Si è da poco conclusa l’edizione israeliana di questi EuroJunior. Una edizione che partiva, per noi italiani, con tanta ansia della vigilia, consapevoli di non avere, per una volta, lo squadrone dei fasti passati.

E invece zitti zitti, chiudiamo il medagliere al terzo posto, dietro Ungheria e Russia ma soprattutto, chiudiamo la classifica a punti secondi, dietro solo alla Russia. Sintomo questo che al di là delle medaglie, molte finali sono state disputate.

C’è da dire che il CT della giovane Italia lo predisse in tempi non sospetti: evidentemente conosce bene l’argomento e oggettivamente lasciamo Netanya con poche recriminazioni, tante certezze e la consapevolezza di un movimento solido.

Sarebbe scontato cedere i titoli di apertura a Martinenghi, vincitore a suon di record nei 100 e 50 rana e attore protagonista delle due staffette miste da medaglia d’oro – e da record del mondo Junior, la seconda. La continuità di risultati e la crescita costante espressa dall’allievo di Marco Pedoja a Brebbia è fenomenale e siamo davvero curiosi di vedere come si potrà destreggiare a livello assoluto tra qualche settimana a Budapest dove sarà davvero necessario esprimere il meglio in ogni turno per giocarsi fino in fondo le proprie chance.

Curioso sottolineare come le migliori prestazioni siano derivate dai “piccoli” della spedizione: il terribile duo CecconBurdisso, che già aveva infiammato i Criteria qualche mese fa, e dalle ragazzine del 2002. Non che non siano arrivate le prestazioni tra i grandi: il miglioramento medio c’è stato in diversi atleti in effetti e le medaglie e finali sono qui a testimoniarlo.

Per quanto non siamo mai stati appassionati dei risultati eclatanti dei categoria ragazzi, non possiamo che lustrarci gli occhi dinanzi a quanto fatto da Ceccon e Burdisso.

Il primo, senza medaglie individuali, dimostra tuttavia di trovarsi a suo agio in un contesto con un parterre di primissimo piano. Abbatte i 55” a dorso in staffetta mista e non è roba da poco. Per quanto riguarda l’allievo di Giovanni Paiano invece restano i 6 record italiani Ragazzi abbattuti durante la competizione, con il 200 delfino da medaglia d’argento come ciliegina sulla torta. Impossibile non segnalare anche il 52”6 lanciato a delfino.

Sono giovani e vanno fatti lasciati crescere. Ma se queste sono le premesse, ne vedremo delle bellissime. La staffetta mista dell’ultimo giorno è lo sguardo a quello che potrà essere il futuro, con un velocista di primissimo piano ancora da trovare, senza nulla togliere al bravissimo Nardini (48”90 lanciato, ma anche 49”77 in prima frazione… chapeau): il record mondiale juniores, per quel poco che possa valere, dà l’esatta tara di quel che possiamo valere in ambito internazionale.

Passando alle ragazze del 2002, l’apertura la merita una Giulia Salin capace di prendersi il bronzo nei 1500 con una grinta e una nuotata tutta ritmo e voglia di fare. Ottimo anche il suo 800, fermato al legno. Cocconcelli, Asprissi e Masciopinto chiudono questa quaterna: la prima non brillantissima nei misti ma superba nella velocità a dorso; la portacolori dell’Insubrika invece molto competitiva nella velocità, dalla rana al delfino. La stileliberista, autrice di una progressione assoluta nei 100 che le fa strizzare l’occhio alla staffetta veloce delle grandi. Così come per la Mascolo, che si ferma ai piedi del podio nei 200 ma intanto abbatte un muro che solo in Italia pare ancora invalicabile, ossia quello dei 2 minuti.

In questo momento di difficoltà per una staffetta che ci ha visti sul podio mondiale, ci verrebbe spontaneo perorare la sua causa in quel di Budapest.

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Pinzuti si prende due medaglie: argento e bronzo per lui, all’ombra di Martinenghi. Ingeneroso per lui, che stampando due prestazioni maiuscole da personal best diventa comunque l’atleta individuale più medagliato di questi campionati (sempre al netto del collega di Brebbia). Rimandiamo ad altre circostanze il trasporto del manichino, in cui comunque si destreggia bene.

Come non citare Deplano, che in ultima giornata trova un 22”47 che lo proietta al sesto posto tra gli sprinter italiani in stagione. Un bel percorso il suo, iniziato ai Criteria vinti in 22”46 (in corta): c’è fermento in italia nella vasca singola a stile e sono tanti i giovani che iniziano a sgomitare su buoni tempi per ripetere (e migliorare?) le gesta che hanno reso celebri i vari Orsi, Dotto e in tempi più remoti Vismara.

Capitolo rivedibili. Pirovano e Quaglieri. La prima apre con una bella medaglia nei 400 misti, con un crono leggermente superiore a quello dello scorso anno. Poi la finale nei 200 rana, il legno di pochissimi centesimi nei 200 misti. Vale di più l’atleta lombarda e sarà pronta a dimostrarlo ai mondiali di Indianapolis. Percorso inverso invece per la Quaglieri, che passa da 1’03” e tanta voglia di migliorarsi ad un eccellente 1’01”72, non male anche in chiave assoluta, così come il tempo poco superiore della Bianchi. Infine Razzetti: torna a casa senza medaglia individuale ed è un peccato, soprattutto nei misti.

In chiave stranieri invece sono tanti i nomi che abbiamo visto essere già pronti a livello assoluto e diversi di questi li rivedremo tra poche settimane a Budapest.

Sarà un caso, ma proprio la nazionale che ospiterà i prossimi mondiali ha mostrato una solidità e profondità impressionante. Partendo da quel delfinista – Kristof Milak – che va oltre il limite di Phelps: con 1’53”79 diventa il secondo uomo al mondo dell’anno, sfiora il primato continentale. E in tutto questo, guarderà la gara iridata dalla tribuna, dove per la sua nazione a duellare in acqua ci saranno Cseh e Kenderesi.

Curiosamente, sarà in acqua nella gara che ha perso, pur sempre con un eccellente 51”49 dietro al russo Kuimov, imprendibile in 51”35. Capitolo ungheresi: Kesely, dai 200 ai 1500, anche lei fuori categoria, anche lei a Budapest ad imparare delle compagne di nazionale. Staffetta 4×200 al maschile con Nemeth sugli scudi, dopo aver vinto i 100 ed essersi preso l’argento nei 200. Sarà un nome per il futuro?

A proposito dei 200 stile, segnaliamo l’oro del moldavo Sancov: fa il WJR che però non è né record dei campionati Juniores (lo detiene Agnel, stabilito quando ancora non esisteva la dicitura WJR) e né tantomeno record europeo juniores, attribuito a un target time che rimarrà tale per tanti anni ancora.

Senza nulla togliere ai tanti atleti danesi, olandesi, britannici e polacchi che si sono spartiti il resto del bottino, la chiusura va alla corazzata russa. Alcune stelle (del delfinista ne abbiamo già parlato) ma soprattutto una quantità, un ricambio e una qualità senza pari nel vecchio continente. Vincono medagliere e punteggio per distacco grazie a questa ulteriore nidiata d’oro. Con la speranza, per loro, che non si perdano per strada.

Ma è l’augurio che ci sentiamo di dare a tutti, vincitori e vinti. La carriera di un atleta si costruisce da giovani ma si valorizza da atleti maturi. Può capitare per diverse ragioni di essere una meteora, che trova le prestazioni in una estate di grazia. Può capitare, ma adesso spegniamo i riflettori e lasciamoli crescere.

Foto: Andrea Masini/Deepbluemedia (free from LEN)

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