Ci troviamo sempre a parlare di Campionati Italiani Assoluti Primaverili prima di tutto per il momento dell’anno solare in cui sono collocati. E anche per la stagione esclusivamente natatoria possiamo sempre parlare dei fiori di primavera.

Infatti in occasione del primo vero giro di boa della stagione natatoria, indipendentemente dalla manifestazione internazionale estiva che caratterizzerà l’anno agonistico in essere, ormai da anni nella vasca di Riccione assistiamo sempre a gare agguerrite e prestazioni di alto livello, chiaramente non in tutte le discipline.

E così anche in una stagione definita di transizione per i big Paltrinieri, Pellegrini e Detti, abbiamo visto fiorire nuovi atleti giovani e rifiorire o confermarsi in una dimensione di alto livello atleti già maturi.

In entrambi i casi la distanza che ci ha fornito più spunti di riflessione è stata proprio quella dei 200, un po’ in tutti gli stili, misti compresi, sia per i maschi che per le femmine.

Sono stati i 200 misti e i 200 dorso al maschile a farci capire le grandi potenzialità di Thomas Ceccon e la sua completezza tecnica. Proprio per la mancanza di grossi lavori speciali e specifici (giustamente visti gli appena 17 anni) queste due gare hanno messo in evidenza si le sue attitudini (il talento è un’altra cosa), ma anche il suo percorso orientato alla multidisciplinarietà intrapreso con il suo tecnico Alberto Burlina. In tutti gli stili mostra una gran coordinazione e un’efficienza di una nuotata fatta di movimenti essenziali e un’ottima cura delle fasi subacquee non facili per un fisico di 196 cm. La sua prestazione nei 50 stile libero già sotto i 23 secondi mi ha lasciato una certa curiosità di averlo voluto vedere nei 100 e anche 200, terreno dove in futuro potrebbe dire grandi cose se scegliesse quella specialità.

Sempre al maschile nei 200 dorso grande Matteo Restivo, prova di carattere, in testa dall’inizio alla fine sempre in progressione, leve corte, ma spinta impressionante, sicuramente non ha un fisico adatto al rollio, ma si vede quanto lavoro ci sia dietro in termini di ricerca del passo corretto e di mantenimento dello stesso. Lo stesso vale per Filippo Megli lui forse meno in forma, ma rimane l’unico a dire qualcosa sui 200 stile libero, e il passaggio di 51”9 testimonia la sua adeguatezza a certi standard internazionali, di sicuro è sulla buona strada.

Luca Pizzini ha fornito una grande conferma nei 200 rana, atleta dotato tecnicamente da sempre, ma un po’ inefficace nella nuotata agli inizi, ora nuota veramente con tutto il corpo in modo da finalizzare al massimo il suo colpo di gambe. Passaggio molto buono a metà gara, un leggero calo nel finale che lascia un margine importante per l’estate. Anche questa volta ha fatto un secondo 50 da 32”9 con 32 cicli al minuto: la strada è tracciata verso tempi molto più bassi.

Molto interessante sempre nella rana il giovane Alessandro Fusco soprattutto per il suo colpo di gambe, sicuramente deve maturare e migliorare la trazione delle braccia e il mantenimento dell’appoggio, cosa che Martinenghi (al quale auguriamo una pronta guarigione) ha sempre avuto da giovane come un nuotatore evoluto. Ma giustamente non ha senso fare paragoni in età così giovane dal momento che ognuno ha una sua maturazione e l’atleta di Alessandria può crescere ancora molto fisicamente.

Infine i 200 delfino ci hanno mostrato un altro giovanissimo in gran spolvero ovvero Federico Burdisso, anch’egli classe 2001, che conferma una progressione cronometrica non facile visto il salto di qualità dello scorso anno. Un delfino ancora da decifrare, almeno per il momento in quanto a coordinazione e ritmicità il migliore resta Giacomo Carini, che tutti aspettiamo di ritrovare.

Passando al settore femminile sempre le doppie distanze hanno fornito indicazioni importanti, più di tutti con Ilaria Cusinato che è già una realtà più solida rispetto a Ceccon, ovviamente in virtù della maggiore età e di una maturazione più rapida del genere femminile. Al di là di ciò si tratta di una nuotatrice completa in tutti gli stili e solida con tante risorse. Altro bel lavoro fatto prima di andare al centro federale di Ostia a livello generale da Davide Pontarin, a oggi uno dei migliori tecnici a livello giovanile se si parla di sviluppo a lungo termine (non dimentichiamo da dove arrivano Luca Dotto e Andrea Toniato).

I risultati cronometrici lasciano il tempo che trovano ci sono tanti modi per farli, mi ha impressionato soprattutto nei 200 misti come ha fatto le 4 vasche in progressione arrivando alla virata sempre accelerando e senza mai cedere, questo vuol dire farlo in allenamento in ogni tipo di serie e essere stato abituato sin da piccolo, inutile parlare di allenamenti specifici sulle virate dal momento che la velocità di nuotata in ingresso fa molto se non tutto. Anche il suo 200 delfino in progressione rende l’idea delle grandi basi di lavoro gettate finora così come i 200 dorso, gara sicuramente meno preparata, ma ben interpretati proprio grazie al lavoro generale legato alla multidisciplinarietà come accennato in precedenza.

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Riguardo al dorso femminile, come no poter parlare di Margherita Panziera, atleta più matura in questo caso, ma che ha compiuto un ulteriore crescita, tecnica prima che cronometrica. Finalmente si è vista una nuotata con più rollio, quindi con miglior utilizzo dei muscoli del tronco. Le sarà molto utile da qui in poi proprio per riuscire a mantenere l’andatura che ha già fatto vedere nel secondo cinquanta dei 200 dorso, il record italiano è solo questione di tempo. Le è stato già molto utile nei 100, dove seppur in staffetta ha fatto cadere la storica barriera del minuto.

