The Lion King ha messo la zampata anche su Budapest, ma non è ancora sazio!

Il Re Leone in questione è Adam Peaty e tutti lo aspettavamo al varco oggi pomeriggio alla Duna Aréna.

Day 2 dei Campionati Mondiali, e lo 007 britannico apre la vasca delle finali come meglio sa fare.

Esagerato nei primi 50, con un passaggio a 26″50 (tempo di un centesimo migliore di quanto gli servì a Kazan per vincere) chiede venia negli ultimi metri, vincendo in 57″47, secondo tempo all-time dietro solamente al suo WR di Rio. Gara per gli altri non ce n’è, solo la lotta al podio: Cordes e Prigoda occupano secondo e terzo posto nella finale mondiale più veloce di sempre in tessuto, con tutti e otto gli atleti sotto al muro del minuto. (era successo anche a Roma 2009).

Se al maschile Peaty si candida a essere l’uomo dei campionati, in campo femminile la lotta è ardua: ieri ha preso il primo punto Sarah Sjöström, che pur rimanendo senza medaglia ha scritto il nuovo limite mondiale dei 100 stile. Oggi ci riprova nei 100 farfalla e per poco non replica. 55″53, solo cinque centesimi dal suo WR con un “crollo” decisivo negli ultimi otto metri. Anche qui avversarie annichilite! McKeon e Worrell completano il podio senza mai dare la sensazione di infastidirla.

Prime tracce d’Italia in questo pomeriggio che sarà avaro di emozioni azzurre. Le semifinali dei 100 dorso regalano il dominio delle corsie centrali prima con l’accoppiata americana Murphy-Grevers solida sotto il muro del 53″, poi con il capolavoro di Xu Jiayu che fa la voce grossa passando in 25″01 e chiudendo in 52″44. Già in primavera aveva sfiorato il WR di Murphy, domani la resa dei conti con l’asiatico nettamente favorito.

Niente da fare per Matteo Milli, che annaspa in una batteria decisamente troppo competitiva. Arrivato all’ultimo respiro chiude dietro a tutti in 54″44 peggiorando il crono del mattino. Ora gambe in spalla per la mista!

Ancora Italia e nuovamente amaro in bocca. Arianna Castiglioni apre con la prima semifinale dei 100 rana, ma la corsia laterale non le porta fortuna come a Gabriele Detti. 1’07″19 non le basta per accedere alla finale, dove Yuliya Efimova mette tutti sul chi va là. La russa, con la solita gara in rimonta, sfiora il mondiale della Meilutytė, nuotando un clamoroso 1’04″36. Un centesimo la divide dal primato, ma domani dovrà lottare anche per l’oro, con Lilly King che ha ancora il dente avvelenato. La stessa lituana è lì che attende un passo falso, ma la lotta per l’oro sembra stringersi a queste due.

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Si arriva allo sprint purissimo, la gara di forza per eccellenza. Come già tante gare in questo mondiale, sfida incertissima con tre/quattro uomini in grado di salire sul gradino più alto del podio: Santos, Govorov, Dressel, Schooling, Proud, tutti da possibile oro nei 50 farfalla. La spunta il britannico, partito a razzo e davanti dal primo metro vincendo in 22″75 (6° tempo all-time). Primo alloro iridato per l’ex atleta di Jon Rudd che concretizza al meglio l’anno lontano da casa e la scelta del nuovo team di allenamento.

Altre semi e altre emozioni mondiali. Le regala soprattutto la canadese Kyle Masse, già in palla ai rispettivi Trials ma decisamente più convincente ora con il 58″18 con il quale spaventa il mondo. Il WR è a sei centesimi, quello in tessuto invece è già roba sua mentre la campionessa olimpica non c’è (e forse ha fatto bene) e l’unica che può contrastarla è Emily Seebohm, che entra in finale in 58″85.

C’erano due britannici, due russi, un americano e un cinese… ma anche un magiaro e un coreano! Non è una barzelletta ma la nazionalità degli otto finalisti dei 200 stile uomini. Per la finale iridata bisogna però nuotare sotto l’1’46” !!!

La batteria veloce è la prima, con Guy e Haas che fanno il vuoto portando dietro la stella di casa Dominik Kozma. Nella due c’è Sun Yang, che poltrisce per 100 metri (passando in 52″53) ma tornado a tutto gas. Non gli basta per il miglior tempo che è di Duncan Scott (1’45″16 e personale) e nemmeno per il secondo (Guy a 1’45″18, un uomo nuovo rispetto al 2016). Sun è terzo in 1’45″24 ma con potenti margini di miglioramento.

La ciliegina sulla torta la mette Katinka Hosszú. Commentare le gare dell’Iron Lady è facile: con la Duna Aréna tutta per lei, parte davanti e ci resta fino alla fine. Spinge fin dal delfino con passaggio sotto il mondiale lo accusa già un po’ nel dorso e a rana si difende dall’arrivo scatenato della Ohashi dalla corsia 8. Chiude in 2’07″00, terzo oro mondiale consecutivo nella distanza, con tanto di abbraccio al marito e giro d’onore con il cappellino dell’Iron Team!

La padrona di casa eguaglia Sjöström e Ledecky con un oro al collo. La lotta continua!

Domani mattina tutti collegati! Arrivano Federica Pellegrini e i bad boys Gabri e Greg! Ci sarà da divertirsi!