Cesare Butini è uomo di dialogo e toni morbidi, difficile rilevare impennate verbali da parte sua.

Nel salottino di Corsia4, senza l’assillo di tempi ristretti o polemiche da schivare, il CT dell’Italnuoto ha avuto modo di esplicitare appieno il suo pensiero, con qualche sferzata qua e là.

Questo articolo vuole essere un promo del podcast (che invito tutti ad ascoltare – CLICCA QUI).

È il mio riassunto (con qualche minimo commento tra le righe) di ciò che mi è parso rilevante.

nuotofan

Entrare con il coltello tra i denti in batteria (testuale).  La battaglia alle Olimpiadi, incomincia (e per molti dei nostri finisce…) in batteria. Da qui la necessità, evidenziata dal ct, di entrare in acqua con un piglio combattivo fin dalla batteria. Anche ai Campionati italiani, dove si può giocare al risparmio in batteria, bisognerebbe abituarsi a tirare fin dal mattino.

Bilancio positivo in termini di medaglie, non di finali.  Le tre medaglie nel nuoto (di cui una d’oro) costituiscono il miglior bilancio da Sydney 2000. Butini rivendica con orgoglio anche le 8 medaglie complessive arrivate dai 4 settori della FIN. Ammette che la prima, quella dei 400 stile di Detti, non era del tutto sperata, mentre lo era quella (mancata) di Federica nei 200 stile. Non altrettanto positivo il bilancio delle finali, con l’obiettivo espresso lo scorso anno di avere in finale tutte e 6 le staffette fallito nettamente, in due casi anche per sfortuna (Butini ricorda i 9 centesimi complessivi, 5 in una, 4 nell’altra che hanno impedito alla 4×100 sl e 4×200 sl maschili di entrare in finale). Resta il fatto che solo 2 staffette su 6 sono entrate in finale e che altri possibili accessi nelle gare individuali sono stati mancati.

Mal comune … mezzo gaudio (mia interpretazione delle sue parole).  Butini riconosce che alcune cose non sono andate bene, ma ricorda la difficoltà di gareggiare in un’Olimpiade e si “consola” un po’ ricordando i problemi avuti dall’Europa in generale (le superstar come Hosszú e Sjöström escluse, e direi la stessa GBR, non per nulla c’è stata la Brexit …) e della stessa Australia.

Atleti distratti o di serie B?  Il CT ritorna sulle sue parole che avevano suscitato varie reazioni nell’immediato postgara olimpico e le precisa. Certi atleti “non sono” di serie B, dice Butini, ma “si sentono” tali ad un’Olimpiade, cioè hanno una sorta di timore reverenziale in quel contesto.
Molti atleti italiani erano seguiti dai loro allenatori, ma alcuni si sono “distratti” nel bailamme olimpico. Non così i due mezzofondisti di Morini (che hanno salvato la baracca, diciamocelo …), persone determinate – le chiama il CT – che non hanno mai voluto rischiare di vanificare il lavoro di un’annata.

Fuso nel fuso.  Ricordando gli orari anomali di Rio, con lui e gli stessi accompagnatori che pranzavano alle 4 di pomeriggio e cenavano alle 2 di notte, la difficoltà di abituarsi e gareggiare comunque al meglio per gli atleti era evidente. Ma faceva parte del gioco (a cui tutti dovevano giocare).

Dopo che Totti ha sbagliato un rigore…  E le interviste postgara in cui si sentiva ripetere il concetto (un filo “urticante” per gli ascoltatori): “sono andato male ma sono felice lo stesso”?
Butini è comprensivo: “È come chiedere a Totti come si sente dopo aver sbagliato un rigore”. I ragazzi vanno compresi, quindi, anche se riconosce che, per chi è a casa, non è bello sentire ripetere “sono contento di esserci”.

Bisogna far crescere la consapevolezza, ci vuole un altro piglio, dice il CT (ndr: già sentito dopo Kazan2015…).

Comunque, rispetto a Londra 2012, in cui non si fece bene nemmeno ai microfoni (testuale), Butini sottolinea che più di qualche miglioramento c’è stato anche qui.

Adattare i criteri di selezione alla realtà del movimento.  Butini riafferma la sua convinzione: impossibile fare come in USA (peccato che nessuno in studio gli abbia ricordato che anche in Canada, ad esempio, si fanno i trials).
Si capisce che la parola trials affascina il nostro CT come il sedersi nello studio del dentista, perché, secondo lui, la mentalità italiana non è da dentro o fuori, ma piuttosto incline ai compromessi (e se uno manca il tempo limite di un centesimo? dice il ct). Insomma, su questo argomento il coltello non è sguainato, né tanto meno tra i denti, e il ct preferisce lo status quo…
Molte aperture in più sul discorso di limitare la densità di appuntamenti in una stagione (quella olimpica in particolare).

Discrezionalità sì o no?  Butini aveva perorato la possibilità di potere includere nella lista dei convocati atleti a discrezione del CT e qui spiega cosa intende. In accordo con il CONI, vorrebbe potere inserire atleti che si ritengono meritevoli, o in crescita, soprattutto per le staffette, come fatto quest’anno con Marco Orsi.
Però Butini ricorda anche che “l’investimento discrezionale” non sempre va a buon fine, perché il nuoto dipende dalla prestazione del momento (già…, e quindi? Non è meglio affidarsi a qualche criterio più oggettivo?).

