Stanchezza, avvenimenti, amici che se ne vanno. La quotidianità colpisce duro, avvolge, sommerge, ferisce i sentimenti.

“Saudade” è il sentimento. Etimologicamente latina, ma per derivazione e diffusione completamente portoghese.
Assolutamente diverso dal “blue” americano a cui viene avvicinata. È uno stato d’animo dolce, tiepido, affettuoso, ma triste.

Sentimenti che non sono nelle mie pieghe che vorrei uscissero dall’ascolto, più che nella lettura. Che richiami solo per un momento un ricordo, un flash back

… e non badate al brivido lungo la schiena.

È assolutamente normale, non un sintomo influenzale.

Come in una visita guidata, se vi siete presi una pausa e goduti l’ascolto ora, nel mood giusto, schiacciate quest’altro play e proseguite.

Altrimenti nel caso vogliate procedere… procedete. Ve la faccio breve.

Si concluderà sempre in modo indolore in 4 minuti.

Pi nasce nello zoo gestito dal padre. Il suo vero nome è Piscine Molitor Patel, dal nome di una piscina di Parigi.

Lo stesso protagonista decide di abbreviarlo in “Pi”, dato che riuscì ad imparare a memoria diverse cifre della costante matematica “Pi greco”. Inoltre Pi apprende la dottrina induista, musulmana e cristiana fino a seguire tutte e tre le fedi contemporaneamente, anche se il padre cerca di convincerlo a usare prima di tutto la ragione e che non può seguire tre religioni allo stesso tempo. Però Pi è convinto delle sue scelte e inizia a credere che anche negli animali ci sia un’anima. Il padre, per dimostrargli che si sbaglia, lo porta davanti alla gabbia di Richard Parker, la tigre dello zoo che diventerà sua compagna, e gli mostra il modo in cui divora una povera capra.

Il padre di Pi decide di vendere tutti gli animali dello zoo e di trasferirsi in Canada con la famiglia. Si imbarcano in una nave mercantile con tutti gli animali dello zoo. Ma durante una tempesta l’imbarcazione naufraga: gli unici sopravvissuti sono Pi, una zebra, un orango, una iena e la tigre Richard Parker. I cinque fortunati si ritrovano a bordo di una scialuppa.

Inizialmente Pi è al sicuro, dato che la zebra e l’orango sono innocui. In seguito però si accorge che a bordo c’è anche una iena, la quale uccide prima la zebra e poi l’orango. All’improvviso, sbuca da sotto la tenda della scialuppa anche Richard Parker, che uccide la iena e dopo aver finito tutte le carcasse punta a Pi.

Pi riesce a scampare dal pericolo trovando rifugio in una piccola zattera legata alla barca. Tuttavia, deve risalire continuamente sulla scialuppa per prendere le provviste, cosa molto pericolosa dato che Richard Parker è sempre in agguato.

In seguito ad una tempesta i due sventurati approdano in un’isola abitata solo da suricati e alberi di banano, che con le loro radici ricoprono tutto il suolo. Pi fa immediatamente scorta di radici per nutrirsi e di suricati per la tigre e riparte. Dopo giorni di navigazione giungono sulle rive del Messico. Dopo 277 giorni dal naufragio.

Pi viene soccorso e interrogato da due inviati giapponesi dell’assicurazione del cargo che vogliono sapere ciò che è successo in mare. Così, Pi racconta la storia della zebra, dell’orango, della iena, della tigre e dell’isola dei suricati. Ma gli inviati non credono alla storia raccontata e chiedono al giovane di dire qualcosa di più credibile. Deluso, Pi fornisce un’altra versione della sventura: la storia di un cuoco che usa il cadavere di un compagno cinese come esca per pesci, che uccide la madre di Pi e che viene ucciso da Pi stesso.

In realtà, Pi ha raccontato la stessa storia, ma al posto degli animali ha messo persone. I giapponesi accettano la seconda versione dei fatti come vera, ma non accettano il comportamento animalesco dei naufraghi e decidono di riportare la storia del giovane che viaggiò da solo con una tigre.

Non so se avete mai visto il film che vi ho ridotto qui sopra. Non stupitevi, ma non sono solo un tipo da sesso, sesso e in sottofondo rock’n’roll.

Magari vi ho asciugato un poco, ma a me è piaciuto molto. E ho altre cose per la testa.

Primo perché già il nome che gli hanno appioppato è straordinario, tanto quanto la struttura che riprende e che da non tanto è stata ristrutturata dopo che avevo fatto danni con degli amici writers.

Secondo è uno dei generi, il film intendo, che mi intrigano. Quelli che ogni volta che li guardi li puoi reinterpretare, dare un diverso significato, un diverso finale. Quei film in cui lo spoiler non esiste, perché chi te lo racconta, in ogni caso e immediatamente dopo, sei convinto non abbia capito una beata mazza.

