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Storie di Nuoto: Rosolino, quel giorno ai GIOCHI. Sydney, 16 settembre 2000

4 Aprile 2017. Gabriele Detti, con il tempo di 3’43″36, strappa il record italiano dei 400 metri stile libero a Massimiliano Rosolino, che lo deteneva dal 16 settembre 2000.

Torniamo a quella data. Torniamo a quell’Olimpiade australiana nella quale lo spettacolo in piscina sembra assicurato.

Si sfidano Popov, Hall Jr, Thorpe, Van den Hoogenband, Klim e una serie di ragazzi italiani composta dagli emergenti Rosolino, Fioravanti, Brembilla, dal bronzo di Atlanta Merisi, dall’incalzante Boggiatto.

L’attesa in casa azzurra è alta: arriverà finalmente l’oro olimpico?

Nessuno dei campioni del passato era riuscito a conquistarlo. Né Novella Calligaris, né Giorgio Lamberti, né altri.

I cinque ori vinti agli Europei di Helsinki hanno rinforzato l’attesa, ma rompere il tabù non è facile. L’atmosfera è elettrizzante, ma i ragazzi reggeranno alla pressione? Non è che gli avversari si sono finora nascosti?

L’Italia schiera la squadra più forte della sua storia con sei possibilità concrete di podio: Rosolino, Brembilla, Fioravanti, Vismara, Merisi, Boggiatto e la 4x200.

In fin dei conti l’Australia aveva portato bene al nuoto azzurro già nel 1956 a Melbourne: fu allora che gli italiani entrarono per la prima volta in finale olimpica, con Angelo Romani nei 400 stile libero e la 4x200 finì settima.

Che Massimiliano Rosolino sia in forma si è visto già nelle batterie, dove è arrivato secondo migliorando di trentuno centesimi il primato italiano, che apparteneva a Brembilla, col tempo di 3’45″65. Solo due mesi prima a Helsinki aveva nuotato i 400 in 3’54″70 in batteria e e 3’52″19 in finale. Massimiliano si è dichiarato quindi fiducioso sulle possibilità di medaglia, sue e dello stesso compagno di squadra bergamasco.

E pensare che Rosolino non migliorava il suo record personale da Siviglia 1997, tre anni prima e quella era anche stata l’ultima volta in cui era salito in un podio internazionale nella specialità. Nell’ambiente circola la voce che Rosolino partecipi ai 400 un po’ per rompere il ghiaccio, provare sensazioni, acquistare fiducia in vista della gara in cui era il favorito numero uno: i 200 misti.

Alle diciannove e quindici, nell’Aquatic Centre, diciottomila persone fanno silenzio, tengono gli sguardi fissi sui blocchi di partenza, sentono i battiti aumentare, costringono loro stessi a stare seduti anziché tuffarsi per spingere il loro campione, Ian Thorpe.

Rosolino è determinato sul blocco di partenza, convinto di poter ottenere un grande risultato. Il suo obiettivo è spezzare il ritmo degli avversari. Vuole abbassare il suo tempo, dopo averlo già limato di 2″ in batteria. Punta all’argento. Nell’ultimo periodo ha lavorato tantissimo, è tranquillo, lucido e forse per questo sa a quale risultato può puntare. Alle dieci l’hanno visto sfilare con le mani in tasca. Spavaldo e incosciente, scriveranno.

In tutto questo in Italia è sabato mattina, la Rai trasmette le gare di nuoto in contemporanea con una partita di calcio del turno di qualificazione olimpica: Italia – Honduras. Tra doppie finestre e passaggi di collegamento il rischio di creare confusione negli spettatori è altissimo, tanto che Gianni Mura scriverà che qualche telespettatore può aver provato la sensazione di vedere Gattuso in costume da bagno.

Ecco il via!

Adesso gli spettatori non stanno più in silenzio, ma esplodono in grida e cori. “Thorpi“, “Thorpi“. Diciottomila persone lo incitano. il rumore è assordante, il caos sembra scuotere anche l’ acqua.

Thorpe parte in testa e a ogni passaggio è sotto il record del mondo. La gara del siluro australiano fa storia a sé. “Chi sarà il campione già si capisce”, avrebbe cantato De Gregori già dopo i primi cinquanta metri.

