Per molti anni nella mia vita c’è stato un rito che si ripeteva puntualmente ogni il primo gennaio, scandendo la giornata di festa al pari del panettone e delle lenticchie in tavola: la visione in televisione del Concerto di Capodanno di Vienna.

Non posso dire di averlo mai guardato veramente, osservato con occhi ed orecchie attente a cosa succedesse, né tantomeno posso affermare di essere un appassionato di balletto o musica classica. Si trattava perlopiù di una visione di sottofondo, la tv accesa come il caminetto con la legna che brucia, mentre intorno si parla, si mangia, si gioca a tombola.

Non sono quindi un grande esperto, anzi non lo sono per nulla, ma quando ho guardato i 100 stile che David Popovici ha nuotato agli Europei Junior di Roma, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata il Concerto di Capodanno.

A così pochi (9!) giorni dalla partenza delle Olimpiadi di Tokyo i giochi sono ormai fatti. Solitamente, i ranking che si analizzano sono quelli che si fermano a circa un mese dall’inizio delle gare, dopo che si sono conclusi tutti i trials e le squadre sono ormai definite.

Anche quest’anno sembrava andare così, ma Popovici ha messo in difficoltà tutti, presentandosi allo Stadio del Nuoto in una forma (forse troppo) smagliante, deciso a nuotare al massimo delle sue possibilità anche in una competizione, per lui, non così fondamentale.

Quel massimo è stato 47.30 nei 100 stile, un tempo francamente impressionante. Popovici è attualmente, a 17 anni da compiere il 15 settembre, il decimo performer all-time, il primo di questo 2021. Agli Europei di Budapest, nemmeno due mesi fa, arrivava quinto in 48.08 e già parlavamo di un fenomeno dal futuro brillante.

Quel futuro sembra essere già qui perché, tempi alla mano, Popovici non è più un prospetto ma un serio candidato alla vittoria delle Olimpiadi.

INCALZARE

Nel Concerto di Capodanno, l’orchestra Filarmonica di Vienna esegue per più di due ore le musiche dei compositori della famiglia Strauss, nel bellissimo contesto della sala dorata del Musikverein davanti ad un pubblico selezionato e competente, o almeno così mi immagino che sia. Di queste due ore d’arte, intervallate da immagini di Vienna, fiori di Sanremo e coreografie dei ballerini dell’Opera di Stato, la parte che ho più in mente è indubbiamente quella finale.

Potrebbe essere solo un mio punto di vista, ma dopo una lunga fase armoniosa ed a tratti anche lenta, le musiche si fanno sempre più incalzanti, pompanti, e si chiudono con un brano – la Marcia di Radetzky – che accende l’atmosfera e coinvolge anche la platea. È il finale del Concerto, con il pubblico impegnato ad accompagnare i musicisti con un ritmato ed appassionato battito di mani, che sfocia poi in un lungo e fragoroso applauso conclusivo.

L’apoteosi musicale, l’inchino del Direttore e la chiusura del collegamento televisivo, sono nella mia mente di bambino una sorta di liberazione, accompagnata anche da qualche esclamazione infantile e poco elegante; solo in età adulta ho capito che si tratta, nelle intenzioni di chi l’ha studiato, del perfetto augurio di buon anno.

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È proprio questa la sensazione che ho provato nel guardare Popovici migliorarsi in ogni turno tra le corsie dello Stadio del Nuoto di Roma. Ha nuotato i 100 stile libero agli EuroJunior in un modo che assomiglia molto al Concerto di Capodanno, elegante e leggiadro ma anche potente e ritmato, con un finale esplosivo nel quale tutti si alzano in piedi ed applaudono, probabilmente anche i rivali, finalmente liberati dall’agonia della sconfitta.

Nella finale, Popovici è passato relativamente lento, 22.97, nettamente il meno veloce dei top10 alltime, ma è tornato più forte di quasi tutti, con un 24.33 che è al livello del migliore Kyle Chalmers (24.29). Si tratta di un modo di interpretare i 100 stile che va in controtendenza rispetto ai velocisti puri come Cielo o Dressel, molto spostati sulla prima vasca e su un passaggio in 22 basso, e che fa pensare più ad un nuotatore capace di esprimersi bene anche nei 200, quale appunto è Popovici.

NEW ERA?

Come fatto giustamente notare da George Bovell, il romeno sembra essere parte di una categoria ormai in disuso, quella nella quale rientravano sicuramente van den Hoogenband e Popov, ma anche Anthony Ervin, stileliberisti tecnici ed eleganti ma meno esplosivi e potenti, meno muscolari di quelli che siamo abituati a vedere, con qualche sporadica eccezione, dal 2008 ai giorni nostri.

Non credo che si tratti di un cambiamento di tendenza, in uno sport che va sempre più verso la specializzazione e nel quale la preparazione atletica è diventata centrale nei programmi di allenamento, e non è nemmeno detto che lo stesso Popovici resti il nuotatore che abbiamo visto a Roma, data la giovane età e la quantità di tempo che ha davanti per indirizzare la sua carriera.

Certamente la base sulla quale lavorare è diversa da quella di, per esempio, Caeleb Dressel. Popovici ha un fisico asciutto e longilineo, levigato come le linee di uno Stradivari, ha mani grandi e potenti, che battono e danno il ritmo toccando appena l’acqua, come bacchette su timpani e tamburi. Ogni suo appoggio sull’acqua sembra accompagnato dal suono lieve di un flauto, seguito dal greve fiato di un oboe nella spinta subacquea. Nel finale, le sue gambe si inseriscono potenti ma soavi, come le trombe e i violoncelli nella marcia di Radetzky, ed il suo corpo si schianta sul muretto provocando lo scroscio degli applausi di apprezzamento. Proprio come nel Concerto.

Vederlo nuotare al Foro Italico è stato un incanto, accentuato dal fatto di nuotare in una categoria giovanile che gli appartiene solo anagraficamente. Fuori dall’acqua, nelle interviste e negli atteggiamenti, sembra un atleta già maturo, con testa e motivazioni giuste per fare il grande salto di qualità. Il suo fisico, sicuramente allenato e istruito già ad alti livelli, è ancora da definire e migliorare, così come la sua nuotata, che istintivamente è già bellissima ma che non è esente da piccoli difetti che ne lasciano intravedere il potenziale sconfinato.

Popovici è pronto per nuotare tra i grandi stileliberisti mondiali e, tempi alla mano, sembra anche pronto per vincere.

A Tokyo vedremo se reggerà l’urto della finale olimpica: potrebbe uscirne un capolavoro degno del Concerto di Capodanno.

 

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