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Ab-bracciata collettiva, giornata mondiale dell’autismo 2016

Ab-bracciata collettiva, giornata mondiale dell’autismo 2016

TMA – intervista con gli ideatori del metodo TMA, il dottor Giovanni Ippolito (psicologo e psicoterapeuta sistemico-relazionale) e il dottor Gianluca Caputo (psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale) e con il dottor Emanuele Ciocia (psicologo e psicoterapeuta sistemico-relazionale), coordinatore TMA della Lombardia.

In occasione della giornata mondiale dell’autismo 2016 abbiamo chiesto agli ideatori della TMA metodo Caputo Ippolito, una terapia in acqua per persone con disabilità relazionali e con disturbi dello spettro autistico, di spiegarci il loro lavoro e di presentarci la loro ultima iniziativa: AB-BRACCIATA COLLETTIVA, una maratona di 30 ore di nuoto per non lasciare soli i bambini con autismo e le loro famiglie.

Dottor Ippolito, ci puoi spiegare il significato dell’ iniziativa “AB-BRACCIATA COLLETTIVA”? A chi si rivolge?
Questo evento serve ad avvicinare più persone possibile alle problematiche delle famiglie dei bambini con disturbo dello spettro autistico e ai disturbi mentali gravi. Un modo per condividere con loro una piccola parte del percorso della loro vita, un modo per “ab-bracciare” le loro cause finalizzate al riconoscimento dei diritti dei loro bambini speciali,  spesso negati. Un segno di vicinanza e di condivisione attraverso lo sport che riesce ad abbattere le barriere e a rendere tutti uguali.
Nasce dall’esperienza che viviamo in piscina quotidianamente con i bambini e i ragazzi, in particolare il nuoto e l’attività in acqua, attraverso la TMA metodo Caputo Ippolito, offre grandi opportunità di integrazione e di rieducazione.

Nelle piscine che aderiscono all’iniziativa saranno presenti le famiglie, i bambini e i ragazzi i quali nuoteranno per tutta la durata dell’iniziativa (30 ore); abbiamo voluto proporre la maratona natatoria anche di notte perché vogliamo trasmettere vicinanza alle famiglie che a volte si trovano a fare i conti anche con i disturbi del sonno del bambino, vogliamo far presente che queste famiglie lottano 24 ore.

I ragazzini che lo vorranno, potranno dormire negli impianti che in modo così gentile e sensibile ospiteranno la manifestazione, vivendo un’esperienza di vita fuori di casa, insieme agli operatori. Sono inoltre previste attività anche fuori dall’acqua, con animatori e operatori aperte a tutti i bambini e ragazzi (non solo a quelli con autismo o difficoltà!), per favorire l’integrazione!

Anche perché oggi in Italia molte piscine non accettano i bambini disabili, soprattutto quelli con autismo, perché é una disabilità difficile da affrontare senza una preparazione specifica degli operatori! Anche se pagare per nuotare dovrebbe essere un diritto per tutti, in molte città italiane le piscine non accolgono le famiglie con bambini con autismo oppure non hanno operatori specializzati come quelli TMA metodo Caputo Ippolito per seguirli in modo competente!

“AB-BRACCIATA COLLETTIVA” non è l’unica manifestazione organizzata a sostegno delle famiglie con bimbi con autismo. L’elenco delle proposte è consultabile su questo sito.

Dottor Ippolito, cos’è la TMA? Come è nata? A chi si rivolge?
La TMA (Terapia Multisistemica in Acqua metodo Caputo Ippolito) si rivolge a persone con diverse patologie anche se è nata per bambini e ragazzi con disturbi dello spettro autistico, della comunicazione e della relazione.
Il nostro lavoro in acqua dura ormai dal 1991 (sono 25 anni, quest’anno!!) e la TMA metodo Caputo Ippolito è nata perché ci siamo accorti che i bambini con disturbi della relazione ed in particolare con autismo reagivano diversamente nell’ambiente acqua, soprattutto se l’acqua veniva utilizzata come ATTIVATORE EMOZIONALE.
Noi osservavamo che in acqua qualcosa cambiava.. e intorno a queste osservazioni abbiamo cominciato a costruire una metodologia di lavoro. L’operatore deve essere in grado utilizzare l’acqua per entrare in relazione con il bambino attraverso l’attivazione di differenti emozioni (la gioia e la paura, principalmente). L’operatore crea i presupposti per costruire una relazione di attaccamento, diventando una base sicura per il bambino, in modo tale questo che possa riconoscere nell’operatore una figura alla quale riferirsi per fare una serie di esperienze.