Rosolino non si lascia prendere dalla foga di inseguirlo subito. All’ inizio non pensa a Thorpe perché è un passo davanti a tutti. Poi in vasca si accorge che per quanto l’altro andasse forte, va forte anche lui. E si diverte tantissimo. Max non spinge subito in partenza, ma decide di fare una gara tattica, di optare per l’intelligenza. Cerca di non stargli troppo vicino. Ian ha piedi enormi, mani immense, sembra un essere creato per vivere nell’acqua. A casa Rosolino l’australiano viene chiamato tonno. Oggi l’azzurro sa che non ci sarà storia per l’oro, ma è anche consapevole che a un certo punto qualcuno, forse lui stesso, sarà in grado di battere lo stesso Thorpe: è la vita.

Al primo passaggio Rosolino è quinto. Poi inizia a recuperare: terzo, secondo.

In tribuna Cammarota, l’amico-dirigente della Canottieri Napoli, si esalta accanto all’allenatore Siniscalco:

Bravo, Maxi, bravissimo. Non è impazzito dietro Hackett, che pure vedeva bene nella 8 perché lui respira a sinistra. Non è caduto nella trappola per fargli perdere il ritmo. Non ha abboccato nemmeno quando è stato Thorpe ad allungare. Poteva passare a 1′ 21″ ai 150, invece doveva tenere 1’22” ed è passato a 1’22″02: perfetto.

Tra i duecento e i trecento metri Rosolino regala ai tifosi italiani – o meglio regalerebbe, se potessero vederlo compiutamente – l’illusione di raggiungere Ian. Scriverà Arcobelli sulla Gazzetta: “L’ altro, il fenomeno «Thorpie», come ululavano gli aussie nel catino incandescente di Homebush, Rosolino stava quasi per prenderlo: voleva solo spaventarlo nel cuore della gara, ai 150 e ai 200 metri, quando il distacco era colmato a meno di 2″ e di solito Ian prende fiato. Guardavano tutti il fenomeno di 17 anni e quell’ italiano che osava attaccarlo: incredibile. E l’ atmosfera diventava magica, intensissima. L’ eleganza meravigliosa, la potenza mista a bellezza di Thorpedine, solo davanti alla meta del primo oro olimpico e dell’undicesimo record mondiale; il rincorrere felice e costante dell’ azzurro, alle prese con avversari rimasti disorientati da quell’ andazzo formidabile di quei due in una finale aperta ormai solo per il bronzo”.

Papà Salvatore non sta più nella pelle: “Loro si sono alzati, io mi sono alzato, stavamo tutti sulle ginocchia a incitare: loro Thorpe, io mio figlio, ovviamente. Ma chi capiva nulla? Poi alla penultima vasca ho visto la faccia un po’ contratta dell’australiano, credevo proprio che Massimiliano l’andasse ad acchiappare. Ho cominciato a gridare. Ci credevo proprio”.

Max sembra un killer. Le frequenze dei suoi ultimi cinquanta metri sono impressionanti. Solo che, nelle parole dello staff di Rosolino, Thorpe è “impossibile”, un tonno, uno che cammina sull’acqua, uno che ha ossa leggerissime visto che pesa diciotto chili più del napoletano pur essendo solo tre centimetri più alto.

L’aggancio è quindi un’illusione. Thorpe vince alla grande. 3’40″59. È il nuovo record del mondo. L’australiano ha ritoccato di 74 centesimi il suo precedente priamto nuoatto a maggio. L’Aquatic Centre trema, scriverà Angelo Carotenuto su Repubblica. “Il boato fa male alle orecchie”. Diciottomila persone adesso vorrebbero tuffarsi in piscina per abbracciare e poi portare in trionfo il loro idolo.

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Comunque alle sette e diciannove si fa la storia anche del nuoto italiano. Rosolino arriva secondo o, come dicono quasi tutti, compresa la ministra Melandri, presente a Sydney, primo degli umani. Mai un nuotatore (maschio) italiano aveva conquistato in precedenza un argento olimpico. Novella Calligaris ci era riuscita a Monaco, sempre nei 400 stile libero. Novella è presente in tribuna e si commuove.

Massimiliano realizza il record italiano  – oltre che europeo – col tempo di 3’43″40 e non può immaginare che avrebbe resistito per ben diciassette anni, compreso il periodo dei costumoni.

“Ma, ma, ma… è meraviglioso. Maxi è secondo, però con un tempo assolutamente meraviglioso. Non ho più parole. E’ stato bravo, bravissimo”, dichiara mamma Carolyne. Papà Salvatore confessa: “È stata l’ emozione più forte della mia vita, alla fine saltavo come un pazzo. Che carica impressionante ti dà quella gente. E come faccio a dimenticare quell’ ultima vasca? Èstata stupenda. Mi spiace tanto per Brembilla: poverino, ha sempre avuto tanto rispetto per Maxi e per noi, bastava un niente e per l’ Italia sarebbe stato fantastico”.

