La coppa LEN per le acque libere, è un circuito europeo a tappe svolte durante l’anno solare.

I risultati di quest’anno li conosciamo: Mario Sanzullo conquista la coppa maschile e l’ungherese Bettina Fabian quella femminile. Marcello Guidi ed io abbiamo conquistato il secondo gradino del podio.

Oggi volevo raccontarvi un po’ più da vicino come abbiamo vissuto queste gare.

Abbiamo iniziato a marzo ad Eilat: gara molto sentita perché per molte Nazionali era test dì selezione per i Campionati Mondiali di Fukuoka. Il livello della competizione era molto alto. La vincitrice al femminile – l’australiana Gubecka – si è portata a casa l’argento mondiale qualche mese più tardi, prima fra le europee l’azzurra Taddeucci, ed era pure presente la futura campionessa del mondo Leonie Beck. Al maschile il medagliato Olimpico Olivier e la coppia di campioni targata Italia Acerenza-Guidi.

La seconda tappa ha messo in difficoltà tantissimi nuotatori per via della acqua fredda. La tappa italiana dì Piombino ha visto l’Italia grande protagonista al maschile come al femminile con l’inserimento sul primo gradino del podio della francese Cassignol. Numerosi sono stati i ritiri ma in una competizione a tappe come la coppa LEN è importante nuotare e cercare di portare fino in fondo ogni tappa per non pregiudicare il risultato finale.

Terza tappa nella piovosa Belgrado, circuito semplicissimo con acqua piatta e boe ben visibili, addirittura era presente una corda sotto il pelo dell’acqua che segnava la direzione da tenere. Un po’ come fare le parole crociate facilitate insomma. L’Italia porta a casa metà delle medaglie messe in palio: due al maschile – Guidi e Sanzullo – e una al femminile (Bridi).

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Due mesi dopo ci siamo trovati nelle acque di un fiumiciattolo vicino al Danubio per la tappa Slovacca (Samorin). Il numero di partecipanti e il livello medio della competizione è diminuito considerevolmente dopo le prime tappe, complice anche il periodo della stagione che profuma di vacanze per molti. Gara particolare caratterizzata da un circuito rettangolare con dei lati corti davvero moooolto corti (una ventina di metri) e… dalla compagnia delle pulci di lago. Un oro di Guidi e un bronzo di Bridi per l’Italia.

Due settimane più tardi ci siamo spostati in Macedonia, una location nuova per il nuoto in acque libere: Vales. Il lago era piacevolmente piatto, il numero di partecipanti basso. La parte più difficile è stata che gran parte degli atleti partecipanti si è ritrovato ad affrontare la gara con solo una o due settimane di allenamento dopo le vacanze estive.

Credetemi se vi dico che una 10km con pochi chilometri di allenamento nelle braccia diventa considerevolmente più lunga. Dominio italiano fra i maschi – Giordano, Sanzullo M., Ilario – mentre io nell’ultimo tratto di gara sono arrivata a pensare che avessero spostato l’arrivo “un po’ più in là” ma arrivo al bronzo.

Ultima tappa a Barcellona. Partenza con lo zaino in spalla e classifiche ancora tutte aperte. È bello arrivare alla fine di un percorso così! L’entusiasmo era alto e anche se il periodo della stagione non è quello che richiama alle grandi prestazioni abbiamo cercato tutti di fare del nostro meglio.

Mario e Marcello si giocavano la classifica finale ed è stato molto bello vedere lo spirito giocoso, scherzoso ma anche agonistico con cui si sono punzecchiati fuori e dentro l’acqua per tutto gli ultimi mesi. Due atleti maturi e pieni d’esperienza. Mario è rimasto giù dal podio solo a Samorin, mentre Marcello nella tappa Italiana e in quella Macedone (dove non ha partecipato).

Il mio percorso è stato completamente diverso dal loro. Con una gara in più sulla mi diretta avversaria ho cercato di gestire questo vantaggio al meglio. Purtroppo l’ultima gara è stata decisiva e non sono riuscita a dare il meglio di me (ci saranno altre occasioni😉). Mi guardo indietro e penso che ogni tappa di questo percorso mi abbia insegnato qualcosa, sono cresciuta ad ogni gara.

È stato tutto molto bello ma ancora più emozionante è il fatto che…

DAVANTI C’È ANCORA STRADA DA PERCORRERE!

E non vedo l’ora di raccontarvela.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4