“Le Olimpiadi degli stati britannici”

Era questo il nome degli attuali Commonwealth Games, quando nel 1930 in Canada si svolse la prima edizione. Gli inglesi la fecero da padroni un po’ in tutti gli sport, compreso il nuoto.

Quasi cento anni dopo la storia è cambiata: a Gold Coast, Australia, la nazionale dei canguri ha letteralmente dominato vincendo 21 ori su 38 a disposizione.

È stato un vero e proprio piccolo mondiale, considerando l’assenza degli States e delle nazioni europee, che però sono state ben rappresentate da una Gran Bretagna che come da tradizione si presenta ai Giochi del Commonwealth divisa nei suoi diversi stati (Inghilterra, Scozia, Galles).

Sono caduti record e sono brillate giovani promesse, non sono mancate le sorprese e soprattutto non si son fatti attendere i big che tutti aspettavamo!

Nazionale TOP

Come accennato l’Australia ha lasciato le briciole agli avversari. Troppo forti e numerosi i canguri, che hanno piazzato la zampata in ogni stile, esclusa la rana, unica nella quale sia uomini che donne Aussie non sono riusciti a portare a casa una medaglia d’oro.

Ma in certe prove gli australiani sono stati veramente esagerati: i tre gradini del podio tutti ammainati con la bandiera dell’Australia li abbiamo trovati nei 50 e 200 dorso uomini, 800 stile, 50 e 100 farfalla donne. Un dominio incontrastato, al quale va aggiunto quello delle staffette, tutte vinte sia al maschile che al femminile.

In totale i canguri portano a casa 21 ori, 15 argenti e 16 bronzi, senza contare anche le medaglie arrivate arrivate dal settore paralimpico. Decisamente una potenza!

Le protagoniste

Kyle Masse: arrivano dal Canada però le novità più importanti (foto I. MacNicol – Swimming Cananda FB). La primatista mondiale dei 100 dorso conferma di essere la migliore in questo momento. Vittoria nei 100 in 58″63, migliorando due volte il record dei campionati, soffrendo la resistenza di Emily Seebohm che si ferma a tre centesimi dall’oro. Meglio nei 200, dove nuota il primo crono mondiale stagionale in 2’05″98, a un centesimo dal suo personale e record canadese, oltre che nuovo record dei campionati (cancellato il 2’07″24 della Hocking del 2014).

Sorelle Campbell: le sorellone australiane non potevano non essere protagoniste a casa loro. Nel bene e nel male, soprattutto per quanto riguardo Cate. Impossibile non notarlo, la primatista mondiale dei 100 stile in vasca corta rivive l’incubo di Rio nella gara regina: primo tempo di qualifica, passaggio a 25″02, quasi mezzo secondo meglio di Bronte, che però risale stampando il nuovo primato dei campionati in 52″27, che è anche primo crono mondiale annuale.

A Cate non resta che consolarsi con un gran 50, vinto in 23″78 che le vale record del Commonwealth, record dei Giochi, record australiano, primo tempo mondiale dell’anno e terzo all-time! Ancora qualcosa?

Sì, l’australiana si prende anche i 50 farfalla oltre a chiudere la 4×100 stile donne (ovviamente d’oro) con il parziale più veloce di sempre di 51″00!!!

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Taylor Ruck: l’eterna attesa riesce finalmente a dimostrare tutto il suo potenziale. Le basta una vittoria, quella dei 200 stile, ma che vittoria! 1’54″81 è sia record dei Giochi che del Commonwealth, record nazionale (che era già suo di ben 2 secondi superiore) oltre a primo crono dell’anno e 7° all-time. La ragazzina terribile, classe 2000, dimostra il suo eclettismo vincendo l’argento nei 50 stile con record canadese, e nei 200 dorso, e il bronzo nei 100 stile e 100 dorso. Ah, salutoni e sorpasso a Penny Oleksiak, che torna a casa senza medaglie individuali.