L’amarezza per gli azzurri viene infatti dal quarto posto per un centesimo di Brembilla, stesso piazzamento di quattro anni prima ad Atlanta. A tal proposito Arcobelli rileva il progresso prodigioso e inutile nelle ultime vasche del bergamasco: ”Rosolino accelerava imperiosamente, il gemello Brembilla si ricordava dei suoi finali in crescendo dopo una prima parte al di sotto dei suoi standard (8° ai 100 in 55″94, 7° ai 200 in 1’53″46) per potersi sentire protagonista. Il recupero aveva del prodigioso, come testimoniava il crono dell’ultima vasca (27″39, più veloce perfino del 27″71 di Thorpe che faceva capitolare a ogni virata il mondiale. Ma non bastava ad Emiliano”.

Vale la pena ricordare anche che nella stessa prima giornata di gare sono stati migliorati cinque primati mondiali, tre europei e ben undici italiani.

Dopo la gara, in conferenza stampa, Rosolino dice che è il giorno più bello della sua vita, la gioia più grande.

E oggi posso dire di non essere troppo lontano da Torphe, il numero uno in assoluto, uno che è destinato a scrivere pagine importanti in questo sport. Per un altro motivo sono contento: chi aveva criticato le mie tre vittorie e i successi dell’Italia ai Mondiali di Helsinki è stato zittito, oggi. È stato detto: hanno sbagliato i tempi della preparazione. Non è vero, è successo il contrario: io ho vinto l’argento, la squadra ha ritoccato in un solo giorno dieci primati nazionali. Dediche? No, non ne ho una dedica in particolare, servirebbe un papiello. Un’altra cosa: questo è solo l’inizio.

Anche il neo campione olimpico gli rende omaggio: “Non sono sorpreso che Massimiliano abbia nuotato bene come ha fatto. Io ho fatto la mia gara, ma ero convinto che una finale olimpica sarebbe stata più combattuta di altre”.

Dopo la medaglia i giornali si sbizzarriscono nel raccontare storie legate alla famiglia, al carattere, alla biografia del campione e vanno a cercare i fan club, come accade durante ogni Olimpiade che si rispetti.

Così scopriamo diverse analogie tra l’argento di Rosolino e quello della Calligaris nel ’72. Anche Novella Calligaris progredì in una stagione in un modo impressionante: da 4’26″7 a Torino a 4’22″44 in finale a Monaco, con un tempo che valse anche a lei il record europeo. Peraltro anche per lei i 400 stile erano la prima gara in quell’Olimpiade. Ambedue sono stati battuti da due fenomeni australiani: Thorpe lui, Shane Gould lei. Gli allenatori? Napoletano quello di Novella, ovvero Bubi Dennerlein, napoletano quello di Max, Riccardo Siniscalco.

Scopriamo che sul podio Rosolino ha portato una bandiera italiana in cui compare un cerchio verde. Si tratta di un portafortuna ricevuto a Reggio Emilia prima degli Europei di Helsinki: “Ce l’hanno dato come auspicio e ho pensato di tirar fuori questa bandiera nell’occasione più importante” spiegherà Rosolino. A Reggio Emilia, con la Repubblica Cispadana, nel 1797 è nato il primo vessillo tricolore, che nel tratto bianco presenta una corona: il Turcasso o Faretra con quattro frecce (a simboleggiare l’unione delle quattro popolazioni di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio) e le lettere «R» e «C», iniziali della Repubblica, ai lati.

Apprendiamo che a Napoli in consiglio comunale Bassolino ha chiesto cosa avesse fatto Rosolino. Al circolo Canottieri un black out ha tenuto tutti col fiato sospeso. Il presidente ha interrotto un convegno per dare la notizia.

Impariamo a conoscere i luoghi del campione: i ristoranti di famiglia sul Lungomare di via Partenope a Napoli (la Cantinella, il Rosolino club, Il Posto Accanto), il Molosiglio con la sede della Canottieri Napoli, la casa di Rosolino all’Arenella (dove riceve giornalmente delle sporte di pesce fresco che gli consegna un ammiratore), la piscina degli allenamenti a Ponticelli.

