattutto Detti. La spunta Park, al ritorno a Roma dopo il disastroso mondiale del 2009 in cui, presentatosi da Campione Olimpico, fu subito fuori dalla Finale. I tempi ottimi ma non eccezionali: e fa lustrare gli occhi riuscire a sostenere che il 3’45”88 di Detti sia solo “normale”. Park vince in 3’44”54, terzo Horton, settimo un Guy da 3’52”2 e mai in gara.

I 100 rana donne regalano l’oro alla O’Connor, mistista di grandissimo livello e altrettanto valida ranista; seconda la Carraro, con un ottimo 1’07”74 che le fa tornare un po il sorriso dopo la prestazione non esaltante degli Assoluti.

La gara equivalente al maschile ha un nome atteso, ma tanti scudieri pronti a combattare per le rimanenti medaglie: Martinenghi, Scozzoli, Toniato e Titenis. Tanta Italia, cosa strana in questa prima giornata capitolina. Il titolo se lo prende a caratteri cubitali il giovanissimo di Brebbia, con una gara clamorosa, che gli consente di andare al record italiano in 59”31, senza alcun timore reverenziale verso Peaty, primo in 58”72. Ottimo anche Tintenis, con un secondo 50 in grande spolvero. Da segnalare gli effetti peperoneschi del sole sul povero Adam, completamente ustionato dal solleone di Caronte. Curiosa anche la mise con il quale l’alfiere della regina si presenta sul podio. Ulteriore nota per la serenità e la maturità con il quale il nostro giovanissimo si mostra a telecamere e addetti ai lavori. Grande continuità per lui quest’anno, in crescita e senza flessioni. Facciamolo crescere che il ragazzo è proprio buono.

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Anche i 50 delfino donne sono quanto di più vicino a un campionato mondiale, in cui le azzurre occupano la parte centrale della vasca in Finale B. È la Di Liddo a prevalere, davanti a Gemo, con un buon 26”52 che evidenzia lo stato di forma che sta attraversando.

Kromowidjojo si aggiudica invece la Finale A, stampando un roboante 25”59 e lasciandosi alle spalle Barratt e De Ward, con la Plume nelle retrovie. Peccato non aver potuto vedere anche la Sjöström qui a Roma.

100 delfino uomini, con al via uno dei protagonisti della storica tripla medaglia d’argento di Rio 2016, ossia Chad Le Clos. Cambia tecnico, cambia preparazione ma non cambia le brutte abitudini: si volta in continuo nel secondo 50, si stampa al muro. Ma con quelle apnee diventa imprendibile pure per un eccellente Codia, 51”93, ben al di sotto del limite per i mondiali. Si rivede un buon Rivolta, che cede qualcosa nel finale ma si prende comunque il podio in 52”30.

Il clou coincide, manco a dirlo, con l’ingresso sul bordo vasca della Divina, per la finale dei 200 stile. In buona compagnia, con Hemskeerk, Coleman, Bonnet e Mizzau, in cerca della conferma dopo un ottimo ritorno ai primaverili di Riccione. Finale fantastico, reso ancora più spettacolare per il pubblico del Foro grazie agli ultimi metri di Federica, 1’56”16 di grandissimo spessore. Coleman seconda che cede oltre un secondo nell’ultimo 50, terza la Hemskeerk a 2 centesimi dalla svedese. Mizzau molto consistente in 1’58”61: rivedibile il suo finale, molto meglio la prima metà gara dove vira ai 100 davanti a Fede.

Si passa allo sprint puro. Finale B con tutti gli italiani, con Dotto che la spunta in 22”10 davanti a Brianskii e Vergani, che si conferma al vertice della velocità azzurra. Vince la finale A Fratus con 21”86, su Proud (21”95) e McEvoy (21”96). Magnussen, Cielo, Govorov restano a bocca asciutta. Mancavano pochi nomi, ma i migliori al mondo erano qui.

Chiude il programma la neopromossa tra le discipline olimpiche al femminile. Cavalcata solitaria della Quadarella che fa vibrare il Foro con un crono vicinissimo al limite dei 16′. Davvero bella la prestazione dell’allieva di Minotti, che si conferma in crescita.

Se queste sono le premesse, l’estate del nuoto sarà di sicuro molto divertente.

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