La situazione “caos calendari” è figlia di almeno due fattori. La pandemia, che ha spostato le Olimpiadi al 2021 e i Mondiali al 2022, e la lotta tra FINA e ISL.

Preso atto che la stagione 2022 sarebbe stata totalmente inedita e quindi anche un po’ fantasiosa, le due realtà hanno iniziato a giocare una partita di scacchi della quale, probabilmente, non abbiamo ancora visto la fine.

FINA vs ISL: le Mosse

Prima la FINA ha dovuto rinviare nuovamente i Mondiali di Fukuoka e la ISL, di tutta risposta, ha deciso di annunciare un calendario molto più esteso di quanto preventivato, andando di fatto a coprire un buco non indifferente e proponendosi come valida alternativa sia per gli appassionati che per gli atleti.

La FINA non è rimasta a guardare e ha sparigliato le carte annunciando il Mondiale inatteso, a Budapest, nell’estate del 2022. In questo modo, in una sola mossa ha coperto il buco dell’anno in corso e si è posizionata anche nei prossimi tre anni, con un Mondiale a stagione fino al 2025.

La ISL, probabilmente spiazzata dalla scelta (un po’ come tutti noi), ha deciso di comunicare i primi cambiamenti regolamentari, che riguardano fondamentalmente l’appetibilità della lega dal punto di vista degli atleti. Nella season 4 ci sarà un ulteriore aumento del montepremi totale, che passa da 9.8 a 13 milioni di dollari, unito alla possibilità per i nuotatori di scegliere tra lo status di Pro e quello di semi-Pro. Nel primo caso, ad ogni atleta sarà garantita una cifra di 10 mila dollari, da sommarsi poi ai premi sui risultati, ma sarà chiesta una sorta di fedeltà alla ISL, che consiste nella possibilità di saltare solo una tappa della regular season. Tale scelta, ovviamente, non escluderebbe per l’atleta la possibilità di rispondere alle convocazioni nazionali.

Non ci sono conferme che le mosse di uno siano reazioni a quelle dell’altro, ma le tempistiche lo lasciano quantomeno immaginare.

Politica del Nuoto

La sensazione è che dietro a questi movimenti ci sia qualcosa di più che la semplice volontà di fare la cosa giusta per il nuoto. Ci sono sicuramente dei discorsi economici – nel rinunciare, la città ospitante una rassegna mondiale perderebbe troppo rispetto a quanto già investito per organizzare l’evento – ma anche delle questioni politiche, con le varie forze in gioco che cercano di esercitare sempre più influenza nel settore.

Politica del nuoto, quindi, come quella che sabato scorso ha portato allelezione del nuovo presidente della LEN dopo le dimissioni date da Paolo Barelli, Presidente uscente, che ha fortemente criticato il nuovo bureau della FINA, accusandolo di aver orchestrato un piano per far fuori la sua figura e mettere così le mani (attraverso i nuovi dirigenti eletti dal consiglio straordinario) sulla federazione continentale da lui guidata nell’ultimo decennio.

Dietro a queste manovre, accusa Barelli, ci sarebbero inchieste create ad hoc sulla sua gestione e addirittura minacce di morte verso la sua persona. Una situazione davvero preoccupante.

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Ma i Nuotatori?

In tutto ciò, la parte lesa resta quella degli atleti, che in realtà sono il vero fulcro di tutto questo discorso. Se è vero che contro la pandemia poco si può fare se non adattarsi alle situazioni che man mano si presentano, è altrettanto vero che un minimo di chiarezza ed organizzazione in più poteva anche esserci. Le perplessità dei nuotatori sono evidenti e molti di loro le hanno manifestate anche via social, non nascondendo un certo disappunto per i continui cambi di direzione. Che nel loro caso, ricordiamolo, significano anche cambio di programmi e di preparazione.

Come ci ha detto ieri Fabio Scozzoli, l’opinione degli atleti sembra essere la meno importante, sicuramente la meno ascoltata in fase decisionale. Iniziative come quella della International Swimmers Alliance sono appena agli albori ed avrebbero bisogno, per poter avere un peso nelle stanze dei bottoni, di tempo e di azioni decise, come ad esempio un boicottaggio di massa di una grande manifestazione (Mondiale?). Cosa però che sembra tutt’altro che fattibile: al momento, è difficile credere che un qualsiasi atleta che si qualifichi per i Mondiali decida di non farli per partecipare alla ISL o semplicemente per dare un segnale alla FINA.

Gli atleti si trovano quindi nella condizione di subire un calendario ed adattarvisi, prendendo ciò che di buono riescono da questa situazione. Non ho numeri alla mano né tantomeno la sfera di cristallo, ma la sensazione è che ci sia una buona fetta di nuotatori che preferirebbe un calendario integrato tra le due realtà, nel quale poter sia partecipare ai Mondiali – e agli Europei e ai Giochi del Commonwealth ecc – ma anche sperimentare un campionato come la ISL, che spalmi l’impegno su più mesi dell’anno e dia loro la possibilità di diventare professionisti.

Non so il professionismo vero nel nuoto sarà mai possibile, ma in questo modo non ci si sta neanche provando.

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