Si sono concluse le gare di nuoto in vasca e acque libere della XXXII edizione dei Giochi Olimpici, la prima della storia a essere stata posticipata di un anno a causa di una pandemia mondiale senza precedenti.

Questo slittamento all’inizio ha messo a dura prova i piani strategici e di preparazione di molte Nazioni e degli atleti, per non dire ha messo in dubbio lo svolgimento delle gare stesse. Ciononostante, non è mancato lo spettacolo che il nuoto moderno continua a riservarci da alcuni anni, e quest’anno in più a disposizione è stato sfruttato in maniera positiva da diversi atleti giovani emergenti.

L’Italia come mai prima ha saputo sfruttare questa situazione per permettere ai nostri atleti di alzare ulteriormente l’asticella e consolidare i loro standard prestativi per poter finalmente fare un’Olimpiade da protagonisti.

Se il nuoto italiano a livello olimpico sembrava fermo a Sydney 2000, ora l’edizione di Tokyo merita di diritto un capitolo ben definito nella storia.

Per una volta ricordiamo 6 medaglie in vasca, proprio come l’edizione del 2000, ma ben due in staffetta e ottenute con il contributo ben di 8 atleti diversi: Simona Quadarella, Nicolo Martinenghi, Thomas Ceccon, Federico Burdisso, Alessandro Miressi, Lorenzo Zazzeri, Manuel Frigo e Gregorio Paltrinieri.

Ad eccezione di quest’ultimo, che non ha bisogno di presentazione, tutti gli altri atleti non erano presenti alla scorsa edizione di Rio 2016. Si tratta di un segnale molto importante che segna un ricambio generazionale senza precedenti, e che ha consegnato alla Nazionale assoluta atleti con degli standard subito adeguati al nuoto dei grandi, come mai prima.

Voglio riallacciarmi al concetto espresso poco tempo fa all’interno di questa rubrica: esiste il nuoto veloce e poi il nuoto di alto livello, e si tratta di due contesti ben differenti e distanti.

Nel primo caso si tratta di nuotare una prestazione cronometrica in una gara secca, nel secondo caso invece si tratta di riuscire a gestire più turni di gara ravvicinati con format a volte improbabili (come a Tokyo) e garantire la prestazione richiesta in quel momento, che sia passare il turno, salire sul podio oppure vincere. Questi requisiti imprescindibili richiedono un allenamento alla gara continuo, sin dal primo giorno della preparazione, basato su prerequisiti che sono stati sviluppati negli anni precedenti, altrimenti le prestazioni cui abbiamo assistito non sarebbero state possibili.

Il primo cardine su cui si poggia tutto il castello è l’importanza sempre maggiore della cura della tecnica, intesa come tecnica per la prestazione.

Si tratta di costruire la nuotata più adatta all’atleta e nel modificarla nel corso del tempo in base al suo eventuale cambiamento fisico/morfologico e anche in funzione dei livelli di forza che anche nel corso di un anno cambiano: non più un’impostazione di nuotata univoca per tutti.

Il presupposto successivo per costruire prestazioni del genere è nello svolgimento di un lavoro sempre più analitico sulla gara, soprattutto per distanze come i 100 metri, ma non solo.

La gara è sempre più divisa in tanti micro-step: non si parla più di un passo gara con l’obiettivo di una velocità media più alta possibile, ma si va sempre più verso lo sfruttamento della velocità acquisita dalle partenze e dalle spinte nella virata, e su quella si basa il metabolico per mantenerla, sempre adattando la nuotata sviluppata, alle diverse situazioni di gara: gli ultimi 15 metri è impossibile nuotarli allo stesso modo della fase centrale.

L’allenamento condizionale rimane sempre da tenere in considerazione, ma viene collocato in modo sempre più ottimizzato per permettere il recupero e solo quando strettamente necessario. Questa esigenza di svolgere un allenamento alla competizione sin dal primo giorno, si sposa anche con il maggior numero di competizioni presenti in calendario.

Kocaeli 2026 | Gli Azzurri per gli Europei di Nuoto paralimpico

È tempo di partire. È tempo di azzurro. La Nazionale italiana di nuoto paralimpico è pronta a Kocaeli, in Turchia, dove dal 7 al 12 settembre si svolgeranno i Campionati Europei di nuoto paralimpico, in programma presso la Piscina Olimpica di Gebze. Circa 400 gli...

Taranto 2026, Giochi del Mediterraneo: l’Italia vince il medagliere del nuoto

I XX Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026 si chiudono con il nuovo record di 51 medaglie per il nuoto. L'Italia vince il medagliere davanti a Grecia (18) e Portogallo (7). Vediamo i risultati di questa ultima giornata nel nostro consueto recap.200 misti Subito...

Taranto 2026, Giochi del Mediterraneo: Altri quattro ori per l’Italia a Taranto

Terza giornata di finali, ai Giochi del Mediterraneo 2026, terzo pomeriggio di grandi occasioni per i nostri ragazzi, per chiudere degnamente una stagione lunga e intensa. Vediamo com'è andata nel nostro recap.800 stile libero femmine In una gara serrata e...

