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L’affondo di DARKPOOL: la campagna d’Ungheria ovvero la pazienza è la virtù dei morti

L’affondo di DARKPOOL: la campagna d’Ungheria ovvero la pazienza è la virtù dei morti

FOR THOSE ABOUT TO ROCK:

Please DON’T stand on the chairs
and DON’T trash the building.

We want to play here again.
It’s up to you.

Have a great time

Tante e tante volte si è letto della battaglia di Waterloo. Fiumi di inchiostro, poesie e canzoni composte per raccontare dettagliatamente ogni più recondito aspetto della stessa. Gli Inglesi la vedono in un modo, i Francesi in un altro, leggermente differente.

La storia e la leggenda ci hanno consegnato un’immagine dell’esercito di Napoleone sconfitto e una del Duca di Wellington alla testa di un’armata vittoriosa. Napoleone portato via e imprigionato. Un giorno sono andato con un gruppo di giornalisti a visitarlo. Avevamo ottenuto il permesso di intervistare il famoso Generale francese. Anche se Napoleone Bonaparte era prigioniero, si comportava con dignità e guardò con occhi attenti il gruppo riunito davanti a lui. Furono poste delle domande e furono date delle risposte. Annotammo ogni singola parola. Sarebbe stato un bel resoconto. Avremmo raccontato ai nostri figli e ai nostri nipoti del momento in cui ci trovammo di fronte al grande Generale in quel giorno ormai distante.

Improvvisamente, dal fondo della stanza, una voce, in un certo modo più gentile delle altre, fu udita pronunciare qualcosa: “Mon Général – chiese – ci dica perché gli inglesi hanno vinto a Waterloo. Avevano un esercito superiore?” “No!” rispose Napoleone.

“Avevano delle armi migliori?” chiese allora un altro. “No!” fu di nuovo la risposta. Allora il giornalista di prima riprese la parola “Perché allora, signor Generale, gli inglesi hanno vinto?”

Gli occhi di Napoleone vagarono per la stanza. Il silenzio era così profondo da sembrare quasi surreale. Si sarebbe potuto udire cadere la proverbiale foglia. Poi, lentamente, rispose “Gli inglesi hanno combattuto cinque minuti più a lungo”.

Quando più tardi ho avuto modo di conoscere Georg Wilhelm Friedrich Hegel, filosofo idealista tedesco, eravamo nella prima metà dell’Ottocento. Lui, innamorato perso degli eroi, stava formulando la sua teoria della Storia.

Quella teoria che sosteneva che l’Assoluto potesse sfruttare degli uomini particolari – gli “eroi” o “veggenti” – per spingere avanti il corso della Storia stessa, far fare in un certo senso un balzo nel futuro alla società, donando a questi uomini particolari fortune e successi; ma che sempre l’Assoluto, una volta raggiunto il proprio scopo, abbandonasse gli eroi, lasciandoli al loro misero destino.

Tra i suoi esempi proprio Napo, non l’OrsoCapo, il quale rappresentava l’apice: per lui l’estrema capacità del Generale corso di guidare gli eventi, quasi fosse baciato da una fortuna che sembrava averlo reso imbattibile su qualsiasi terreno, era impareggiabile. Battaglie che, combattute dall’Egitto all’Italia, dalla Germania all’Oriente europeo, ne alimentarono per qualche tempo il mito ma che, alla fine, segnarono anche la sua disfatta.

WELCOME BACK MY FRIENDS TO THE SHOW THAT NEVER ENDS

Noi abbiamo invece assistito al Campionato della svolta, svolta che vorrei definire epica.

L’uscita da quella formula concessiva all’italiana e l’ingresso nell’era del merito e della responsabilità. Il valore espresso dagli atleti nel guadagnarsi il pass mondiale senza offerte speciali o paraculismi. L’autoritarismo responsabile del nostro Condottiero studierà nella sua scelta definitiva la strategia, la gestione delle truppe, i rinforzi indispensabili ma minimi e la retroguardia. Dove e come utilizzare l’artiglieria, piazzare i cecchini, organizzare cavalleria e fanti.

In ogni caso a Budapest vale per tutti il raggiungimento dell’obiettivo finale, ovvero la conferma del budget cronometrico o di ranking minimo previsto. Nel caso di mancato raggiungimento pare che, allo stato attuale del Regolamento, non siano previsti né esilio né fucilazione, ma solo l’obbligo di permanenza sul suolo natìo.

I reparti ufficiali dell’esercito imperiale del Grand Amm. 2° liv. cloro Imp. del Lazio Gen. di Tribuna Cesare Butini si sono quindi rivelati ma suscitano al contempo delle domande:

Perché Detti è il padre della fiction moderna?
Cosa ci svela Paltrinieri sull’identità dell’uomo?
Perché Pellegrini non finisce di incantarci?
Come Scozzoli ci aiuta a crescere e a capire il senso della vita?
Perché tutto è partito da Pesaro e Magnini è ancora tra noi?