Ariarne Titmus: nome difficile ma stoffa delle migliori. L’australiana nasceva proprio quando a Sydney Thorpe scriveva pagine importati del nuoto olimpico. La generazione 2000 non è male, tanto che la mezzofondista “esplosa” lo scorso anno vince in primis gli 800 stile con un buon 8’20″02, secondo crono mondiale del 2018 ma il colpaccio lo fa con i 400. In chiusura di Giochi stampa il nuovo record della manifestazione in 4’00″93, che è anche meglio del suo record australiano di 4’02″36 nuotato solo pochi mesi prima. Questo è anche primo mondiale di stagione e 6° all-time. Sentiremo parlare di lei.

Tatjana Schoenmaker: i tempi non sono paragonabili a quelli delle colleghe già citate, ma la ragazza sudafricana è entrata nella storia. È infatti la prima donna normodotata del suo paese a vincere un oro ai Giochi del Commonwealth. Ci riesce nei 200 rana nuotati in 2’22″02 con tanto di primato nazionale e continentale. Bissa poi con i 100, anche qui con doppio primato! Complimenti!

I protagonisti

Chad Le Clos (Gold Coast Commonwealth Games FB): il sudafricano è ormai una stella fatta e finita, ma con tanto ancora da vincere e da dimostrare. Fa il suo e lo fa alla grande: vince prima i 200 farfalla in 1’54″00, nuovo record dei Giochi e terzo mondiale del 2018, poi i 100, in 50″65 miglior crono dell’anno al mondo e non lontano dal suo best, solo 9 centesimi sopra. Sua anche la vittoria nei 50 e l’ottimo argento nei 100 stile con 48″15, 3° mondiale dell’anno pari merito con Kyle Chalmers (l’oro lo vince Duncan Scott in 48″02). Non è tutto oro quel che luccica: Le Clos è solito per il passaggio “a fagiano” che puntualmente ripete nei 200 stile, dove dopo un primo 100 in 51″1, si scioglie chiudendo settimo.

vdB vs Peaty: a dicembre scoprimmo grazie a Scozzoli che Peaty è battibile. “È solo vasca corta, in lunga è un’altra storia”.

Non è d’accordo Cameron van der Burgh che prima dell’arrivo dell’inglese dominava la scena. Se nei 100 il primatista mondiale ha troppo margine, vincendo in 58″84 dopo aver nuotato il record dei Giochi in semi di 58″59, nei 50 vdB piazza la zampata in 26″58 nonostante uno stacco al via più reattivo da parte di Peaty.

Kyle Chalmers: l’oro olimpico dei 100 stile di Rio è tornato. Dopo l’operazione al cuore che gli aveva fatto saltare il mondiale, il ventenne australiano aveva in questi Giochi l’obbiettivo di riscatto da ormai un anno. Il successo arriva subito, ed è il primo per lui, nei 200 stile vinti in 1’45″56, regolando Horton, Scott e Guy. Nel 100 non riesce a replicare per poco, ma nuota comunque un 48″15 che come visto gli porta l’argento. È poi un punto fermo delle tre staffette!

Ben Proud: anche per lui un solo oro individuale. Il velocista inglese regala in apertura una falsa partenza nelle batterie dei 50 farfalla che spianano la strada a Le Clos. Si riscatta nuotando in 21″30 le semi dei 50 stile, nuovo record dei Giochi e britannico mentre in finale vince in 21″35.

STAFFETTE

Le staffette, come detto, sono tutte in mano dell’Australia. Ma si parte e si chiude con il botto!

Nella prima giornata il quartetto australiano donne vince con WR la 4×100 stile in 3’30″05 migliorando il 3’30″65 di Rio. Merito di Shayna Jack (54″03), Bronte Campbell (52″03), Emma Mckeon (52″99) e Cate Campbell (51″00).

Nell’ultimo giorno invece ecco la staffetta più divertente ed incerta: la 4×100 mista uomini sorride ovviamente all’Australia, grazie al crono di 3’31″04, nuovo record dei Giochi. Larkin, Packard, Irvine e Chalmers hanno la meglio per nove centesimi dell’Inghilterra di Greenbank, Peaty, Guy e Proud.

Dai Commonwealth Games è tutto, ci si rivede a Birmingham 2022!

(Foto copertina: D. Carr and J. Joy – Australian Dolphins | Facebook)

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