Allo stesso tempo l’acqua è stata utilizzata come CANALIZZATORE DELL’IPERATTIVITA’ e CONTENIMENTO DELLA RABBIA. In questi anni abbiamo osservato che i bambini che fanno attività in piscina diventano più consapevoli del proprio corpo, acquisiscono più competenze a livello psicomotorio, aumenta la capacità di ascolto e il tempo dello sguardo diretto, sono più interessati all’altro e alla relazione, all’ambiente e alle altre persone.

Partendo da queste osservazioni io e il dottor Caputo (Giovanni Caputo, psicoterapeuta e altro ideatore del metodo) abbiamo impostato una metodologia di lavoro che si sviluppa attraverso fasi, perché ci siamo accorti che mettevamo proficuamente in atto una serie di passaggi “obbligati”:

  1. fase valutativa
  2. fase emotivo-relazionale (obiettivo: il bambino deve esser messo in grado di raggiungere una buona relazione con l’operatore, condividere momenti di gioco, seguirlo, ascoltare le sue richieste, guardarlo ecc…)
  3. fase senso-natatoria
  4. fase dell’integrazione sociale

Ovviamente queste fasi sfumano una nell’altra, non sono nettamente distinte ed uno degli obiettivi è proprio l’integrazione sociale del bambino e della sua famiglia.

Tutti gli obiettivi vengono costruiti in modo individuale, per ogni singolo bambino e ragazzo, sulla base della valutazione iniziale: per ogni persona vengono definiti gli obiettivi a breve, medio e lungo termine e per aree funzionali: relazionali, comportamentali, senso-motorie e senso-natatorie, comunicative, emotive, cognitive. Per ogni persona, per ognuna di queste aree viene compilata una scheda di valutazione (messa a punto dal dottor Caputo e dalla dottoressa Mazzotta) che permette di avere un quadro il più preciso possibile del funzionamento di ogni singolo bambino; queste schede di valutazione vengono aggiornate ogni tre mesi per consentire di osservare i miglioramenti conseguiti! Le valutazioni periodiche vengono effettuate da un supervisore (che ha una formazione specifica: deve essere uno psicologo o uno psicoterapeuta adeguatamente formato) e permettono anche di capire quando tutti gli obiettivi di una fase sono stati raggiunti ed è possibile passare alla fase successiva.

Tutte le fasi del metodo poggiano su solidi modelli teorici di riferimento: Winnicot (teoria del contenimento), Bowlby (teoria dell’attaccamento), Ainsworth (teoria della base sicura), Stern (teoria dell’intersoggettività).
Io e il dottor Caputo non abbiamo ideato una nuova terapia che poi deve essere validata, ma solo una nuova metodologia di applicazione di consolidati modelli di riferimento!
Possiamo dire che il nuoto non è il fine della TMA metodo Caputo Ippolito, anche se poi la stra-grande maggioranza dei bambini che seguono il percorso di TMA impara a nuotare anche con discreti risultati. Il nuoto quindi è un veicolo per raggiungere obiettivi educativi: i tempi di attesa, la turnazione, l’affidamento all’altro, lo sguardo diretto, l’attenzione, l’autonomia, la capacità di interagire con l’altro in modo più funzionale, il contenimento della rabbia e dell’aggressività, le stereotipie, il mantenimento del compito, la capacità di fare richieste intenzionali e di scelta.
Gli effetti di questa terapia sono diversi e si notano su differenti aspetti: relazionali, comportamentali, senso-motori, comunicativi, emotivi e cognitivi.

Dot.. Giovanni Ippolito

Psicologo psicoterapeuta sistemico-relazionale

Ho deciso di dedicarmi all’autismo perché facevo l’istruttore di nuoto per disabili in un centro sportivo dove ho incontrato diversi bambini con questa patologia e ho deciso allora di dedicarmi al miglioramento della loro vita e della vita delle loro famiglie.

