Il Ministero della Salute entra in gioco di fianco al CONI

Grazie al centro regionale dell’Emilia-Romagna, al Servizio di Medicina dello Sport di Modena, all’Università del Foro Italico (Roma) e all’Università di Parma

Vogliamo cominciare il nostro viaggio nel mondo dell’antidoping (e di conseguenza in quello del doping) con una vittoria. A dimostrazione che, quando c’è la volontà, la lotta al doping è possibile.

È di un paio di giorni fa la fantastica notizia che ci giunge dal Centro Regionale Antidoping dell’Emilia Romagna, grazie ad un paio di post di Ferdinando Tripi, Dipartimento Sanità Pubblica, UOC Medicina dello Sport – AUSL Modena.

25 ottobre alle ore 15:14 · Modena, Emilia Romagna

Nuovo treno verso Roma. Domani importante riunione della Commissione di Vigilanza Antidoping: si decidono i vincitori tra i progetti antidoping presentati. Tra questi, due coinvolgono il Servizio di Medicina dello Sport dell’Ausl di Modena. Ovviamente sono progetti su cui non voto e alla cui discussione non partecipo nemmeno ma resta una grande soddisfazione per averli co-concepiti con Giuliano Carozzi del Servizio di Epidemiologia DSP e Gustavo Savino della MedSport.

Grazie!

Ferdinando Tripi

26 ottobre alle ore 16:21 · Modena, Emilia Romagna

Abbiamo vinto!! Abbiamo vinto il finanziamento del Ministero della Salute per il progetto nostro, del Centro Regionale Antidoping insieme all’Università del Foro Italico e all’Università di Parma: Il progetto “Prevenzione del doping: elaborazione di uno strumento permanente di educazione coordinato dai Dipartimenti di Prevenzione del Sistema Sanitario Nazionale” ha vinto il finanziamento classificandosi al 2° posto! Grande soddisfazione per il lavoro svolto in questi 16 anni sul doping principalmente dal Dott. Gustavo Savino e, in questi ultimi anni, dalla Dietista Dott.ssa Ylenja Persi e dalla Psicologa Dott.ssa Monia Pinelli.

Avremo la responsabilità della formazione dei formatori!!

La Medicina dello Sport dell’Ausl di Modena c’è!!!!

Ferdinando Tripi

Oggi abbiamo chiamato il dottor Ferdinando Tripi per capire con lui dove nasce e come si sviluppa questo progetto e cosa significhi per la lotta al doping.

Partiamo dal post che hai pubblicato. Il Centro Regionale Antidoping dell’Emilia Romagna, con sede a Modena c’è. E c’è con un progetto chiamato “Prevenzione del doping: elaborazione di uno strumento permanente di educazione coordinato dai Dipartimenti di Prevenzione del Sistema Sanitario Nazionale“.
Vuoi raccontarci di cosa si tratta? Come è nato questo progetto? Di cosa si occupa? A chi si rivolge?

Desidero fare una breve premessa. Come Centro Regionale Antidoping lavoriamo sul doping da circa 15-16 anni, occupandoci soprattutto della prevenzione attraverso la formazione, l’informazione nelle scuole (con gli studenti e gli insegnanti) e nella società sportive, siamo quindi abituati a un approccio di tipo educativo. La nostra particolare sensibilità su questi argomenti è nata dalla constatazione che ci sia poca preparazione e poca informazione rispetto a questi temi, anche a causa del fatto che il tema DOPING sia stato delegato al CONI, soprattutto per quanto riguarda i controlli con il risultato di non fare più veramente parte dei dipartimenti di Sanità Pubblica, che invece sono (o sarebbero) quelli deputati ad occuparsi della prevenzione della malattia e dei comportamenti di abuso, come già fanno per le tossicodipendenze tramite i SERT.

Siamo partiti, come dicevo, da questa constatazione e ci siamo chiesti come riportare il doping nell’ambito della sanità pubblica, sensibilizzando il mondo sanitario al tema dell’abuso dei farmaci e dell’uso degli integratori, basandoci su studi dai quali emerge che il 76% degli sportivi sottoposti a controlli antidoping dichiara di aver fatto uso di farmaci o di integratori nella settimana precedente il controllo: se ci pensiamo, è una cifra impressionante, soprattutto se si pensa come la persona sportiva dovrebbe essere anche tra le più sane!

Abbiamo quindi lavorato per fare in modo che all’interno della sanità pubblica si sviluppasse una sensibilità rispetto a questi temi, offrendoci insieme alle due facoltà di Medicina dello Sport dell’Università del Foro Italico (Roma) e dell’Università di Parma come formatori dei formatori dei Dipartimenti di Sanità Pubblica!

L’aggettivo “permanente” nel titolo del progetto è perché la vostra idea è di creare uno strumento a tempo indeterminato?

Esattamente! L’idea è proprio quella di pensare al doping SEMPRE, non solo quando si verificano casi clamorosi. Perché il doping è una realtà che riguarda 500-600.000 persone solo in Italia, le quali fanno uso di sostanze proibite; a queste possiamo aggiungere un grande numero di persone/atleti le quali abusano di farmaci (ad esempio assumendo anti-infiammatori a scopo preventivo, pensando al dolore che forse proveranno durante la partita). Ecco, noi desideriamo lavorare su questi aspetti e riteniamo che questo sia un tema NON SOLO sportivo, ma prima di tutto SANITARIO e per questo vogliamo riportarlo in modo permanente all’interno della Sanità Pubblica.

