2 ori, 1 argento, 2 bronzi: il 21 settembre del 2000, l’Italia si affaccia al terzultimo giorno di finali dell’Olimpiade di Sydney con il medagliere più prestigioso della sua storia.

Ogni paragone con quanto successo in passato è ormai ridicolo, perché il boom di prestazioni dei nostri nelle corsie australiane è assolutamente senza precedenti. Il volto di Domenico Fioravanti, doppio oro nei 100 e 200 rana, è la copertina ideale di una spedizione che è già andata oltre alle aspettative della vigilia.

Mentre in Italia incalza lo sciopero nazionale dei giornalisti – durerà 48 ore ed i giornali usciranno nelle edicole solo il 24 settembre – un altro atleta da prima pagina contribuisce ad alimentare il sogno del nuoto italiano.

Si tratta di Massimiliano Rosolino.

L’Olimpiade del napoletano è già più che soddisfacente: un argento nella giornata inaugurale, nei 400 stile, ed un bronzo nei 200 dietro a Thorpe e van den Hoogenband, sono un bottino di tutto rispetto. Ma Massi sa da tempo che la più grande chance della sua Olimpiade non è nello stile libero, dove suo malgrado si trova chiuso da dei mostri sacri, ma in una gara che negli ultimi anni sta preparando sempre con più scrupolo: i 200 misti.

Fino al 1996, la carriera di Rosolino si era concentrata esclusivamente sullo stile libero. Già a livello giovanile, la sua propensione per 200 e 400 era chiara, e gli ori vinti nel 1995 agli EuroJunior ne sono testimonianza. Anche ad Atlanta 1996, Rosolino aveva esordito a livello Olimpico con tre sesti posti, 200, 400 e 4×200 stile, facendo intravedere un futuro roseo in queste specialità, che poi si è puntualmente avverato.

Ma nel 1997, Rosolino nuota i 200 misti a Giochi del Mediterraneo, portando a casa un argento in 2’04”94. Un risultato che, nel bottino totale di sette medaglie (quattro ori, tre argenti) era passato inosservato, ma forse non a lui, che lo stesso anno porta la gara agli Europei di Siviglia, dove giunge sesto.

L’anno dopo, sempre agli Europei, Rosolino ottiene la sua prima medaglia pesante nei 200 misti, un argento (2’01”46), di soli tre centesimi dietro allo specialista olandese Marcel Wouda.

È la gara che rivela a tutti il potenziale del “cagnaccio”: la sua propensione per le distanze medio lunghe, sommata ad una seconda parte (rana e stile) esplosiva, fanno di lui una scheggia impazzita nel panorama dei misti internazionali.

L’anno successivo, agli Europei preolimpici, Rosolino vince l’oro, ma soprattutto scende a 2’00”62, spaventando il mondo. Alla vigilia di Sydney, la sua medaglia nei 200 misti è data tra le più probabili.

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In Australia, Rosolino ha però diversi avversari da tener d’occhio.

L’americano Tom Dolan, già bi campione olimpico dei 400 misti, che cerca la doppietta a Sydney, Marcel Wouda, che continua ad essere uno specialista temibile, ma anche il campione in carica Attila Czene ed il recordman del mondo Jani Sievinen, nuotatori esperti ed abituati ai palcoscenici importanti.

Le batterie del 20 settembre, però, servono a mettere in chiaro le gerarchie, e Rosolino le usa per far sapere a tutti che fa maledettamente sul serio: Il suo 2’00”92 è primo tempo del seeding. In semifinale, Rosolino può gestire la vittoria della seconda serie con estrema tranquillità, guadagnandosi la corsia 5 per la finalissima.

La finale è almeno tre gare in una. La prima dura una vasca, quella del delfino, nella quale Wouda tenta un mini strappo ma Rosolino e gli altri non lo fanno scappare. La seconda è il tentativo di fuga a sorpresa, dalla corsia 1, di Attila Czene, che spara tutte le sue cartucce nel dorso per prendere più vantaggio possibile sugli avversari. Nonostante l’ampio margine guadagnato con un dorso strappato e ad alta frequenza, l’ungherese non riesce nell’intento di ammazzare la gara. Passiamo così alla terza parte, quella di Massimiliano Rosolino.

Ai 100, Massi è terzo dietro a Czene e Dolan, e la posizione sembra subito ottimale per sferrare l’attacco decisivo. La rana di Rosolino è la più bella della finale, cedono prima Czene – troppo aggressivo nel dorso e alla fine spompo – e poi anche Dolan.

Già ai 150, Massi vira per primo e nello stile libero non c’è storia: 1’58”98, Record Olimpico e medaglia d’oro, la terza per l’Italia.

Rosolino sguscia fuori dalla vasca e salta sul blocchetto, fa esplodere tutta la sua gioia, incontenibile e spontanea, contagiosa. L’anno successivo vincerà anche i Mondiali a Fukuoka, completando il Grande Slam – oro europeo, mondiale e olimpico – in una gara, i 200 misti, che in molti pensavano non fosse nemmeno sua.