Sono anche co-autore (insieme a Maria Lucia Ippolito e a Maria Michela Gambatesa) del libro “Calimero e l’amico speciale” una favole per favorire l’integrazione sociale dei bambini con autismo, un racconto didattico molto utilizzato nelle.

Dottor Caputo, cosa possiamo dire del settore agonistico?
Molti dei ragazzi con autismo che imparano a nuotare con la TMA continuano poi l’attività in un gruppo di pari, spesso con ottimi risultati anche nel settore agonistico: sono recenti le 6 medaglie vinte agli ultimi campionati italiani FISDIR. Siamo molto soddisfatti delle prestazioni perché si tratta di risultati che pochissime persone con autismo hanno raggiunto prima!! E vorrei specificare che NON si tratta di autismo ad alto funzionamento! La maggior parte dei ragazzi che frequentano i percorsi di TMA sono persone con autismo a basso funzionamento! Inoltre la nostra squadra, composta tutta da ragazzi con disturbo dello spettro autistico ha vinto per ben due anni i Campionati Italiani promozionali F.I.S.D.I.R. e si può immaginare questo che grande traguardo possa essere, non tanto dal punto di vista agonistico, quanto rispetto alle competenze che hanno dovuto acquisire per arrivare a questi livelli.

Nella fase dell’integrazione sociale, l’ultima tra quelle previste dal percorso di TMA, abbiamo inserito una ulteriore diramazione per i ragazzi che non solo nuotano bene in gruppo, ma che desiderano anche affinare al tecnica natatoria! E quindi proponiamo loro di continuare a nuotare in una vera e propria squadra agonistica, facendo gare all’interno del circuito FISDIR (federazione italiana disabili intellettivi e relazionali).

Alcuni atleti gareggiano nel circuito master o propaganda insieme agli atleti normodotati!

Ad oggi le squadre agonistiche TMA sono presenti in ben quattro regioni: Puglia, Campania, Lazio, Toscana! E tutte queste afferiscono alla società ASD TMA GROUP ITALIA. L’anno scorso con la squadra ASD TMA GROUP ITALIA abbiamo organizzato i campionati italiani a Napoli, in collaborazione con la FISDIR.

Dott. Gianluca Caputo

Psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale

Sono il presidente della cooperativa sociale TMA GROUP, mi occupo di tutti i progetti di integrazione dei bambini con autismo (dall’aspetto agonistico ai campus estivi), sono uno degli ideatori del metodo insieme a Giovanni Ippolito e sono formatore e supervisore per gli operatori di TMA.

Dottor Ciocia, cosa significa fare il coordinatore per il metodo TMA?
Coordinare significa attivare percorsi condivisi con agli enti locali (ASL, servizi sociali dei comuni, ..) e piscine, cercare nuovi spazi e piscine che aprano le porte ai nostri bambini speciali, per assicurare che non vengano lesi i diritti dei bambini con autismo, anche considerando il fatto che la TMA si svolge in piscine pubbliche e non sempre troviamo la disponibilità all’accesso.

Sul sito è possibile trovare gli impianti dove viene proposta la TMA metodo Caputo Ippolito e speriamo che tante altre strutture si rendano ancora disponibili perché abbiamo tante richieste.

Io mi occupo di mantenere i rapporti con i gestori delle piscine, con gli assistenti sociali dei comuni, anche per mappare il territorio per capire quanti bimbi con disturbi dello spettro autistico sono presenti nelle diverse zone e quindi capire le esigenze del territorio.
Oltre a questo, mi occupo della parte di valutazione durante i primi incontri: parlare con le famiglie, capirne le aspettative, spiegare loro in cosa consiste la TMA metodo Caputo Ippolito, essere insomma il loro punto di riferimento.

Attualmente in Lombardia seguiamo circa 120 famiglie.

Inoltre il mio ruolo è anche di supporto emotivo e professionale all’operatore, perché il lavoro che viene svolto è molto impegnativo e vogliamo che sia sempre ben fatto. Oltre a ciò, il compito del coordinatore (e del supervisore) è quello di monitorare del suo operato, permettergli di superare eventuali difficoltà incontrate durante l’attività con il caso specifico. Il supervisore effettua una valutazione che serve a valutare gli obiettivi raggiunti per singola area funzionale e rideterminarne dei nuovi, in un continuo processo evolutivo.