“Non è importante il risultato. L’importante è vincere!” perché si può applicare solo alle Olimpiadi? Chiederò a Monty Python il senso di questa quarta vita.

Troppe domande e poco tempo a disposizione per spiegarlo. Più o meno come la storia dei cretini: troppi al mondo e con una vita soltanto a disposizione per mandarli tutti affanculo. Io finirò con la prossima.

Non starò a perdere tempo con i compiti a cui verranno assegnati, ma da consigliere oscuro che compiti dovranno fare per presentarsi in modo adeguato. E lo esprimerò con Savoir faire, perché oggi Sarcasmo, il mio correttore di bozze, è a riposo.

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Luca Dotto, sarà efficiente in acqua ma il suo inglese fa più acqua della piscina.

Anziché girare in Volvo, può ritagliarsi del tempo libero e lo mando a scuola. Il pass per Budapest non richiede l’esame in ugro-finnico, ma Trial pronunciato con enfasi “trial” e poi con la esse plurale neanche fosse lo spagnolo “de noantri” mi ha fatto sanguinare le orecchie.
La prof. che mi bacchettava sulle dita durante le lezioni di dizione, mi insegnava anche a leggere il vocabolario. One word a day.

Dr. Jeckyll voto 9 e Mr. Brown voto 4. Oh mother!

Oggi impariamo la parola che significa “prova”.

Solitamente usata al plurale /ˈtraɪəl/

Guardie speciali Alessandro Miressi, Ivano Vendrame, Filippo Magnini e Filippo Megli: congratulazioni vivissime.

Il rapporto padre-figlio potrebbe essere molto più positivo e produttivo di qualsiasi altro mix.

Voto 9. Vorrei vedere come si accorderanno sulla paghetta.

Manca l’Orso ma è ancora troppo Balosso.

6/8 mesi non bastano per tornare la macchina da guerra che serve. Può rischiare un 7Colli: un orso collerico in staffetta fa più della dinamite. Unico investimento pro-staffetta da fare con un duecentista fuori tempo.

 

Punterei sulla crescita, ovvero Proietti Colonna campionati da 8,5. Esami di maturità permettendo.

Tutti gli altri candidati Izzo, Zazzeri, Bori, Di Fabio all’Universiade da vincere.

In caso di mancato successo, 4 mesi di lavori forzati a raccogliere mele.

Corso obbligatorio di inglese anche per loro. Me li ricordo da junior…

Paltrinieri come Detti sono di un altro pianeta.

Da ragazzini molto simili, l’evoluzione li ha anche caratterialmente mutati. Entrambi sorridenti al limite dell’arroganza hanno mentalizzato ogni comportamento, ogni gesto, ogni situazione.

Superiori erano, superiori restano. Voto 10

Fabio Scozzoli lo vorrei come badante di Nicolò Martinenghi e non viceversa.

Non escludo che possano essere complementari come Starsky e Hutch o il diavolo con l’acquasanta.

Voto 9 per il conte della rana e voto 10 per jumping jack Nick.

Abbiamo un disertore: Toniato.

Piombato che più lento non si può. Le torture psichiche dei due citati purtroppo per lui funzionano.

Fucilate a sale nel sedere. Voto 3

Federica Pellegrini e Silvia Di Pietro.

Stimmate del comando, leggerezza e potenza. Maschio alfa di ogni coppia etero. Lo yin e lo yang della velocità. Gli opposti che si incontrano a metà strada nei 100. Ho la pelle d’oca solo a pensarle sotto le lenzuola.

Volete una coda? Sarò il vostro cavallo. Voto 9

Dopo aver speso parole e euro su Giorgia Biondani mi rimangio tutto.

La finale A dei 100 non era una cosa per lei. Se si è presentata in salute è un vero bluff. Non si vive di soli 50 e il podio è poca cosa. Promette ma non mantiene. Voto 5-

Erika “tristezza” Ferraioli è una finta lenta. Aglaia “invisibile” Pezzato la emula.

Le altre sono un pianto. Occasione perduta per formare il quartetto al primo tentativo. Delusione mondiale? Non credo: sono al momento insostituibili quasi garantite a vita.

Volete la coda? Ho un’ idea. Voto 5/6

Simona Quadarella nuova ninfa del mezzofondo.

Per riuscire a entrare nel cuore e suscitare l’interesse di tutti deve esprimere su piano cartesiano una curva degna di un Paltrinieri o di una Filippi.

