Li scegliamo colorati o mono tono, abbiamo la possibilità di decidere se vogliamo la spallina sottile o spessa e se ci piace sgambato o più castigato, ma non è sempre stato così!

Non occorre infatti andare troppo indietro nel tempo per trovare costumi senza personalità forse perché considerati semplicemente uno “strumento” per praticare il nuoto o forse… perché nessuno ci aveva pensato.

Una scelta coraggiosa

Debora Silvestro – in arte Deda – prima del 2002 lavorava nell’azienda di abbigliamento di famiglia; nel tempo libero si dedicava al nuoto, il suo sport da quando aveva cinque anni. Con l’avvento della concorrenza cinese l’impresa familiare è costretta a chiudere e Deda, un po’ per gioco ed un po’ perchè con l’abbigliamento aveva esperienza, decise di buttarsi in un nuovo progetto.

Avendo trascorso anni in piscina Deda sa che in commercio ci sono soltanto costumi rossi, neri e blu e non capisce come mai nessuno abbia pensato di creare un prodotto colorato e magari pure personalizzabile.
Nella moda, si sa, uno stilista lancia la tendenza e gli altri lo seguono ispirandosi (e a volte copiando) la creazione, ma perchè i brand che al tempo realizzavano costumi da nuoto non avevano ancora pensato ad aggiungere qualche sfumatura ai propri modelli?

Da quest’idea un po’ originale ed un po’ folle nasce Boneswimmer, un marchio ormai affermato nel panorama italiano e internazionale che ha fatto della produzione a chilometro zero il proprio cavallo di battaglia e che è made in Italy dalla creazione del tessuto alla spedizione.

Si tratta di una scelta coraggiosa, che nasconde dietro di sé un desiderio di rivincita verso quella industria cinese che con molto dispiacere aveva fatto chiudere i battenti all’impresa familiare.

Grazie a Boneswimmer, Deda diventa una vera e propria imprenditrice, ma c’è qualcosa della personalità della giovane businesswoman nei costumi realizzati?

Sicuramente il colore –  risponde Deda – e la possibilità di customizzare il prodotto stampando potenzialmente qualsiasi cosa, da un tramonto alla foto del proprio cane

quello stesso colore che durante gli anni dell’agonismo mancava e di cui si sentiva fortemente la mancanza.

L’arte di fabbricare costumi (e di farli durare nel tempo)

Fabbricare costumi non è certamente semplice; lo studio dei materiali si è rivelato ad esempio essenziale nella creazione del prodotto di punta di casa Boneswimmer, l’H2OTTO per uomo o la sua versione femminile, il PIN UP.
Questi modelli sono realizzati in PBT, letteralmente polibutilentereftalato, un poliestere al 100% che rende i costumi Boneswimmer estremamente resistenti e quasi indistruttibili.
Di fianco a questi modelli top di gamma ci sono poi altri capi in cui il tessuto è composto da una minore percentuale di PBT ed una maggiore di elastan, il materiale che rende elastico il costume ma che è fortemente soggetto all’erosione del cloro.

Frequentando la piscina ognuno di noi avrà assistito a quel momento in cui il proprio swimwear si fa più sottile, quasi trasparente e molle. Ma ci siamo mai chiesti come mai ciò accada non soltanto agli atleti professionisti, che sicuramente fanno un uso costante di costumi, ma anche e soprattutto a chi frequenta sporadicamente la piscina? La risposta è molto semplice: l’erosione del cloro non si esaurisce in vasca.

Immaginiamo di toglierci il costume dopo l’allenamento e di lasciarlo nella borsa della piscina, il cloro continuerà a consumare l’elastan finchè non lo risciacqueremo con acqua! È facile a questo punto immaginare come, con la corrosione del materiale che rende elastico lo swimwear, quest’ultimo risulterà per l’appunto molle e privo di elasticità.

Produrre costumi non è quindi soltanto un mestiere fatto di ricerca estetica, ma anche e soprattutto di studio sui materiali. Uno studio che, nel caso di Boneswimmer, può tradursi nell’acquisto di una materia prima fortemente controllata perchè prodotta a pochi chilometri di distanza dal luogo in cui il prodotto finale viene tagliato, confezionato e spedito. Risulta chiaro quanto questo non sarebbe possibile nel caso di tessuti di importazione.

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Quando il business è donna

Apprendendo come nascono i costumi e quanta ricerca sia necessaria per creare un costume, è stato quasi inevitabile chiederci se tutto ciò sia reso ancora più difficile dal fatto che a capo dell’azienda stia una donna, e lo abbiamo chiesto proprio a Deda:

Non ho avuto difficoltà perchè in molti conoscono il marchio, ma non sanno chi ci stia dietro ed io non sono eccentrica. Ai banchetti in giro per gli eventi ancora adesso parlo dell’azienda ma non rivelo il mio ruolo a chi non lo chiede.

Si è trattata insomma di una storia iniziata quasi per gioco con una giovane imprenditrice che portava agli stand degli eventi i propri costumi, senza immaginare che di lì a poco quell’idea coraggiosa si sarebbe trasformata in un vero e proprio business.

Ed il mondo del nuoto ha saputo accogliere con grande calore una donna che ama il proprio lavoro e che affronta giorno dopo giorno i problemi gestionali mantenendo sempre alti i livelli di creatività dei modelli e delle stampe.

Un sogno nel cassetto

Siamo ormai abituati ad indossare costumi colorati, ma negli ultimi anni abbiamo anche assistito al progressivo avvento di un altro capo altamente tecnico che si sta votando alla scelta del colore: il costume da gara.

Rispetto ai grandi brand, che sviluppano circa 10 stampe all’anno, Boneswimmer riesce a crearne 70-80 su costumi da training. La chiave sta tutta nella flessibilità dell’azienda che viene gestita con la massima libertà nelle operazioni e soprattutto, come abbiamo visto, grazie a fornitori quasi a chilometro zero.

Produrre un cosiddetto costumone non è altrettanto semplice ma Deda ci sta pensando da tempo. In collaborazione con Jaked vorrebbe customizzare il costume da gara mantenendone intatto il materiale che in fase di stampa si assottiglia.
Grazie ad una ricerca sui tessuti realizzata ciò è tecnicamente già possibile ma la sfida sarà soprattutto trovare una soluzione versatile nella vestibilità dell’indumento tecnico.

Il nuotatore a cui vuole rivolgersi Boneswimmer non è soltanto l’agonista ma anche e soprattutto il master, sicuramente sensibile all’acquisto di un prodotto personalizzato, ma più esigente nella ricerca di una specifica calzata del costume non avendo, in molti casi, un fisico atletico e perfetto.

Si tratta di un sogno nel cassetto quindi per Deda, e per noi una sfida che siamo pronti e speriamo di veder realizzata molto presto.

(Foto: Fabio Cetti per Bonewswimmer e Corsia4)

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