Signori e signore, ecco i veri Trials!

America, terra di opportunità, regala a tutti i volenterosi che sognano la capitale magiara la speranza di un Mondiale post olimpico che spesso è stato sinonimo di sorprese e novità.

Vita dura però per gli aspiranti alla divisa a stelle e strisce, perché a Indianapolis i big non hanno mollato l’osso tanto facilmente, nonostante fossero Trials partiti con la pesante zavorra di non vedere al via né Phelps, né Lochte.

Ci vuole un re/regina che sostituisca i dimissionari bad boys americani e chi meglio di Katie Ledecky per prendere il loro posto? Già da Kazan 2015 la crazy girl statunitense prova la caccia ai record dello squalo di Baltimora, e la sua ascesa ha avuto il suo culmine a Rio.

KATIE LEDECKY

L’assalto parte dai 100 stile, gara sprint che fatica ad entrare nelle sue corde tanto da rimanere sesta a un secondo e mezzo dalla sorprendente numero uno, la classe 1997 Mallory Comerford prima in 52″81, nuovo record US e dei Campionati. La Manuel regina olimpica è comunque lì a 53″ e spiccioli.

Spulciando il Forum di Corsia4 (fonte incalcolabile di prezioso sapere natatorio) si legge che la Ledecky ha dichiarato di aver scaricato pochissimo. Ok, anche perché nella stessa giornata vince gli 800 stile peggiorando quanto fatto lo scorso anno con un 8’11″50 inavvicinabile per chiunque, nemmeno per la Smith seconda in 8’20”.

Anche i 200 finiscono in mano di Katie che timbra l’ennesimo sotto 1’55″’ e trova una parvenza di forma migliore nella seconda giornata. Le compagne di staffetta saranno probabilmente Smith (1’56″’88), MargalisComerford, entrambe sotto il muro dell’ 1’57” per la riconferma del titolo di Kazan 2015.

La ciliegina sulla torta la mette nei 400 stile nonostante una flessione nel finale causa un passaggio un po’azzardato (1’57″57) che le permette comunque di stabilire il terzo crono all-time della distanza di 3’58″44, record US e della manifestazione. A Budapest crolla il mondiale? Probabile.

È questa la sua ultima gara a Indianapolis perché per i 1500 sfrutta la regola tutta USA che il vincitore degli 800 può rinunciare alla distanza più lunga. Buon per lei che prende fiato e a Budapest sbaraglierà comunque il campo concorrenti. Con lei ci sarà Leah Smith in forma (prima a sorpresa anche nei 400 misti in 4’33″86) e appena sopra i 16 minuti.

LILLY KING

Altra campionessa olimpica in carica, la ranista spazia dal 50 al 200, e tiene botta alla Efimova. Apre i suoi Trials con la gara a lei meno congeniale, i 200 che però gestisce al meglio per essere una velocista e vince in 2’21″83.

Preludio a un 50 da paura, come puntualmente avviene il giorno dopo: 29″66, record US e americano gommato di Jessica Hardy che vanno nel dimenticatoio, primo crono all’anno e la Meili lasciata a quasi mezzo secondo.

Dai 100 ci aspettiamo il WR ma forse è presto: 1’04″95 senza grossi stimoli e il mondiale che resta a sei decimi.

Chiudo il discorso donne con il dorso di Kathleen Baker. Oro olimpico con la 4×100 mista a Rio, la ventenne vince 100 in 58″57 con nuovo US record (ciao ciao Missy Franklin) replicando anche nei 200 appena sopra il 2’06”. A Budapest teniamola d’occhio!

CAELEB DRESSEL

Vento di novità in campo maschile. Il batterista velocista non è proprio l’ultimo arrivato, ma finalmente si conferma deciso anche in vasca lunga, dopo aver dominato la vasca corta e domato le piscine universitarie. Nei 100 stile in apertura si arrende per un centesimo solo a Nathan Adrian in 47″97 (con Haas e la novità Apple sul 48″ basso) ma lo show lo regala a farfalla.

Prima vince i 50 in 23″05 poi alza il livello con il 50″87 nei 100 che gli vale il primo tempo mondiale annuale, mezzo secondo meglio di Le Clos e compagnia. Tempone che non si vedeva negli States da tempo, con Phelps per dirla tutta.

Infine si prende la rivincita su Adrian nei 50, vinti in 21″53, salendo sul carro degli sprinter che si giocheranno le medaglie mondiali.

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MATT GREVERS

Dal ritiro (solo annunciato) alla vittoria. Matt Grevers non è di primo pelo e ha già quattro ori mondiali e quattro ori olimpici sul groppone ma la voglia e la condizione sono quelle dei tempi migliori. Già alle prime tappe dell’Arena Pro Swim era parso in forma, e qui lo conferma con la qualifica iridata assai inaspettata.

Non nei 200 che sono roba per la coppia Murphy e Pebley, ma nella mezza distanza dove si toglie lo sfizio di mettersi alle spalle il primatista mondiale vincendo in 52″71. Murphy non è in gran forma ma si qualifica anche nei 50.

Sarà un piacere rivederlo a 32 anni giocarsi una finale e perché no una medaglia.

MICHAEL ANDREW

Fa finale in tutti i 50, ma alla fine è il grande deluso dei Trials. Il Mondiale lo vedrà da casa nonostante sia campione iridato dei 100 misti (ma si sa la vasca corta è un altro mondo). Entra anche nella finale dei 100 rana, ma con 1’01″19 negli USA arrivi ottavo!

Da segnalare infine Chase Kalisz, che nei 400 misti risponde al duo Verrasztó/Seto vincendo in 4’06″99 oltre a imporsi anche nei 200. Bene Kevin Cordes che fa doppietta nella rana: nei 100 cancella il primato americano di Miller nuotando in 58″74 (ma resta a un secondo dal migliore stagionale di Peaty) contro il 58″87 del bronzo olimpico. Nei 200 tocca in 2’07″41 davanti a Fink infilandosi nel gruppone della gara più incerta degli ultimi anni.

Capitolo D’Arrigo. Lo scopriamo bello veloce nella finale A dei 200 stile, ottavo in 1’47” alto dopo l’ 1’47″52 delle batterie. Abbiamo ritrovato un duecentista di livello? No perché l’italo-americano ha deciso di schierarsi con gli USA e quindi dalle Universiadi in poi potrà far parte della squadra americana (news su Swim Swam).

Da questi Trials concludiamo che: media età bassissima a 22,2 per gli uomini e 21, 5 per le donne (grazie Nuotofan) con i maschietti capitanati da Dressel che sarà il più impegnato a Budapest ma con poche certezze di oro, mentre quattro allori sono più che certi dalla Ledecky, con King e Baker sicure protagoniste. Non sarà dunque un mondiale sottogamba per gli States che non vogliono lasciare le briciole a nessuno e pregustano già un futuro di continui successi con la sua ondata di giovani già campioni.

PS: Adrian, Grevers (e anche Dwyer ma farà solo la staffetta) gli unici nati negli anni ‘80! QUI il roster USA completo.

(Foto copertina: Giorgio Scala | Deepbluemedia.eu)

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