È la matricola della Nazionale assoluta di Eindhoven, dove ha debuttato seppur ancora categoria Cadetti.

Primatista italiano di categoria, si è imposto subito all’attenzione dei tecnici e dei tifosi.

Oggi con noi a Corsia4: Mattia Ponziani.

Intanto ciao e grazie per la disponibilità di tempo che dai a Corsia4.

Ci racconti per che squadra gareggi e in che squadra invece sei cresciuto?

Ciao e grazie a voi.

Faccio parte del gruppo sportivo delle Fiamme Oro e provengo dalla società Ronciglione Capranica.

Parlaci un po’ di te, dei tuoi interessi, di quello che riesci a fare quando non sei impegnato negli allenamenti.

Ho preso da poco il diploma come perito tecnico informatico presso l’Istituto Tecnico Industriale “Enrico Fermi” di Roma.

Oltre all’informatica mi piace moltissimo sciare, probabilmente sarebbe stato lo sport che avrei fatto se non fossi stato nuotatore.

Nel tempo libero mi piace vedere serie TV, film e giocare con Arduino (componente elettronico programmabile per la domotica, robot, ecc. ecc.).

Hai un ricordo molto bello di questo sport che porterai sempre con te?

Sì, ma più che un ricordo direi un periodo.

Ovvero il periodo dove il mio allenatore era Federico Pinotti e riusciva ad usare le leve giuste per spronarmi a dare il meglio tutto i giorni, dove ci mettevamo anche in competizione tra di noi.

Il ricordo più bello invece sicuramente quello del Mondiale 2016 a Eindhoven, dove ho potuto condividere questa emozione con lui: mi sono trovato come compagno il mio stesso allenatore, una situazione che non si riesce a spiegare tanto facilmente.

C’è un momento buio, invece, in cui hai pensato di mollare veramente tutto?

No, non c’è stato un vero e proprio momento buio ma un momento di indecisione, dove mi si ponevano davanti situazioni lavorative presso aziende di informatica che non mi permettevano di poter continuare la mia vita da atleta e perciò ho dovuto fare delle scelte.

Di solito chiedono sempre chi vuoi ringraziare: ecco c’è una persona che non puoi fare a meno di citare nell’ambito del salvamento a cui sei particolarmente grato?

Certamente.

Come già detto prima, sicuramente Federico Pinotti che mi ha dato e mi dà tuttora consigli fondamentali, che prendo e prenderò sempre in considerazione.

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Per tantissimi atleti (i più giovani tutti) oltre allo sport c’è ovviamente da affrontare lo studio.

Tu come sei riuscito a conciliare i due aspetti? Te la senti di dare qualche consiglio ai nostri lettori?

Non è facilissimo riuscire a gestire entrambe le cose.

Io per poter seguire le mie due passioni, l’informatica e il nuoto, ho affrontato per 5 anni circa 50 km da Bracciano (dove vivo) a Roma dove gli unici mezzi erano treni e autobus.

Fortunatamente la mia è una scuola che viene molto incontro agli atleti e come istituto tecnico è anche uno dei migliori a Roma e in Italia. Grazie alla loro disponibilità riuscivo a gestire le interrogazioni programmandole e a stare al passo con tutto.

A questo proposito si dice che la scuola italiana non aiuti gli sportivi, e molti dei ragazzi che ci seguono non fanno neanche sapere di essere atleti agonisti.

Come era la tua situazione?

Molto spesso l’errore principale è quello di non comunicare alla scuola o agli insegnanti stessi ciò che si fa: la scuola è disposta a venire incontro ad alunni che hanno impegni intensi.

Diciamo che la famiglia gioca un ruolo fondamentale nella crescita dell’atleta… raccontaci la tua come era (o è, se ti segue tutt’ora): ti incitava, ti osteggiava, indifferente…

I miei familiari mi hanno sempre incitato a fare ciò che mi piaceva senza volermi imporre nulla.

Mi sono sempre stati vicini e lo sono tutt’ora, sono grato a loro per come mi hanno cresciuto trasmettendomi sani valori e insegnandomi a combattere per ciò che si desidera.

Hai già dei progetti per la tua vita dopo il salvamento?

Conti di restare nell’ambiente o pensi che ne uscirai definitivamente?

Per ora non ho fatto progetti a lungo termine visto che è ancora presto, sicuramente se ce ne sarà la possibilità rimarrò nell’ambiente.

Un consiglio ai ragazzi del forum: perché fare nuoto per salvamento?

Ragazzi vi consiglio di praticare il nuoto per salvamento perché prima di essere uno sport è uno stile di vita che ti infonde e ti trasmette la voglia di non mollare e di provarci sempre.

Anche se non sarete mai un Federico Pinotti avrete lottato per qualcosa e quel qualcosa un giorno vi servirà per non mollare in situazioni 100 volte più difficili.

Seguite i vostri sogni e non accontentatevi mai “Stay hungry, stay foolish”!

Grazie mille, e a presto!

Foto copertina: Lifesaving2016 | E. de Heer Facebook