Pochissimi hanno nuotato il loro season best all’Olimpiade, si fa rilevare a Butini. Gli vengono fatti  i nomi della Di Pietro, di Dotto (nei 50 sl solamente) e di D’Arrigo, a parte il sontuoso Detti ovviamente, e Butini ricorda anche la prestazione in staffetta della Pezzato (vero), ma – dice il CT – anche lo stesso Codia, arrivato in semifinale e che, in precedenza, aveva nuotato 51.4 in una sola occasione, è meritevole di elogio (Butini sulla difensiva qui, e non poteva essere altrimenti…).

Meglio l’Europeo dell’Olimpiade.  È il sunto del discorso del CT sul fatto che alcuni atleti ripongano più aspettative per l’Europeo, dove si giocano anche una medaglia, rispetto ad un’Olimpiade, dove il traguardo massimo è una finale. Da qui il rammarico per chi sarebbe potuto andare più avanti nel suo percorso olimpico, dopo un collegiale a Santos che il CT definisce perfetto e in cui gli atleti si sono comportati con professionalità. La FIN ha fatto il massimo per preparare l’Olimpiade, conclude Butini.

Cosa correggere, dunque, in primis?  Tutte le componenti sono importanti, per il nostro CT: dalla gestione dei carichi/scarichi alla situazione emotiva di ogni singolo atleta (con grande importanza annessa al ruolo dei vari psicologi dello sport e mental coach).

Che dolori le staffette medagliate ai Mondiali dello scorso anno…  Butini ammette la delusione per il comportamento della 4x100sl maschile, ma ancor più della 4x200sl femminile (e qui si lascia sfuggire una notazione critica per la Mizzau passata da Di Mito a Vergnoux e che quindi non ha trovato stabilità in stagione). Abbastanza demoralizzante l’ammissione del CT che, ancora oggi, non c’è risposta sui motivi di un tale regresso rispetto al 2015.

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Anno zero per alcune staffette.  Il nuovo quadriennio olimpico vedrà il tentativo di inserimento dei ragazzi del ’98 nella 4x100sl maschile, ma anche nella 4×200 stile accanto ai Detti e D’Arrigo. Si cercherà di creare un gruppo che esalti le caratteristiche individuali di ogni componente.

Appello alle società. Butini assicura che, se sarà ancora lui il CT, dal prossimo anno darà alle società un percorso ben definito di raduni e momenti comuni, in modo da avere a disposizione della federazione tutti gli atleti di interesse nazionale.

Martinenghi e Carini, rimpianti di alcuni.  Butini ricorda che Martinenghi il suo 60.3 nei 100 rana lo ha fatto all’Eurojunior dopo la scadenza dei tempi per l’Olimpiade. Carini il record italiano dei 200 delfino nello scenario “unico” del Foro Italico.
È evidente che questi atleti saranno componenti fondamentali della nazionale del prossimo quadriennio, soprattutto Martinenghi per avere ancora un ranista da 59” nella mista.

L’orgoglio del CT.  E arriva la domanda a piacere…; si ricorda a Butini che, dal suo avvento, l’Italia è salita sul podio in ogni competizione e il ct gonfia il petto parlando di quadriennio eccezionale, di grande crescita, con atleti che hanno acquistato consapevolezza (a parte quelli che si sentono ancora di serie B…).
Butini si conferma uomo del dialogo ringraziando tutti, a partire dalle società.

C’è però ancora tanto da fare.  E Butini cita in primo luogo la comunicazione tra colleghi, l’importanza di lavorare in staff, per ogni questione (tecnica, sanitaria).
Una buona rete di comunicazione interna è stata approntata, secondo il CT, ma serve più dedizione al lavoro per un miglior controllo della preparazione nelle varie fasi ed una più efficace opera di recruiting (reclutamento) che consenta ai giovani di crescere con la giusta tempistica.

Cosa è mancato rispetto a Sydney 2000, (età dell’oro sempre vagheggiata)?  Butini, allora semplice tecnico, ricorda il suo concetto di base: molti fattori concorrono ad una prestazione eccezionale come quella. Le stesse ragazze si galvanizzarono dall’interazione con il gruppo in cui spiccavano le individualità dei vari Rosolino, Fioravanti, Rummolo, Brembilla, Boggiatto etc.
Dall’individuo al gruppo, è un altro mantra butiniano.
E poi, certo, ci fu un programma spalmato in modo diverso, con gli Europei ad aprile e le Olimpiadi a settembre.

Quali i progetti lavorativi di Butini per il futuro?  (Immaginando qualche gesto scaramantico da parte del CT) Butini risponde che guarda già al Mondiale in vasca corta. Poi, certo, le elezioni della federazione nuoto che si terranno il 10/9 potrebbero determinare un riassetto sul piano politico/sportivo.
In ogni caso, il suo proposito è di ripartire coinvolgendo giovani e tecnici societari, per creare un Sistema Italia del nuoto sempre meno legato all’improvvisazione.

Appello finale ai “colleghi”.  Butini chiede critiche e suggerimenti fatti nelle sedi e nei modi opportuni.

Io, da semplice appassionato, penso sempre più che le critiche e i suggerimenti vadano fatti dovunque, saltando a piè pari quelli che, più che distruttivi (triste parlare di distruzione in questo periodo), siano palesemente incompetenti.

Ecco, competenza è una parola che personalmente suggerirei per il sistema Italia in costruzione.

NuotoFan