​Ce l’ho, ce l’ho, ce l’ho, mi manca….

Per tutti è il classico slogan delle figure Panini, ma per Luca Pozzi sono gli “Ocean Seven”, ovvero le ultra-maratone del nuoto, messe nel taschino!

C’eravamo lasciati nel 2019, quando Luca aveva compiuto l’ennesima sua grande impresa, l’attraversamento dello Stretto di Tsugaru, in Giappone, primo italiano a riuscirsi e solo quarantaseiesimo al mondo, secondo step nella caccia ai Sette Oceani dopo la conquista dello Stretto di Catalina che unisce l’omonima isola a Los Angeles.

L’obbiettivo seguente era il famigerato Stretto della Manica, ma la pandemia di Covid-19 ha stravolto i piani del “nerd” (come si autodefinisce) che vive e lavora a San Francisco ed è tesserato per l’Aquatica Torino, costringendolo a prolungare la preparazione fino al 2021, quando aveva già fissato la data per puntare al “North Channel”, ovvero la traversata da Irlanda a Scozia!

​Le difficoltà più grandi in questi due anni sono stati in realtà i blocchi dei voli internazionali, che non mi han permesso ovviamente di prendere parte alla Manica e ad altre competizioni in giro per il mondo. D’altro canto però ho avuto l’obbligo e la fortuna di poter nuotare sempre in mare, nella baia di San Francisco, dove l’acqua ha raggiunto temperature piuttosto rigide (14° gradi) e diciamo che è stato utile, mi ha temprato. Senza doccia calda in uscita, ci si cambiava nel parcheggio e via! In più ho avuto ancora più tempo libero, e questo devo dire che mi è stato utile.

Luca arriva a Bangor, circa una settimana prima, verso fine agosto e le condizioni meteo sono ideali. La sua finestra per gareggiare va dal 29 agosto al 4 settembre, e proprio il primo giorno utile è quello scelto per tentare l’impresa.

Ma ahimè al risveglio (si fa per dire, sono le 01.45 della notte) il mare è tutt’altro che calmo! Anzi! Dopo un breve tratto in auto eccolo arrivare a Donaghadee, dove i “Dunkers” un gruppo di nuotatori del posto lo aspettano per la partenza, dopo aver nuotato con lui in questi giorni prima del tanto atteso via libera!

​Subito dopo aver messo la crema contro le meduse, mi tuffo dalla barca e raggiungo dopo poche bracciate gli scogli. Li risalgo aiutato dai Dunkers e inizio ufficialmente la mia traversata!

Sono le ore 04.00 e parto! Mare mosso, freddo e meduse!

I miei incubi da bambino, quando mi ritirai da una gara per appunto il troppo freddo. Li stavo affrontando tutti insieme. Qui le meduse sono veramente grandi. È buio pesto e dalla barca mi fanno luce, giusto in tempo per schivare le prime due Lion’s Manes che con i loro tentacoli mi chiudono la strada! Gli giro intorno e riparto!

Impresa che rischia dopo poco di fermarsi, dato che dalla barca il pilota (Kieran McClelland) vede condizioni del mare troppo difficili. Luca deve ringraziare sua moglie Kris, che con un po’ di diplomazia convince tutti a non fermare il marito. Si va avanti. I chilometri da percorrere per Luca sono tanti, 34, senza contare i tanti cambi di rotta per schivare le meduse. Ci vogliono ben 13 ore, 37 minuti e 21 secondi a Luca per completare l’impresa che lo rende il primo italiano nella storia e il novantunesimo uomo al mondo (il primo solamente nel 1947!).

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Con il tempo la visibilità migliora, esce il sole e scovo il punto esatto dei due-terzi gara. In quel punto infatti c’è una trincea (Beaufort Dyke), dove sono stati gettati gli ordigni bellici della II Guerra Mondiale, essendo parecchio profonda e di conseguenza anche più fredda. Ero arrivato al momento più duro, con la gola gonfia e la stanchezza che si faceva sentire!

Mi distraggo un attimo, tanto da non vedere una medusa, che mi sfiora sul braccio. Brucia ma è sopportabile. Bevo (anche Coca-Cola) e mangio qualcosa di caldo e riprendo il “cammino”!

Ed è grazie alle ore estenuanti di allenamento che Luca riesce a compiere la sua impresa. Merito del freddo mare americano e della compagnia di amici che hanno nuotato con lui quotidianamente, ma anche dell’aiuto del suo fisioterapista, che lo ha rimesso in sesto quando un anca non lo faceva nuotare per più di sei ore (dici poco!).

Così ecco chiuso anche il terzo dei Sette Oceani! Nemmeno il tempo di toccare gli scogli scozzesi di Pier 36 che è tempo di ritornare in barca! Pronto ad un altra avventura!

​A 500 metri il momento più bello, quando ho visto gli scogli. Un signore con la figlia che passeggiava voleva offrirmi una birra, ma il pilota mi ha riportato subito in barca!

Stanco ed entusiasta perché non era scontato, il tasso di riuscita è basso, al 25%. Questa è probabilmente la traversata più dura delle sette, sicuramente la peggiore tra quelle che ho già fatto.

Il peggio è passato, adesso avrò la Manica nel 2022 e Nuova Zelanda o Hawaii nel 2023! Ma ora riposo assoluto fino a novembre, poi si riparte!

A presto dunque, alla caccia di nuove imprese!!!

Foto: Luca Estrada Pozzi