Che strano, parlare di Campionati Mondiali di Nuoto nel 2022

L’ultima volta che una rassegna iridata in vasca lunga ha occupato lo slot dell’anno pari è stato nel 1998, a Perth, l’ottava ed ultima edizione prima del definitivo collocamento biennale negli anni dispari, quelli cioè pre e post Olimpici. Per Budapest 2022 dobbiamo fare uno sforzo di concezione, che in realtà dovrà durare fino al 2025: le edizioni XIX, XX, XXI e XXII dei Mondiali di nuoto saranno tutte in anni consecutivi.

La scelta della FINA, dettata dallo slittamento di tutte le manifestazioni in seguito alla pandemia, ha sorpreso molti al punto da spingere diversi atleti a fare delle scelte di preparazione e pianificazione anche drastiche. La lista dei nuotatori che ha deciso di non partecipare all’edizione 2022, che si incastra nel calendario appena prima di Giochi del Commonwealth e Campionati Europei, è lunga: Emma McKeon, Cate Campbell, Arierne Titmus, Simone Manuel, Blake Pieroni, Max Litchfield, Maggie MacNeil, Felipe Lima, Etiene Medeiros, Pernille Blume e Sarah Kohler sono i nomi più importanti. A questi si aggiungono tutti i nuotatori russi e bielorussi, esclusi dalla FINA a causa della guerra in Ucraina, e l’infortunato Adam Peaty, che tenterà di recuperare dalla frattura del piede per i Giochi del Commonwealth. Se alla lista dovessimo aggiungere anche i ritirati illustri, come Federica Pellegrini, Ranomi Kromowidjojo, Laszlo Cseh, Femke Heemskerk, si intuisce naturalmente che sarà un Mondiale quantomeno particolare.

Non per questo, tuttavia, le medaglie avranno meno valore: diamo quindi un’occhiata ai numeri principali pre Budapest 2022.

I Medaglieri

Restano imprendibili nel medagliere generale gli Stati Uniti, di gran lunga la potenza più vincente della storia dei Mondiali. Il secondo posto dell’Australia è al sicuro, mentre la Cina è ad un solo oro dalla DDR ed ha quindi la possibilità di portarsi in terza posizione. Dopo Gwangju 2019, l’Italia ha guadagnato la nona piazza generale superando la Francia, e si trova a soli due ori dalla Russia: sarà il Mondiale del sorpasso?

Anche nei medaglieri suddivisi per sesso, gli USA dominano con ampio margine su tutta la concorrenza, specie in quello maschile che vede l’Australia a più di 80 ori di distanza dalla vetta e a meno della metà delle medaglie totali.

L’Italia è in top ten sia con i maschi, dove solo due ori cui separano da Francia e Sudafrica, sia con le femmine, dove occupiamo la nona posizione a +2 dalla Russia e -1 dall’Olanda. Interessante notare come siano molto diversi i computi totali degli azzurri: nel settore maschile abbiamo un totale di 40 medaglie ma solo 9 ori, tra le donne invece nove ori su 22 podi totali.

Il medagliere per numero di abitanti ci dice quale nazione ha il rapporto maggiore tra numero di abitanti e medaglie vinte nella storia dei Mondiali di nuoto.

Spariscono naturalmente gli Stati più popolosi, USA e Russia su tutti, mentre salgono Australia, Ungheria e Svezia, con l’Islanda che si prende addirittura la quarta piazza grazie alle due medaglie vinte a fronte di soli 300mila abitanti. L’Italia è sedicesima.

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Gwangju 2019

Per rinfrescarci la memoria, diamo uno sguardo ai medaglieri di Gwangju 2019, dominati dagli USA ma che vedevano l’Australia prendere la rincorsa per quella che poi sarebbe stata un’Olimpiade (Tokyo2020) decisamente positiva.

Per l’Italia è stata la miglior edizione di sempre, chiusa al quinto posto con ben tre ori e otto medaglie conquistate.

Il Campione dei Campioni

In questa classifica cercheremo di determinare chi è stato il “Campione dei Campioni”, ovvero chi ha migliorato di più il record del mondo oppure si è avvicinato maggiormente al record stesso nella finale in cui ha vinto il titolo mondiale.

Per farlo, attribuiremo al tempo effettuato nella finale un punteggio, calcolato tramite una semplice proporzione con il record del mondo in vigore. Attribuendo 100 punti al tempo record del mondo in vigore, il Campione dei Campioni è l’atleta che ha fatto registrare il punteggio migliore nella finale in cui ha vinto l’oro.

Gwangju 2019 è talmente lontano che sembra un’altra era.

Sono passati tre anni dal Mondiale coreano, l’edizione che ha rivelato al mondo il talento di Regan Smith, migliore campionessa tra le donne, che in semifinale aveva addirittura migliorato il world record ma che poi a Tokyo non ha nemmeno disputato la gara in questione, i 200 dorso, perché classificatasi terza ai trials USA.

A Gwangju abbiamo assistito anche all’esplosine di Kristof Milak, capace di abbattere un record che sembrava inarrivabile, quello dei 200 farfalla di Michael Phelps, ed in finale veniva migliorato anche il record dei 200 rana da Anton Chupkov, uno dei molti atleti che non difenderà il titolo a Budapest 2022.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4