Il professor Alessandro Donati nel suo intervento alla Festa del PD di Modena ha parlato di MENTALITÀ MEDICALIZZATA ALL’INTERNO DEL MONDO DELLO SPORT. Possiamo dire che l’obiettivo di questo progetto sia quello di intervenire su questo tipo di mentalità?

Certamente! Siamo assolutamente convinti di quanto ha sostenuto il professor Donati! Ci rendiamo conto di aver davanti avversari molto importanti come i produttori di integratori, i distributori di farmaci e tutti quelli che fanno intravedere effetti miracolosi da parte delle sostanze che propongono. Questa difficoltà unita al desiderio, purtroppo sempre più diffuso, di utilizzare scorciatoie per il raggiungimento del risultato evitando di impegnarsi e di modificare il proprio stile di vita in maniera positiva, fa sì che sia veramente arduo educare ad una mentalità sana per ottenere i risultati.

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Parlando di doping vero e proprio, cosa significa aver ottenuto il finanziamento per questo progetto per l’antidoping italiano, non solo regionale?

Significa, nelle nostre speranze e aspettative, che all’interno dei Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Regioni che hanno accettato di collaborare con noi, si cercherà di sviluppare una sensibilità verso questi temi. Questa nuova attenzione dovrebbe manifestarsi a sua volta nelle attività dei Dipartimenti di Prevenzione attraverso progetti di prevenzione: quindi non solo promozione alla lotta al fumo di sigaretta o sostegno alla sana alimentazione, ma anche promozione alla lotta al doping, all’abuso di farmaci e all’uso irrazionale degli integratori! Entrando a far parte dell’insieme di strumenti dei quali la Sanità Pubblica fa uso per costruire progetti di comunità, unico modo efficace per condividere con la popolazione percorsi di empowerment e di crescita con l’obiettivo di valorizzare i sani stili di vita anche all’interno della pratica sportiva.

Questa decisione del Sistema Sanitario Nazionale italiano mi sembra indicare un cambio di mentalità rispetto al doping e un’attenzione maggiore rispetto a quella che stiamo osservando in questo periodo in ambito internazionale (pensando ai grandi organismi internazionali antidoping, la WADA prima di tutti!).

Secondo noi, che siamo abituati a frequentare gli ambienti internazionali, questa decisione del Sistema Sanitario Nazionale italiano è sotto certi punti di vista una vera e propria RIVOLUZIONE perché non ci si rivolge solo ed esclusivamente agli atleti d’élite (unico obiettivo della WADA, per esempio), ma ci si indirizza a tutti gli atleti! Infatti la nostra intenzione è di coinvolgere gli atleti amatori, i dilettanti, i giovanissimi, categorie nelle quali è stato studiato un maggior uso e abuso di farmaci e di altre sostanze (integratori ad esempio). Riteniamo che questo progetto sia un grande passo in avanti rispetto a quello che WADA sta facendo per il mondo dello sport nel suo complesso, non limitato agli atleti d’élite.

Ricordiamo che il Centro Regionale Antidoping dell’Emilia Romagna non è nuovo al mondo dello sport amatoriale e giovanile, grazie al meraviglioso progetto “Tallone d’Achille”.

Siamo molto orgogliosi di quel progetto, perché rispecchia il nostro interessamento per le fasce più fragili del mondo dello sport.

Quelle nelle quali è importante che cominci il cambiamento di mentalità rispetto all’abuso di farmaci o all’uso indiscriminato di integratori! In questo modo, quando questi atleti diventeranno atleti d’élite avranno interiorizzato un sano approccio ai farmaci e comportamenti differenti rispetto alla mentalità medicalizzata, risultando quindi più forti nei confronti del doping!

Assolutamente! Questo è esattamente il nostro obiettivo, la nostra intenzione. Far arrivare il messaggio che con l’impegno, con la responsabilità delle proprie scelte è possibile incidere in maniera positiva sulla propria salute.

Un’ultima domanda. Quando diventerà operativo questo progetto? Che scadenze vi siete dati?

Nelle prossime settimane verrà ufficializzata la collaborazione come consulenti dell’Università Foro Italico di Roma e cominceranno gli incontri di programmazione delle attività e per definire nel dettaglio le collaborazioni per i primi programmi sperimentali, in differenti ambiti nazionali, tra i quali la Regione Calabria. Devo dire che la decisione della Regione Calabria mi rende molto felice, perché apre a regioni che spesso restano ai margini di questo tipo di attività.
Entro febbraio/marzo 2017 si partirà con il programma operativo!

Speriamo di poterne riparlare con corsia4.it appena avremo i primi risultati concreti!

Ovviamente noi di corsia4.it raccogliamo l’invito del dottor Ferdinando Tripi e seguiremo da vicino lo sviluppo di questo progetto e i risultati che arriveranno man mano!

Per ora ringraziamo il dottor Tripi e tutto lo staff del Centro Regionale Antidoping di Modena per l’impegno che da anni mette nella lotta al doping e facciamo loro i nostri migliori auguri di buon lavoro.

Un ringraziamento speciale della sottoscritta va al dottor Ferdinando Tripi e al dottor Gustavo Savino per la loro squisita disponibilità.