Al termine di una settimana intensa, spettacolare ed emozionante, Team USA è finalmente pronto: 25 uomini e 28 donne per contrastare Australia e resto del mondo ai Giochi Olimpici.

Sarà la prima squadra dal 2000 senza Phelps, la prima dal 2004 senza Lochte, con Dressel a tentare il colpo da 7 medaglie e Ledecky a cercare più ori possibili in mezzo alle insidie, soprattutto australiane. Ora inizia il collegiale alle Hawaii, che precede il viaggio finale a Tokyo, del quale non farà parte Ryan Held: nonostante il sesto posto nei 100 stile, il velocista non viene selezionato in virtù della regola che vuole un massimo di 12 atleti solo staffettisti, in graduatoria è lui il tredicesimo.

Rientra invece nel Team Jake Mitchell, secondo nei 400 stile ma senza un tempo tabellare “A” e quindi virtualmente escluso. Il problema viene superato grazie ad un tentativo isolato a margine della seconda giornata, nel quale Mitchell chiude in 3’45”86 e centra la qualificazione.

Vediamo invece come sono andate le finali.

DAY 1

400 MI M
Con il suo mentore Michael Phelps in tribuna, Chase Kalisz torna a farsi vedere e nuota un 400 misto egregio, 4’09”09 che lo ripone immediatamente tra i favoriti per la vittoria a Tokyo. Guardandosi in giro, sembra poter essere una lotta tra lui e Seto, che a Rio furono secondo e terzo dietro ad Hagino. Il secondo ticket se lo prende Jay Litherand, che a stile chiude un secondo e mezzo più forte di uno spompo Carson Foster, dominatore della prima parte di gara.

400 SL M
Una cosa che non vedremo spesso ai trials USA: per Tokyo si qualifica solo il vincitore, Kieran Smith, che nuota un 3’44”86 buono ma non eccezionale. Della crisi americana nella distanza già si sapeva, ed il secondo posto di Jake Mitchell in 3’48”17 non è tempo tabellare “A”. Quindi? Ci sarebbe un meeting a Mission Viejo il 26/27 giugno, un ultimo appello in stile Settecolli, inusuale per gli americani. Altrimenti, Zane Grothe ha il crono migliore nel periodo di qualificazione olimpica e potrebbe diventare il primo americano nella storia a qualificarsi per i Giochi in un evento nel quale non ha nemmeno nuotato la finale dei Trials. Strano.

PS problema risolto… vedi intro articolo!

400 MI F
La prima finale donne finisce subito con una sorpresa: vince la millennial (2001) Emma Weyant in 4’33”81 davanti a Hali Flickinger in 4’33”96, terza ed esclusa dai Giochi Mel Margalis, 4’34”08. Una gara davvero pazza: domina Flickinger per tre quarti, ma al 350 Margalis vira davanti a tutte. L’ultima vasca premia la più giovane ed arrembante Weyant che chiude con un superbo 30”35 nell’ultimo 50, mentre Mel si spegne in 31”10.

DAY 2

100 FA F
Confermate le sensazioni delle semifinali, ai Giochi ci vanno le due giovani. Torri Huske (2001) ritocca di nuovo il record americano, portandolo a 55”66 e confermandosi leader almeno in patria. A Tokyo si giocherà l’oro, chissà se ci sarà anche Sarah Sjöström. Dietro lei, Claire Curzan (2004) vince la volata per la piazza d’onore e si prenota per le Olimpiadi, migliorandosi fino a 56”43. Niente da fare per Khelsi Dahlia che chiude solo in 56”80, battuta anche da un’altra millennial, Kathie Douglass (56”56).

100 RA M
Le finali sono un’altra cosa. Che sia stata l’emozione o la voglia di strafare, o semplicemente una gara meno azzeccata delle altre, ma Michael Andrew è passato dal dover tentare un sub 58” a rischiare di non vincere la gara. Andrew Wilson se l’è giocata fino alla fine ed ha perso di solo un centesimo dal neo recordman americano: 58”73 per Andrew, 58”74 per Wilson. Era lì anche Kevin Cordes, che resta a casa con 58”80. Per Andrew il primo pass Olimpico in carriera e la certezza che nelle finali ci vuole qualcosa in più.

400 SL F
Ci sono solo un paio di nuotatrici al mondo che possono definire 4’01”27 un tempo deludente, ed una di loro è Katie Ledecky. Non ha avuto buone sensazioni e pensava di fare meno, soprattutto per rispondere a distanza ad Ariarne Titmus, che dall’altra parte del globo sta stampando tempi sensazionali ai trials australiani. La forma che conta, però, sarà quella di Tokyo, dove ne vedremo delle belle. Pass prenotato anche per Paige Madden, 4’04”86; fuori Leah Smith 4’06”27.