Allungando le distanze e virando sullo stile libero, anche Simona Quadarella ha dato segnali importanti, anche in questo caso di crescita tecnica e ad ampio spettro, come dimostra il suo dominio dai 1500 mondiali fino ai 400, e proprio nella distanza più corta si sono viste le cose migliori, dove è molto migliorata nell’apporto di gambe e ciò le ha permesso un gran cambio di ritmo nell’ultimo quarto di gara. Dovrà probabilmente lavorare per migliorare l’efficienza generale della nuotata, a oggi fa ancora troppe bracciate in relazione alle leve di cui è dotata.

A questo punto voglio porre l’accento su due temi: il primo riguarda il denominatore comune che possiamo trovare nelle riflessioni precedenti riguarda l’utilizzo di certi muscoli, la memorizzazione di precisi pattern motori e il mantenimento degli stessi in maniera ottimale nell’arco della gara interessata. Per l’ennesima volta ci scontriamo con percorso anche tortuoso, ma fondamentale per intraprendere la strada verso nuove frontiere di allenamento e verso la ricerca di modelli innovativi; strada da percorrere anche a piccoli passi, ma senza mai fermarsi.

La chiave al giorno d’oggi è nell’allenamento delle qualità neuromuscolari, e questo vale per molti sport, anche piuttosto differenti, ma sempre sport di prestazione. Limitandoci a parlare di nuoto, senza entrare troppo nel dettaglio, da un punto di vista pratico l’obiettivo è riuscire a mantenere una certa ampiezza con una frequenza prefissata, e lo si fa applicando al meglio la forza nel minor tempo possibile, obiettivo da perseguire per tutta la gara indipendentemente da quale sia il valore di picco applicabile, ovviamente tenderà a scemare con il progredire della distanza, ma l’obiettivo è ottimizzarlo.

Anche parlando di periodizzazione, l’obiettivo principale è quello di riuscire a mantenere l’ampiezza di bracciata (o meglio di nuotata) nell’arco della gara su un valore ottimale il che si traduce nel reclutamento dei pattern neuromuscolari corretti, al contrario un eccessivo protrarsi di allenamenti con finalità metaboliche rischia di danneggiare i pattern neuromuscolari ottimali.

In altre parole sui metabolismi è stato detto tutto e di più, rimangono una componente fondamentale dell’allenamento, ma vanno saputi collocare opportunamente nel programma e limitati a certi periodi e poi utilizzati conoscendo al meglio gli effetti cumulativi e residui dell’allenamento. Quindi non costituiscono più l’unico adattamento, ma solo una parte, specie per un atleta evoluto. Anche lo sviluppo dell’atleta a lungo termine deve tenere proprio conto di questa distribuzione ottimale di stimoli negli anni, prima che nella stagione singola.

Come già detto nell’analisi dei Mondiali di Budapest questa è una delle peculiarità di Caeleb Dressel, a cominciare dalla partenza, ma vale per tanti altri. Guardando in casa nostra, anche i risultati di Fabio Scozzoli non sono casuali, sin dal lavoro svolto con l’ungherese Tamas Gyertyanffy e di sicuro ha giovato il nuovo sistema di preparazione atletica con Max Marchi.

E a questo punto non posso non mettere in evidenza i suoi risultati di questi campionati, al di là dei tempi si è rivista solo ora la sua vera nuotata, fatta di un’ondulazione controllata e una coordinazione perfetta da parte di tutto il corpo, anche le gambe, mai state il suo punto forte sembrano quasi migliorate, soprattutto negli appoggi dei piedi, mentre prima erano sempre un po’ in trascinamento. Nei 50 è stato addirittura più pulito nella nuotata rispetto ai 100 soprattutto per quanto riguarda la seconda parte di gara di quest’ultimi. Non ho citato Scozzoli a caso, ma proprio perché l’evidenza del miglioramento a 30 anni deve dare energie e motivazioni ai più giovani, che non devono mollare e deprimersi alla prima difficoltà e non devono nemmeno salire su un piedistallo al primo risultato importante, in entrambi i casi non si va da nessuna parte.

E il secondo tema che non mi stancherò mai di trattare riguarda la volontà di crescita generale e mai limitata che stanno facendo i giovani che ho citato, ma che purtroppo si contrappone ancora oggi a delle eccesive specializzazioni che ho visto in altri giovani. La specializzazione oltre a essere pericolosa è anche subdola perché non si appoggia mai su basi concrete e limita le capacità dell’atleta anche mentalmente.

A dimostrazione di ciò, sempre da esempio per i giovani devono essere due atlete più mature come Martina Carraro e Ilaria Bianchi, nuotatrici tipicamente legate ai 100 o piuttosto ai 50, rispettivamente a rana e delfino, ma che in questo campionato non si sono risparmiate e hanno affrontato da vere atlete e senza timore reverenziale la doppia distanza.

E proprio con un post della nostra delfinista sul suo profilo Facebook che voglio chiudere la mia analisi tecnica di questo evento che fornisca la strada giusta verso i Campionati Europei di Glasgow, ma anche verso traguardi più pesanti:

L’essere competitiva sia nella velocità sia nella mezza distanza significano per me aver lavorato al massimo, allenandosi ogni volta senza perdersi in “tanto mi vengono solo i 100” o “i 50 non li so fare”.

Un traguardo che mi fa vedere che si può SEMPRE crescere come Atleti, anche a 28 anni.

(Foto: Fabio Cetti | Corsia4)

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