Il rammarico più grosso di questa Universiade?? Non poter sentire l’inno di Mameli!

Già, perché se ci avete fatto caso, ogni oro viene omaggiato con quella musichetta “montanara” che a quanto pare è l’inno delle Universiadi! Peccato, perché mai come in questa occasione il tricolore si è alzato sul gradino più alto del podio.

Il giorno 6 si apre come d’abitudine ormai, ovvero con un oro azzurro. Simona Quadarella completa il dominio del mezzofondo italiano, conquistando come il giorno prima Paltrinieri, anche l’oro negli 800 stile. Se per Greg era più scontato, per la romana la mezza distanza era ancora un mondo semisconosciuto a livello mondiale. Il suo migliore arrivava direttamente da Riccione (8’25’’08) ma già a Budapest aveva fatto intravedere buone capacità. A Taipei spazza via ogni dubbio stampando in 8’20’’54, primato italiano in tessuto e secondo crono all-time in Italia (davanti a lei solo la Filippi) e soprattutto il record delle Universiadi. Il tutto in una gara non facile, con la tedesca Köhler che prova a scappare nei primi metri e Simona che inizia una lenta progressione già dai 300, per arrivare al sorpasso mantenuto fino alla fine, a circa cinque vasche dall’arrivo.

PS: sorprendente il bronzo delle Bahamas con Joanna Evans, terza in 8’31’’18!!

Ricapitolando: quattro gare (800/1500 stile maschile e femminili), quattro ori e quattro primati delle Universiadi. Chapeau!

Si cambia regime con le semi dei 50 rana donne: non si tinge d’azzurro l’acqua perché l’unica rappresentate del bel paese, Giulia Verona, esce in batteria chiudendo 17^ in 32’’ alto. Guida dall’alto del suo 30’’82 l’americana Cottrel.

Finale veloce come previsto quella dei 100 farfalla uomini. In tre infatti scendono sotto il 52’’, con il russo Sadovnikov che fa meglio di tutti in 51’’81, davanti Khloptsov con 51’’91 e a Henrique De Souza Martins con 51’’96. Medaglia di legno per Czerniak fermo al palo sul 52’’ netto!

È nata una nuova stella??? A 19 anni ancora da compiere Siobhán Haughey fa sognare Hong Kong con il secondo oro in vasca, questa volta nei 200 stile libero. Gara entusiasmante con la finalista mondiale che parte favorita in un lotto concorrenti piuttosto agguerrito. La Savard prova a fare la gara, ma regge fino all’ultima vasca quando crolla inesorabilmente, lasciando così alla giovane asiatica la vittoria in pugno. 1’56’’71 è nuovo record delle Universiadi mentre l’argento lo porta a casa Katherine Drabot e il bronzo in rimonta va alla Openysheva.

Zazzeri show quello visto nei 50 stile. Tra batterie e semifinali il toscano partiva da un personale di 22’’18 che già al mattino migliora toccando davanti a tutti in 22’’13. Dalla corsia 4 apre la seconda semi del pomeriggio, e l’emozione non lo blocca, tanto da scendere ancora avvicinando la soglia del 22’’ con un ottimo 22’’07 che lo manda in finale con il quarto tempo. Meglio di lui solo Amaral Duarte, Liukkonen e Nakamura, i primi due sotto la barriera e il terzo sul 22’’ netto. Migliorando l’arrivo infrangerà il limite anche lui??? Niente da fare invece per Andrea Vergani, quindicesimo in 22’’54, ma comunque più veloce rispetto al mattino di sei centesimi.

Dorso veloce e dorso più lento: si passa dalla finale dei 50 al femminile, vinti ex aequo da Kira Toussaint e Alexandra De Loof in 28’’07 (con l’americana lenta al via e in rimonta) a quella dei 200 al maschile dove oltre all’inspiegabile gestione gara di Hagino (58’’62 ai cento, ultimo) a cui non basta tirare 50 metri per arrivare sul podio, vediamo il secondo oro del lituano Danas Rapšys, che beffa la concorrenza di Katz nuotando in 1’56’’52 contro l’ 1’56’’70 dello statunitense. Bronzo per Larin in 1’57’’29 mentre Christopher Ciccarese non riesce a scendere sotto i due minuti fermandosi in 2’00’’52.

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Finalissima dei 50 rana uomini che fa, se ancora si può, aumentare il rammarico per Andrea Toniato. L’ex primatista italiano della distanza, con il crono nuotato in batteria sarebbe stato da bronzo, ma conta quello che si vede in vasca e così l’oro va al bielorusso Shymanovich in 27’’39, davanti allo svedese Skagius (27’’49) e tedesco dal cognome “scioglilingua” Schwingenschlögl (27’’63).

Ancora velocità purissima in vasca con le semi dei 50 stile donne. L’Italia gioca le sue cartucce tutte nella prima batteria, con Aglaia Pezzato e Lucrezia Raco. Tra le due la spunta la romana di coach Nozzolillo, che avvicina tantissimo il suo migliore entrando in finale con il quinto tempo di 25’’32. Fuori dalle prime otto la Pezzato, che si migliora comunque due decimi rispetto al mattino e con 25’’65 chiude dodicesima.

Il day 6 termina con la 4×200 stile uomini. C’è il quartetto azzurro che chiude al quarto posto con un pizzico di rammarico: Megli apre bene in 1’47’’66, mentre manca la prova d’esperienza di Di Giorgio, appena sotto l’1’50’’. Azzurri comunque ampiamente in gara per un medaglia grazie anche alla buona prova di Lombini (1’48’’37) ma quando Proietti Colonna parte insieme al russo Vekovishchev, il poco margine di vantaggio non gli basta per il bronzo, anche grazie ad una frazione decisamente poco brillante (1’50’’35). Azzurri dunque quarti in 7’16’’22, con il Giappone che domina in 7’08’’45 grazie a Kobori e Hagino sotto l’1’47’’, argento agli USA, bronzo alla Russia.

(foto copertina: Fabio Cetti | Corsia4.it)