Quando ancora si poteva, e non ero andato al cinema per limonare, io ero uno di quelli (e con me il mio socio Drax) che andava a vedere il film dalla proiezione delle 19 (o prima, dipende) per replicarla immediatamente in una doppia visione. Nella seconda vedi un sacco di cose che nella prima ti sei perso.

Avete presente Donnie Darko? Questo è un altro dei miei film preferiti .

Voi quante volte lo avete rivisto? Anche se diverso, è comunque simile come filosofia. È almeno quel che cerco io. E sia ben chiaro che non sono di certo un David Lynch che in piena ispirazione dirige Mulholland Drive o surreale come Wes Anderson.

Praticamente il mio interesse prevede che i punti di lettura possano cambiare, di volta in volta, in base ai punti di vista.

Ciascun lettore o pubblico che dir si voglia, decide di cosa parla “Vita di Pi”. Quella di Pi e Richard Parker è una storia che parla di una scelta esistenziale. Quella di Donnie non è una scelta esistenziale ma c’è una scelta di cambiamento.

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Ma la domanda è sempre quella: COME VIVI LA TUA VITA?

Sei pilotato da categorici editti del raziocinio o aperto a possibilità più prodigiose?

Che l’intera storia sia reale? Vita di Pi è tutto reale. Secondo dopo secondo, minuto dopo minuto; ciò che significa lo decide, anzi lo deve decidere, lo spettatore.

In Donnie Darko è tutto reale o almeno lo sembra. La cronologia è in diretta o almeno lo sembra. Lo deve decidere lo spettatore.

Quindi la domanda successiva è: la tua vita è reale, o tu la stai solo leggendo in questo modo?

Nel caso dovessimo noi riportare la storia agli assicuratori giapponesi e renderla meno fantasiosa e più reale, chi potrebbe essere chi?

L’orango è CAMERON McEVOY.

Agli assoluti australiani fa la voce grossa nei 50 e 100 stile, ma si squaglia malamente sui 200. Potenza e talento da vendere, ma lontano dalla sua giungla australiana finora non si è trovato a suo agio.

A Budapest dategli sabbia, sole e acqua salata, magari si ricorda di essere un canguro.

La zebra è KYLIE MASSE.

La giovane spaccalegna in quel 100 dorso che ai Trials Canadesi avvicina l’inavvicinabile WR gommato della Spofforth è (citando le parole di Drax) “elegante e sinuosa come il simbolo della Vecchia Signora“.

Se ne starà sulle sue anche in Ungheria? Scalcerà o si trasformerà addirittura in un predatore?

Solitamente i giorni di gloria di McEvoy e Masse durano (non si sa perché) sempre poco.

SARAH SJÖSTRÖM è invece una vera iena.

Quando la svedesona scende in acqua non ce n’è più per nessuno. Azzanna le poche rivali alla Stockholm Cup.

Sbrana letteralmente le migliori al mondo nei 50 e 100 stile danzando sulle carcasse di una Cate Campbell ancora in pieno shock post “suicidio” olimpico e sugli acciacchi dell’oro Oleksiak. Non è discutibile.

Chi altri può essere la tigre se non ADAM PEATY?

In coda a questi recenti Trials arriva lo 007 britannico Peaty a far man bassa di tutti quanti/e. Azzanna tutto: si sbrana la iena, prendendosi ancora più le luci dei riflettori di mezzo mondo. Ha imparato anche a partire. Chi lo ferma più?

Ha gli occhi della tigre, sul braccio un leone, nuota a rana, ma in acqua è uno squalo. Che strana specie animale sarà?

SUN YANG non è indiano, ma è Pi.

Il cinese è il sopravvissuto. Uscito vivo da ogni tipo di tempesta, mediatica o giudiziaria, non teme il confronto con la tigre. I due viaggiano nello stesso mondo ma su binari paralleli. Si rispettano ma non si temono, ma soprattutto, le loro strade non si incroceranno mai se non per un’urgenza in bagno.

Sono gli opposti che non si attraggono, ma in comune hanno talento e voglia di vincere. Sun Pi le prova tutte per vivere nel regime cinese, anche farsi dal 100 al 1500. Vincendo. Sempre.

L’unico punto d’incrocio??? Una 4×100 mista fra Gran Bretagna e Cina.

Finito film, finiti personaggi? NO. VLADIMIR MOROZOV è Donnie Darko.

A guardare le sue due ultime uscite internazionali viene da pensare che il motore del Boeing sia finito proprio sopra casa sua. Tra Kazan e Rio è stato nullo, assente. Schiacciato dai fantasmi di casa nel 2015 e da quelli del doping nel 2016, ha dovuto lottare con conigli immaginari o si è rivelato lui un coniglio quando contava???

In Russia e in World Cup va forte. È passato indenne tra gli scandali doping, ma ai mondiali che orecchie usciranno dalla cuffia?

Ringrazio Drax che come ai bei tempi ha collaborato.

Ed ora un brindisi… a Michele Scarponi.

Padre, uomo squadra, motivatore, intrattenitore, atleta, esempio.

In loving memory

Prosit!

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