Abbiamo parlato tante volte di quanto il nuoto ci metta a nudo di fronte alle nostre paure, costringendoci ad affrontare i più grandi limiti e a superarci, sul cronometro ma anche nei nostri profondi ostacoli caratteriali.

Meno spesso ci siamo soffermati a riflettere su quanto il nuoto sia in grado di metterci anche a nudo fisicamente, o meglio in costume.

Ma indossare un costume non ha per tutti lo stesso valore.

Molti di noi non si saranno mai soffermati a riflettere sull’argomento, ma per rendersi conto di quanto possa essere difficile indossare il proprio abbigliamento tecnico da nuoto basta fare una ricerca su Google.

In rete pullulano post di ragazze e ragazzi che condividono la paura di mostrare il proprio corpo a bordo vasca, magari di fronte agli sguardi dei propri compagni di squadra tanto che in inglese si è arrivati a parlare di “swimsuit anxiety”, ovvero ansia da costume da bagno.

Arrivando a situazioni più estreme c’è chi preferisce non avvicinarsi neppure a questo sport per evitare di provare un imbarazzo così grande.

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Eppure l’acqua ci rende tutti uguali: in assenza di gravità, immersi nella sicurezza del cloro che conosciamo così bene, ci rendiamo conto di essere tutti liberi di compiere con naturalezza i nostri gesti, di portare a termine i nostri allenamenti e, perché no, di gareggiare e vincere anche contro chi ritenevamo imbattibile proprio per la nostra “peggiore” forma fisica.

Ho sempre pensato che il bello dell’acqua fosse proprio questo: immersi in piscina o in mare siamo liberi di far emergere la nostra essenza, di fluttuare liberamente ed esprimere la propria personalità sportiva.

Non esiste più il corpo così come lo conosciamo fuori dall’acqua.

Le forme del proprio aspetto fisico si confondono con qualcosa di più grande aiutandoci a superare tutte le paure e dimenticandoci, almeno per la durata dell’allenamento, ciò che vediamo ogni mattina di fronte allo specchio.

(Foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4)