Leggiamo anche che il papà di Max si è dovuto pagare il biglietto, rivolgendosi ai bagarini: 180 dollari e tanta rabbia, per non avere avuto un biglietto omaggio. “Ma ne valeva la pena, perché è stata l’ emozione più intensa della mia vita. La mamma, Carolyne, l’australiana, che dai tre ai sei anni ha cresciuto a Melbourne Rosolino (poi tornato più volte in Australia), viene menzionata come quella che «nasconde, soffrendo, le emozioni di madre» è rimasta incollata alla tv sin dalla mattina.

Candido Cannavò racconterà in “Una vita in rosa” di avere chiamato al telefono Salvatore pochi giorni dopo la gara. “Massimiliano è nu tesoro – si sentirà dire – l’altra sera vi sareste lanciato dalla tribuna come stavo facendo io. Che emozione! E io sto qua a spendere centottanta dollari a biglietto: la Federazione mi ha proprio trattato male”.

Ma parliamo di Max.

Massimiliano parlava con l’acqua da bambino. Una volta lo trovammo con la maschera nella vasca da bagno. L’acqua era il suo ambiente naturale”.

Sorvoliamo sul racconto della prima moglie e della prima figlia australiane di Salvatore e lasciamoci trascinare dal turbinio di aggettivi che mamma Carolyne usa per descrivere Max:

Bello, simpatico, comunicatore di gioia, divertente, serio, tenace. Avete visto le boccacce che ha fatto sul podio? Max è unico, bello anche dentro. Accanto a lui Thorpe sembrava il custode di un cimitero.

Il giorno dopo è quello degli articoli elogiativi.

Un pezzo di Vittorio Zucconi su Repubblica si intitola “Il delfino del Golfo”. “Una manciata di minuti dopo la gara, Rosolino aveva la medaglia olimpica al collo e un record europeo in tasca. Sempre spavaldo, più fresco di prima. Lui, che visse dai tre ai sei anni a Montrose, quaranta minuti d’auto da Melbourne, figlio di mamma Carolyne e di papà Salvatore (il rimbalzo napoletano, appunto: si conobbero in una crociera sull’Achille Lauro e fu subito ammore), lui punta la telecamera, ci ride dentro, fa la boccaccia e si tocca l’occhialino a destra, un saluto allegro al mondo. La risposta sulle cose che più adora gli scappa in inglese, essenziale come un tuffo: “Eating, driving, loving“: mangiare, guidare, amare, e ne serve tanto di amore per volare così.

“Quando si nuota bisogna pensare pensieri felici, io mi concentro sulle donne”. Anni dopo Max avrà una relazione con la Miss Italia Roberta Capua, poi parteciperà a Ballando con le stelle dove s’innamorerà della sua maestra Natalia Titova che gli darà due figlie. Nel frattempo continuerà a fare strage di cuori femminili, anche di quelli che non sono interessati al nuoto.

Negli almanacchi la scheda dedicata a lui viene anticipata frasi come “il suo albo è sterminato”. “Il più grande nuotatore italiano della storia”.

La seconda figlia, nata nel 2013, si chiama Vittoria Sydney…

Già. Perché poi i 200 misti, in cui era favorito, li vincerà con il secondo tempo di sempre, nuovo record olimpico e festeggerà improvvisando una danza sul blocco di partenza per la gioia del pubblico «aussie» che, in assenza di idoli di casa, tiferà per lui. Max dirà anche: “Il mio orgoglio è aver vinto senza doping. Io mi drogo con gli spaghetti in tutte le salse”.

Dopo di che Cannavò potrà esaltarlo con queste parole: “Max Rosolino sul podio dell’oro sembra una statua d’Apollo, appena tirata fuori dalle profondità del golfo di Napoli. Stremato, felice e carico di tutte le medaglie, sembra ancor più bello di primaLa scena è meno solenne di quella che commosse tutti, quando Fioravanti e Rummolo si offrirono al mondo avvolti in una enorme bandiera tricolore. Max recita da scanzonato, fa anche le boccacce. Ma, scrutando al di là della facciata, t’accorgi che una vena di commozione s’insinua inarrestabile nella sua abituale spavalderia. Occhi femminili multinazionali se lo divorano. Lui discende dall’alto del podio e cerca il folto parentado che l’adora. È stata la sua decima gara. Pensate quanti sacrifici ci sono dietro. Non è uscito neanche una sera dal villaggio. Ha detto no persino a Casa Italia. Ora può lanciare le reti. E godersi la triplice impresa che lo ha consegnato alla storia”. [Cit. da “Una vita in rosa”]

Una storia che diventerà leggenda anche per l’eccezionale longevità. Limitiamoci a una cronologia essenziale dei successi di Rosolino, uno di quegli elenchi di medaglie che potrebbero essere annunciati dallo speaker degli Assoluti di nuoto, dove ogni anno Max partecipa alle premiazioni.

