Che estate è stata per lo sport italiano? Incredibile.

Non devo di certo ricordarvi il numero impressionante di imprese sportive dell’Italia e degli gli atleti italiani negli ultimi mesi, ce le avete bene impresse nella memoria.

È stata un’estate memorabile, una di quelle che ci ricorderemo per sempre. Siamo riusciti addirittura a far diventare un successo “sportivo” anche la vittoria dei Maneskin all’Eurovision Song Contest che, diciamocela tutta, in altre occasioni magari non avremmo valutato così.

Fa tutto parte di una grande festa italiana, una riscoperta di orgoglio e valori nazionali e del piacere di vincere, dopo un periodo molto complicato a tutti i livelli.

Ma il nuoto, in tutto questo, che posto ha avuto?

Le gare di nuoto in piscina dei Giochi Olimpici di Tokyo sono terminate nella mattinata italiana di domenica 1° agosto, quando il sole dalle nostre parti doveva ancora sorgere mentre in Giappone era quasi mezzogiorno.

Subito dopo pranzo, il nostro pranzo della domenica, Gianmarco Tamberi ha vinto l’oro nel salto in alto e, qualche minuto dopo, Marcell Jacobs ha conquistato l’incredibile vittoria dei 100 metri piani. Poi gli atleti italiani hanno continuato a vincere e stupire, in alcuni casi in modo anche inaspettato, e i risultati del nuoto sono giustamente passati in secondo piano.

A due mesi di distanza, e con così tanta acqua passata sotto i ponti, è giusto rivalutare la prestazione del nuoto in vasca confrontandola con quelle degli altri sport?

ESTATE 2021

Va detto che, nonostante alla spedizione azzurra sia mancato l’oro da copertina, abbiamo comunque assistito alla miglior performance generale di una Nazionale italiana ai Giochi di sempre. Il paragone va inevitabilmente fatto con l’edizione di Sydney 2000, quella del boom del nuoto, che rimane ancora per medagliere la più pregiata, ma gli aspetti in cui Tokyo 2020 è stata migliore sono molteplici.

In entrambi i casi l’Italia ha conquistato sei medaglie, due argenti e quattro bronzi a Tokyo, tre ori, un argento e due bronzi a Sydney, ma in Australia furono solo tre gli atleti a podio, Fioravanti,Rosolino e Rummolo. A Tokyo, invece, quattro atleti in gara singola e due staffette, per un totale di nove nuotatori, vanno a casa con la medaglia al collo.

È andata meglio anche nel numero di finali raggiunte, ben 19 contro le 14 di Sydney, e nella distribuzione tra maschi e femmine, 12-2 a Sydney, 12-6 (+1 mista) a Tokyo. In Giappone c’è stato un atleta italiano in finale in ogni stile, eccezion fatta per dorso e farfalla donne (dove comunque siamo andati in semifinale), e tutte le staffette iscritte hanno disputato almeno la finale tranne la 4×200 stile donne, squalificata per partenza anticipata.

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Ci sono state alcune controprestazioni, è mancato l’acuto da prima pagina, ma quella di Tokyo 2020 è stata comunque una Nazionale più larga, ben distribuita e in generale più forte rispetto a quella di ventun anni fa, naturale continuazione nei risultati del movimento che a Gwangju 2019 aveva disputato il miglior mondiale di sempre.

Mi rendo conto che questi numeri, paragonati ai 5 ori olimpici dell’atletica leggera, o ai Campionati Europei di volley e calcio e baseball, o al Campionato Mondiale di ciclismo cronometro, o alla finale individuale di Wimbledon, sembrano poca roba.

Ma il fatto che la miglior Olimpiade della storia del nuoto non venga quasi mai menzionata nelle celebrazioni dell’estate italiana mi fa pensare.

FUTURO

Da un lato mi dispiace, perché il movimento del nuoto ha dato importanti segnali di continuità come pochi altri in Italia, sostenendo lo sport nazionale in più di un’occasione. Ma se vogliamo guardare il bicchiere mezzo pieno, forse l’abitudine ai risultati positivi ed al successo è termometro di un gran lavoro, un’impostazione che ci fa guardare con positività al futuro.

Escludendo Federica Pellegrini, che ha annunciato il suo ritiro dalle competizioni, non c’è un singolo atleta tra i medagliati ed i finalisti della Nazionale che non può ripetersi – o migliorarsi – nel prossimo triennio olimpico.

I meno giovani, Paltrinieri e Detti, nel 2024 avranno 30 anni, un’età in cui un’ultima chance nelle distanze medio lunghe non è assolutamente da escludere. Burdisso e Ceccon (2001), Martinenghi (1999), Quadarella e Miressi (1998) saranno nel loro prime, Pilato (2004) avrà la prima vera chance olimpica e Panziera (1996) un’ultima occasione per rendere meno amaro il suo rapporto coi Giochi.

Dietro, c’è un movimento in continua evoluzione, con alcuni giovani talenti che già hanno fatto risultati positivi e che sono attesi ad un ulteriore miglioramento, anche in relazione alla voglia di emergere in una squadra così forte. In tutto il mondo, l’Italia è vista come la Nazione emergente con la squadra più sorprendentemente omogenea: considerando la costante presenza tra i migliori anche nelle gare di fondo, stiamo diventando una scuola.

Il nuoto non è in copertina in questa fantastica estate italiana, ma credo che ci ricorderemo a lungo le grandi imprese di Gregorio Paltrinieri, sul podio nonostante la mononucleosi, le incredibili medaglie delle staffette 4×100 stile e mista, i fantastici podi di Simona Quadarella, Federico Burdisso e Nicolò Martinenghi.

See you later!

 

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