DAY 3

200 SL M
Dopo aver vinto i 400, Kieran Smith (1’45”29) si prende ance i 200 stile e guida il roster della 4×200 olimpica, una staffetta che avrà non poche difficoltà a giocarsi l’oro di Tokyo con Gran Bretagna, Australia e Russia. Il classe 2000 guida un roster relativamente giovane, il primo senza Phelps e Lochte da Atene 2004: Townley Haas (1996) 1’45”66, Drew Kibler (2000) 1’45”92 e Andrew Seliskar (1996) 1’46”34 si guadagnano lo spot assicurato, mentre come backup ci sono Zach Apple (1997) e Patrick Callan (1999). Senza dimenticare il possibile inserimento di Dressel.

100 DO F
Niente botto per Regan Smith che non risponde al crono di Kaylee McKeown ma si ferma a 58”35, peggiorando la prestazione della semifinale ma garantendosi la sua prima Olimpiade. Per lei un secondo 50 sottotono (30”45) che da la possibilità a Rhyan White di rientrare e chiudere a 58”60, visivamente non così lontana dalla campionessa. Ai Giochi ci vanno una 2002 ed una 2000, mentre resta a casa Olivia Smoliga (1994) finalista a Rio de Janeiro.

100 DO M
Rhyan Murphy contiene il rientro di un arrembante Hunter Armstrong e si aggiudica il pass per lui più importante, quello che gli garantisce la possibilità di difendere due (100 dorso + staffetta mista) dei tre ori vinti a Rio 2016. Il recordman del mondo chiude in 52”33, 15 centesimi meglio del secondo classificato, autore di una gara pazza (settimo ai 50 in 25”73, ritorno da 26”75). Resta escluso Shaine Casas, fregato da un passaggio suicida (25”18), ma anche il veterano Matt Grevers, campione a Londra 2012 e argento a Pechino 2008, uno degli ultimi reduci della sua generazione. Ottavo Michael Andrew (53”59).

100 RA F
Lilly King nuota ancora sotto l’1’05” (unica al mondo nel 2021) e con 1’04”79 vola a Tokyo. Il secondo spot se lo aggiudica Lydia Jacoby, classe 2004, che con 1’05”28 mette in riga sia Annie Lazor che Bethany Galat, tutte comunque sotto l’1’06”. La finale Olimpica sarà una delle gare più interessanti da vedere.

DAY 4

200 SL F
Come si fa a non essere romantici col nuoto (semicit.)? Dopo aver vinto l’oro a Londra 2012, e dopo un periodo di alti e bassi personali, Allison Schmitt torna alle Olimpiadi nei 200 stile, gara in cui troverà la campionessa Olimpica precedente a lei (Federica Pellegrini), e quella successiva, Katie Ledecky. Quest’ultima vince i Trials agilmente con 1’55”11, tempo che a Tokyo potrebbe non bastare nemmeno per il podio e che ai trials australiani l’avrebbe vista al terzo posto. Con 1’56”79, Schmitt stacca il pass individuale precedendo di 1 centesimo Paige Madden, qualificata per la staffetta insieme a Katie McLaughlin. Le australiane, però, sembrano imprendibili.

200 FA M
Alla fine la spunta Zach Harting, bravo a migliorare il tempo delle semi ed aggiudicarsi il pass in una gara dall’andamento scostante. Fino ai 150 è Trenton Julian a comandare, ma l’ultima vasca non perdona e lo vede affondare in 32”02. Risale così la coppia formata da Harting e Gunnar Bentz, che è secondo in 1’55”34. Niente da fare per Luca Urlando (2002), che chiude con 1’55”43 ed il rimpianto di non aver mantenuto lo standard della semifinale, con il quale ora sarebbe ai Giochi.

200 MI F
Un’altra gara incredibilmente tirata, che premia due ragazze del 2001 a discapito di una del 1996, tutte racchiuse in 4 centesimi. Dopo la rana, Alex Walsh non sembrava poter perdere, visto il considerevole vantaggio accumulato (6 decimi sulla seconda, più di un secondo sulla terza). Ma uno stile libero pessimo (32”45) fa rientrare le rivali, che fino al tocco finale credono nella vittoria. Walsh la spunta con 2’09”30, ma con soli 2 centesimi su Kate Douglass e 4 su Madysyn Cox. Quest’ultima mantiene la miglior prestazione USA dell’anno, ma resta a casa e probabilmente dirà addio al nuoto (a settembre inizia la scuola di medicina).