Taranto 2026, Giochi del Mediterraneo: sei ori nella seconda giornata

Dopo una prima giornata intensa e ricca di medaglie, a Taranto è tutto pronto per il day2 dei Giochi del Mediterraneo 2026. Vediamo com'è andata per gli azzurri nel nostro consueto recap.50 dorso Dopo il doppio record dei campionati ottenuto stamattina in batteria, le...

Taranto 2026, Giochi del Mediterraneo: Pilato, Mancini, Cesarano d’oro nella prima giornata

Si è aperta con 13 medaglie la parentesi del nuoto ai Giochi del Mediterraneo di Taranto 2026. Saranno quattro giorni intensi per gli azzurri, vediamo i dettagli della prima giornata nel nostro consueto recap.50 farfalla La favorita Anna Ntountounaki vince in 26.11, e...

Parigi 2026 | Europei di Nuoto, intervista a David Popovici

Durante gli Europei di Parigi, abbiamo intervistato David Popovici, il campione dei 100 e 200 stile libero.Sei sorpreso dal risultato di Sara Curtis nei 50 dorso? Non sono poi così sorpreso, perché so già quanto sia forte. Ma non voglio che questo tolga nulla al suo...

Per tale motivo ha preso sempre più piede una nuova forma di periodizzazione nota come periodizzazione ondulata. Si tratta di una metodologia di lavoro basata sulla continua variazione degli stimoli allenanti, anche settimanalmente in base alle esigenze, di allenamento e di gara. L’obiettivo è far tornare i conti nell’appuntamento più importante.

Questo permette di non dover attendere periodi troppo lunghi. Anche se nel caso dei singoli atleti ci sono state delle differenze in ogni caso tutti quanti hanno perseguito lo stesso obiettivo secondo le indicazioni fornite dalla Federazione: Trofeo Sette Colli come banco di prova dove era richiesto arrivare in ottima forma, sia per chi dovesse tentare l’ultima chance di qualifica sia per chi era già sull’aereo per il Giappone. Programma quanto mai corretto in quanto l’appuntamento al Foro Italico si è svolto esattamente quattro settimane prima del massimo appuntamento, tempo ideale per poi mantenere la condizione o incrementarla eventualmente quel poco possibile.

In questo modo gli atleti hanno potuto gareggiare ad alto livello per stabilizzare il loro set di prestazioni citato in precedenza.

A questo punto una domanda sorge spontanea: ma l’impostazione del lavoro tradizionale che vuole prima la costruzione delle basi di resistenza e solo dopo la finalizzazione degli stessi nella costruzione della gara che fine ha fatto?

L’impostazione di costruire prima di tutto le basi della resistenza rimane sempre valida, ma trova spazio in una programmazione pluriennale che parte dalle categorie giovanili. In altre parole, è ancora più importante mettere le basi, ma nel momento giusto: ma questa non è la tanto sbandierata costruzione dell’atleta a lungo termine?

Proprio perché la costruzione della prestazione di vertice ha bisogno di molte attenzioni, l’allenamento di base deve intervenire a supporto di questo sfruttando gli effetti residui, ovvero accumulati negli anni giovanili. E affinché da effetti residui diventino effetti permanenti è necessario insistere ancora di più e nel modo corretto quando è ora.

Questo per sottolineare ulteriormente che per costruire un atleta di vertice serve tempo e pazienza, e soprattutto delle tappe ben definite con obiettivi (di allenamento all’inizio e non di prestazione) ben precisi.

Tutti questi atleti, eccetto Paltrinieri e in parte Burdisso e Frigo, sono tutti allenati dallo stesso tecnico sin dalla categoria Ragazzi.  Molti altri nuotatori che hanno scritto o stanno scrivendo la storia mondiale confermano questa ipotesi: Phelps, Lochte, Dressel, Milak tanto per citarne alcuni.

Questo è un dato di fatto e conferma la necessità oggigiorno che ogni atleta deve fare un percorso a lungo termine, ma deve essere il suo percorso, più individualizzato possibile. Ormai la massificazione del lavoro per gli atleti assoluti non funziona più come vent’anni fa dove si pensava di unire gli atleti più forti in un unico progetto.

Anche perché i nostri tecnici possono contare sempre di più su una migliore capacità di confronto, aggiornamento e quindi di crescita, anche grazie ai canali che la tecnologia moderna mette oggi a disposizione, impossibile tutto ciò anche solo nei primi anni 2000.

L’abilità dell’allenatore è di saper crescere insieme all’atleta, ed è un compito difficile soprattutto nel momento in cui le prestazioni migliorano sensibilmente e le eventuali fasi di stallo o battute di arresto sono altamente probabili. Se tanti altri allenatori italiani con altrettanti atleti in rampa di lancio riescono a superare tutti gli ostacoli brillantemente come hanno fatto i loro ottimi colleghi, allora il nuoto italiano può contare su un futuro roseo e ricco di nuove soddisfazioni, con tante pagine importanti ancora da scrivere.