58 medaglie vinte (al 2008, dato della Garzantina Sport), riepilochiamo quelle di vasca lunga:

  • Pardubice 1994 Europei Juniores: oro 4x200 sl, argento 200 sl
  • Ginevra 1995 Europei Juniores: oro 100, 200 e 400 sl
  • Vienna 1995 Europei: bronzo 4x200 sl
  • Atlanta 1996 Olimpiadi: sesto 200, 400 e 4x200 sl
  • Siviglia 1997 Europei: argento 200 e 400 sl
  • Perth 1998 Mondiali: argento 200 sl
  • Istanbul 1999 Europei: bronzo 200 sl e argento 200 mi
  • Helsinki 200 Europei: oro 200 sl, 200 mi, 4x200 sl
  • Sydney 2000 Olimpiadi: oro 200 mi, argento 400 sl, bronzo 200 sl
  • Fukuoka 2001 Mondiali: oro 200 mi, argento 4x200 sl
  • Berlino 2002 Europei: oro 4x200 sl, argento 400 sl, bronzo 200 sl
  • Barcellona 2013 Mondiali: bronzo 200 mi
  • Madrid 2004 Europei: bronzo 200 sl e 200 mi, oro nella 4x200 sl
  • Atene 2004 Olimpiadi: quinto nei 400 sl “Con una straordinaria frazione nella 4×200 consente però all’Italia di conquistare il bronzo, prima medaglia azzurra in staffetta nella storia dei Giochi olimpici”.
  • Budapest 2006 Europei: oro 4x200 sl, argento 200 e 400 sl
  • Melbourne 2007 Mondiali: argento 4x100 sl
  • Eindhoven 2008 Europei: oro 4x200 sl, argento 400 sl e 4x200 sl

Su di lui c’è chi faceva i temi delle medie: quel Gabriele Detti che dopo diciassette anni gli toglierà il record italiano nei 400 metri. Quel Gabriele Detti che potrebbe essere stato uno dei figli del boom del movimento natatorio italiano seguito a quella Olimpiade e ai successi di quegli anni e che potrebbe diventare uno dei padri di un nuovo augurabile boom del movimento natatorio azzurro.

Su di lui c’è chi faceva i temi delle medie: quel Gabriele Detti che dopo diciassette anni gli toglierà il record italiano nei 400 metri. Quel Gabriele Detti che potrebbe essere stato uno dei figli del boom del movimento natatorio italiano seguito a quella Olimpiade e ai successi di quegli anni e che potrebbe diventare uno dei padri di un nuovo augurabile boom del movimento natatorio azzurro.

Foto articolo: Massimiliano Rosolino | Facebook

(Foto copertina: arena water instinct)

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Video

Sydney 2000, Rosolino fa impazzire l’Italia: 3 medaglie

La finale di Sydney 2000 dei 400 sl dal canale olimpico

Fonti

Archivio Storico Gazzetta.it:
I ragazzi del ’78
Italia a caccia tra gli squali
Rosolinissimo sei nella storia
Questo è soltanto l’inizio
Favoloso Rosolino Thorpe l’ applaude
Da via Partenope a Ponticelli la miniera di Rosolino a Napoli
Medaglie e quarti posti Le istruzioni per l’ uso

Repubblica:
Nuoto, comincia bene l’avventura degli azzurri
I sogni d’ oro di Rosolino
Dietro il gigante Thorpe splende Rosolino
La gioia di Rosolino “Felice dietro al fenomeno”
Il delfino del Golfo
Uno straniero con il tricolore
Ma su rai tre non c’è posto per…
Rosolino, un inno regalato dall’ Olimpica
Thorpe, il Tarzan del terzo millennio

RaiSport – Il primo argento

Una vita in rosa, di Candido Cannavò, rcs libri 2002.

Enciclopedia delle Olimpiadi, Gazzetta dello Sport 2008.

Garzantina Sport, 2008.

Cinque cerchi: storia degli ori olimpici italiani, di Roberto Condio, Baldini & Castoldi 2016.

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