L’edizione degli Assoluti più bella degli ultimi anni, forse di sempre, si è conclusa.

Il merito della bellezza di questa settimana di nuoto è dovuto sicuramente ai protagonisti, ovvero i nuotatori in acqua a Riccione, stimolati a ricercare la massima prestazione dalla ormai celeberrima versione “Trials” che la rassegna 2017 ha assunto per volontà della Federazione e del D.T. Butini.

La ricerca della squadra per il Mondiale di Budapest, ma anche per le manifestazioni giovanili, è a buon punto?

È avvenuto quel tanto sperato ed evocato ricambio generazionale in vista del nuovo quadriennio olimpico? Stando ai pareri di chi la squadra la deve convocare, sì. Ma stando ai numeri?

Partiamo dal primo dato: le presenze.

Dell’ultimo triennio di Assoluti (Primaverili), il 2017 è l’anno con meno presenze gara (1338, nel 2015 furono ben 1495, 1356 l’anno scorso), mentre i numeri di iscritti (580) staffette (101) e società (145) restano in linea con quelli del 2016.

Ma per un computo totale che si è lievemente abbassato, la percezione della qualità è decisamente aumentata.

Lo possiamo vedere paragonando i vincitori dei titoli 2017 con quelli dell’ultimo quinquennio, ovvero dal post anno olimpico 2012.

Quasi la metà (44%) dei migliori tempi delle ultime 5 edizioni degli Assoluti è stata effettuata quest’anno, più precisamente 6 su 17 per le donne, 9 su 17 per gli uomini: l’effetto trials si è fatto sentire. Il 2015 è l’anno peggiore, con zero migliori prestazioni, mentre il 2016, anno olimpico, ne detiene il 32%.

Curioso notare come ci siano ben cinque atleti che hanno una striscia che parte almeno dal 2013, dei quali quattro maschi: Turrini (200 e 400 misti) ha condiviso solo l’oro dei 200 di quest’anno, mentre Pizzini (200 rana), Codia (50 farfalla) e Paltrinieri (1500) sono imbattuti.

Tra le femmine, invece, solo Ilaria Bianchi nei 100 farfalla resta imbattuta nell’ultimo quinquennio, complice anche l’assenza dalle finali di Federica Pellegrini nell’edizione 2015.

Da sottolineare anche come sia molto più positivo il 2017 postolimpico rispetto al precedente 2013: tra le donne solo Pellegrini (100-200 dorso) fece registrare tempi minori di quelli delle campionesse 2017, mentre tra gli uomini andarono più forte i velocisti dello stile (50 e 100), Rivolta nei 100 farfalla e Sabbioni nei 50 dorso.

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Ma allora quanti pass per Budapest sono stati staccati?

20 atleti qualificati, 13 per le gare individuali, 7 per le staffette.

12 pass individuali maschili (8 atleti), 7 pass individuali femminili (5 atlete).

Tutte e sei le staffette qualificate, solo alcuni buchi dei frazionisti da riempire al Settecolli.

Tutto qui? No, questi numeri li trovate ovunque; la nostra analisi va oltre.

Sulla bocca di tutti c’è la grande scossa che hanno dato i giovani a questo Assoluto: ce lo dicono i tantissimi qualificati per le manifestazioni giovanili, ma ce lo dice soprattutto l’età media degli atleti che hanno disputato le finali A.

Tra i maschi, la gara con l’età media dei finalisti più bassa sono stati i 200 farfalla (poco meno di 22 anni), che vedevano tra le otto corsie ben 5 atleti nati nel 1997. La gara, invece, che ha ospitato l’età media più alta in finale sono stati nettamente i 400 misti: quasi 26 anni, ben tre atleti nati negli anni ’80 ed il vincitore meno giovane, Federico Turrini.

Una curiosità: l’unica gara maschile con un millennial in finale A sono i 50 dorso, e si tratta di Thomas Ceccon (2001), autore anche del record italiano ragazzi con uno strepitoso 25.71.

Il vecchietto delle corsie è, neanche a dirlo, Filippo Magnini: quest’anno le primavere sono 35, ma la voglia di gareggiare resta quella dei giorni d’oro.

Tra le donne, notiamo subito come sia incredibile il divario delle età medie tra alcune gare: si passa dai 19 anni e mezzo di media nei 200 misti ai più di 25 anni nei 100 stile libero, mentre il grosso del gruppo si attesta tra i 21 ed i 23 anni.

Un’enorme differenza c’è all’interno del dorso: le finaliste dei 100 hanno più di 24 anni di media, quelle dei 200 19 anni e sei mesi (gara con l’età media minore). Nonostante questo, i  100 dorso hanno la vincitrice più giovane dell’intero parterre: Tania Quaglieri è anche l’unica millennial (2000) a portare a casa da Riccione un titolo assoluto.

La campionessa più datata resta Federica Pellegrini, che è anche l’unica ragazza nata negli anni ’80 a vincere un titolo: nei 100 e 200 stile le giovani devono ancora lasciare il passo alla Divina.

La graduatoria italiana all-time è stata scossa parecchio in quel di Riccione: in 11 occasioni ci sono stati miglioramenti da TOP 3: 6 maschili (4 record italiani) e 5 femminili (1 record italiano).

Ok Paltrinieri, ok Detti, ok la Pellegrini.

Ma quali sono state davvero le prestazioni migliori dei campionati?

Abbiamo provato a dirlo dando delle pagelle, un voto ad ogni Campione, basato sul paragone del tempo effettuato per vincere il titolo prima con il Record Italiano e poi con il Record del Mondo.

È Matteo Restivo la grande sorpresa nonché il migliore dei campioni maschi: il suo tempo paragonato al record italiano battuto vale il voto di 10.03, meglio anche di Martinenghi e Detti.

Il “peggiore” dei campioni è invece Bonacchi, che nei 50 dorso vale il voto di 9.72.

La situazione cambia nettamente se, invece, paragoniamo i tempi dei nostri campioni ai record del mondo: qui la parte del leone (o, meglio, del drago) la fa Greg Paltrinieri, che si spinge fino a 9.93 nei 1500, davanti al gemello Gabriele Detti, 9.85 nei 400 stile.

I peggiori sono i campione ex aequo dei 200 misti, Fossi-Turrini, che si fermano a 9.47.

Tra le donne, Arianna Castiglioni è l’unica a battere un record italiano e si aggiudica la graduatoria con il voto di 10.01.

Ultima della classe, Alice Mizzau: il suo 4.07.72 si deve scontrare con un record italiano che fu record del mondo e quindi si ferma a 9.65.

La storia cambia sensibilmente se passiamo a confrontarci con i record del mondo: l’unica che va sopra al 9.7 è Federica Pellegrini nei suoi 200 stile.

Bene anche Quadarella e Castiglioni che raggiungono il 9.60, mentre la peggiore è Silvia Di Pietro con 9.39 nei 50 farfalla.

Il metodo trials, del quale si è tanto parlato alla vigilia, ha prodotto un’edizione ricca di emozioni e di contenuti: le sensazioni, così come i numeri, ci dicono che la lunga strada intrapresa dal nuoto italiano sembra essere quella giusta.

(Foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4.it )