Rischio amnesia dietro l’angolo, ma è un treno. Voto 9

Giacomo Carini è l’incursore.

Sta studiando ogni giorno nuove strategie per infilarsi tra i Sakai e Le Clos. Non deve guardare in basso, deve continuare a sperimentare.

È così che conquisteremo il mondo. Sopra solo il cielo! Voto 9

Il tenero Codia si conferma tanto risparmioso a parole quanto generoso a prestazioni.

“Sparala Piero, sparala ora e dopo un colpo sparala ancora” sappiamo finalmente per chi era. Non è un ragazzino ma atleta in piena maturità. DEVE fare il salto anche a livello internazionale.

Il potenziale c’è. Esplosivo Caparbio Costante. Voto 8.5.

Nella legge del contrappasso, Matteo Rivolta è l’imploso.

In vasca corta ci mette troppo a lanciarsi che arriva il muro. In lunga non ha capito cosa deve fare.

Un consiglio spassionato: cambia pusher. Confuso e infelice. Voto 4

Il conte Federico Turrini Della Mista è una garanzia.

E basta. Eleganza, ordine, rispetto e cultura della fatica sono tutte appartenenti al suo DNA. Mi basta questo per portarlo come mio portavoce al Consolato d’Ungheria.

Ultimo mondiale? Se va così, teniamolo anche sotto spirito. Voto 8.5

Che lo stipendio sia sempre una cosa interessante, ci sta. Ma quando è ora di smettere è ora di smettere. Nelle scuderie cercano stalloni.

Marin wanted per la nuova generazione di mististi progetto Olimpiade 2040. Voto n.c.

Dato per morto cento volte Luca Pizzini, è tornato.

Ambasciatore della rana lunga, diplomatico nelle pieghe del sistema quando non gira. Sa svoltare e raddrizzare le situazioni all’occorrenza. Non basta qualificarsi. Il meglio pare appena arrivato, anche se deve ringraziare il giovane.

Non basta partecipare: obiettivo finale. Voto 7

Una rana tira l’altra. Quando tirano centrano il record, quando si marcano sono inutili. Martina Carraro e Arianna Castiglioni premio multiplo alla capacità motoria. Voto 8.

Anziché gogna e pomodori sulla pubblica piazza per come riescono a ipnotizzarsi a vicenda, saranno obbligate ad ascoltare rigorosamente con le mani legate dietro “Generale” di De Gregori in loop per 2 ore per un’intera settimana.

Nella caccia al nobile predatore del dorso, punto di congiunzione tra la natura selvaggia e il sacro che è nell’uomo, simbolo della nostra civiltà sospesa tra tenebre e luce, quel che è eutanasia e luce, appare un lupo.

Non un predatore semplice: è la rivincita dell’underdog. La mutazione genetica tra il contatore di vasche e il genio della caccia di gruppo.

Matteo Restivo è il compendio della resilienza, che riunisce l’abilità organizzativa, il talento e la volontà di allenarsi quando gli altri vanno a dormire o a ballare. Universitario di successo ma anche e soprattutto lupo. Che vive con il branco, che lavora con il branco, che ringrazia il branco.

Che non ti prende alla gola ma ti riprenderà il cuore. Prima che sia troppo tardi. Voto 9+

Se la stele di Rosetta fu scoperta nel 1799 da Pierre-François Bouchard, capitano nella Campagna d’Egitto di Napoleone durante la missione in cui il Generale era stato inviato per ostacolare l’espansione inglese, cosa aspettarsi oggi?

Ampliare, scoprire, sperimentare, esplorare, contrastare sono tutti verbi attivi, regolari e minimi. Tutti nel vocabolario e nel codice genetico di un Generale.

Credevate mi fossi dimenticato di Ilaria Bianchi?

Shhh lei è la mia arma segreta. Ora è dormiente e sotto copertura. Si riattiverà solo esposta al caldo estivo alle mie parole: Budapestmondiale.

Un saluto dal mio frazionista preferito.

Gli ho pure eretto un monumento in giardino.

Si mon Général l’appel, il va.

About The Author

darkpool

La nuova firma di Corsia4 della stagione 2016-17 è DarkPool. DarkPool è un essere cosmico, irriverente, potente quanto un tribunale vivente. E’ l’autore critico, anzi sarà IL critico del day-after, l’appuntamento che affronta the dark side of the pool blaterando con humour e doppi sensi. Idealmente, come un noto mercenario, indossa un costume aderente e una maschera che copre completamente il volto. E’ tagliente quando serve, pungente quanto occorre, suo malgrado certamente irritante, ma anche insospettabilmente generoso. Un non-eroe che mette la sua pistola al servizio di Corsia4, che spara in testa agli obiettivi solo dopo averla riempita di scemenze

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