Come è strutturato il percorso TMA per le singole famiglie?
Il percorso è strutturato sulla base delle esigenze dalla singola famiglia; durante il primo incontro tra me e la famiglia, vengono fornite tutte le informazioni sulla TMA metodo Caputo Ippolito e vengono definiti i primissimi obiettivi (riportati dal supervisore all’operatore che effettivamente lavorerà poi in acqua con il bambino o il ragazzo); in questo primo incontro, della durata di circa un’ora, si condividono soprattutto quelle che sono le aspettative della famiglia riguardo agli obiettivi realistici che il bambino potrà conseguire (considerando anche i limiti di questa terapia, in modo da eventualmente rimandare la famiglia al professionista più adeguato).

Insomma, si stipula un “patto” il più preciso possibile con la famiglia all’inizio della terapia in modo che tutti siano certi di quanto stabilito e nessuno resti “deluso”. Noi proponiamo una serie di obiettivi di difficoltà crescenti, a partire dalla base che è la relazione in rapporto uno a uno con l’operatore fino ad arrivare alle cose più complesse, evolute come ad esempio imparare a leggere le emozioni e a gestire le relazioni emotive in un gruppo di pari, allungare il tempo di attenzione sul compito. Il nostro obiettivo finale per questi bambini è arrivare all’integrazione sociale nel gruppo, proponendo ai bambini di lasciare la modalità individuale con l’operatore e proseguire l’attività in un piccolo gruppo. Anche se in questo caso il lavoro proposto assomiglia a quello svolto in una qualsiasi scuola nuoto, viene svolto comunque da operatori formati nella TMA metodo Caputo Ippolito perché questi bambini richiedono un’attenzione particolare.

Infine, per i bambini e i ragazzi che lo desiderano il percorso può continuare nella squadra agonistica.

Noi facciamo questa proposta alla famiglia e poi ovviamente la decisione di come e se proseguire è lasciata a loro, anche se tendenzialmente sono poche le famiglie che interrompono il percorso.

Cos’è e come funziona la supervisione?
La supervisione viene effettuata per accompagnare e guidare il lavoro dell’operatore, valutare le competenze del bambino per pianificare l’intervento più adatto a lui; l’operatore ha come riferimento il supervisore per qualsiasi problematica o esigenza riguardi l’aspetto metodologico o emotivo.

La supervisione viene effettuata con cadenze costanti, per supportare continuamente il lavoro dell’operatore e rideterminarne l’intervento. Può essere effettuata in loco, oppure attraverso l’uso di filmati che riprendono un intero incontro di TMA e successivamente vengono inviati ai supervisori per le osservazioni del caso.
Questa modalità viene utilizzata frequentemente, in modo da poter indirizzare correttamente e da subito l’intervento dell’operatore.
La supervisione è comunque continua, perché In qualsiasi momento l’operatore dovesse sentirsi in difficoltà o aver bisogno di una osservazione per superare determinate problematiche, deve potersi sempre confrontare con il proprio supervisore.

Emanuele Ciocia

Psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale

Sono laureato in psicologia e sono uno psicoterapeuta ad indirizzo sistemico-relazionale, anche se nel lavoro con la TMA metodo Caputo Ippolito uso anche l’indirizzo comportamentale.

Pensiamo che questa iniziativa possa aiutare a comprendere le difficoltà delle famiglie con bambini con disturbi dello spettro autistico. Per chi fosse interessato a partecipare, è possibile trovare tutte le informazioni di riferimento sul sito Terapia Multisistemica oppure al numero 320.765 7961 o ancora scrivendo una email.

Non lasciare solo un bambino con autismo vieni a nuotare insieme a noi” un piccolo gesto di grande solidarietà!

About The Author

Laura Vergani

Appassionata di acqua salata da sempre, accanita lettrice di libri rigorosamente cartacei, curiosa delle leggi che regolano i fenomeni naturali, sostenitrice delle evidenze scientifiche, spirito libero. E a tempo perso mogliedibierre.

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