1500 SL F
Seconda fatica della serata, terzo pass per Katie Ledecky, che nuota un 15’40”50 per lei “normale” ma simile al tempo con il quale Simona Quadarella vinse l’oro ai Mondiali 2019. Questo per dire che non è la solita Ledecky inarrestabile, ma aspetterei comunque a darla per spacciata, soprattutto negli 800-1500. Dietro la campionessa, Erica Sullivan (2000) batte Katie Grimes (2006) di circa un secondo e con 15’51”18 vola a Tokyo.

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DAY 5

800 SL M
Il mezzofondo si conferma uno dei talloni d’Achille della Nazionale USA. In due vanno sotto il 7’50”, che è comunque un bel viaggiare, ma sono tempi che se non migliorati difficilmente saranno da zona medaglia. Domina la gara Bobby Finke, 7’48”22, davanti a Michael Brinegar, 7’49”94, entrambi del 1999.

200 RA M
Con un ultimo 50 veloce (32”98), Nic Fink strappa il pass ed avvicina il record USA, chiudendo la gara in 2’07”55, tempo che lo proietta tra i migliori in vista di Tokyo. La seconda piazza va a Andrew Wilson, 2’08”32, che la spunta su Will Licon. Niente Giochi per Kevin Cordes, uno dei tanti veterani che stanno cadendo ai trials.

200 FA F
Come da pronostico, Hali Flickinger domina la gara e con il terzo tempo dell’anno (2’05”85) si assicura il viaggio olimpico. Dietro di lei, la lotta per la seconda piazza è vinta da Regan Smith, che ha dato del filo da torcere alla vincitrice fino ai 150, salvo poi chiudere un secondo più lenta l’ultima vasca e toccare in 2’06”99.

100 SL M
Nel main event della serata, Caeleb Dressel non stecca e si guadagna ufficialmente la convocazione per Tokyo. Il suo 47”39, nuotato con estrema superiorità, lo pone al secondo posto nel ranking mondiale, dietro a Kolesnikov, che sarà uno dei suoi rivali per l’oro della gara Regina. Pass individuale anche per Zach Apple, che nuota un incoraggiante 47”72, molto vicino al suo personale. I due capitaneranno una staffetta che si giocherà la vittoria, con Blake Pieroni (48”16) e Brooks Curry (48”19) vicini al limite dei 48”, ed i backup di Bowe Becker e uno spento Ryan Held (solo 48”46).

DAY 6

200 RA F
Come nelle semifinali, Lilly King scappa via nei primi 100 sfruttando la velocità di base e tentando di resistere nella seconda parte di gara. Annie Lazor fa invece gara di rimonta e passa in testa già ai 150, chiudendo in 2’21”07 con il pass per Tokyo in tasca. King è seconda, 2’21”75, con un altro bel tassello verso la costruzione della doppia distanza.

200 DO M
Come da pronostico è Ryan Murphy a dominare la gara dal primo all’ultimo metro, chiudendo la pratica in 1’54”20. A Tokyo tenterà di nuovo il tris, difficile ma non impossibile. Al secondo posto si piazza Bryce Mefford, autore di un ultimo 50 in 29”46 e di un totale di 1’54”79; non male, visto che prima dei Trials partiva da 1’57”39.

200 MI M
Sarà Michael Andrew a tentare di mantenere in America l’oro che per quattro Olimpiadi è stato di Michael Phelps. Ad Omaha si è finalmente sbloccato, presentandosi al mondo come uno dei favoriti della distanza, nuotando per due volte 1’55” (oggi 1’55”44) e dando la sensazione di essere molto più consapevole delle sue possibilità. Rimane la questione ultimo 50, sollevata anche da Phelps in un’intervista, troppo lento (oggi 30”09) rispetto allo standard mondiale: con una chiusura a 29” basso sarebbe pressoché imbattibile. Secondo spot per un ottimo Chase Kalisz in 1’56”97, mentre Ryan Lochte, settimo in 1’59”67, saluta il sogno olimpico con un lungo abbraccio proprio a Phelps. End of an era.

100 SL F
Vittoria giocata sul filo dei centesimi, quella della gara Regina priva di Simone Manuel rimasta fuori per 2 nelle semi. La spunta Abbey Weitzeil, 53”53, davanti ad Erika Brown, 53”59, ed Olivia Smoliga, 53”63, che si qualifica per la staffetta insieme a Natalie Hinds, 53”84. A loro l’arduo compito di dare del filo da torcere alle favorite australiane che, alla data attuale, possono solo perdere. Backup per la staffetta, Catie Deloof (53”87) che dovrà attendere le convocazioni ufficiali ed Allison Schmitt (54”12) che è già in squadra per i 200.

DAY 7

100 FA M
Passaggio più veloce di ieri (23”16 vs 23”31), ritorno più contenuto (26”71 vs 26”46), tempo totale simile (49”87 vs 49”76): Caeleb Dressel fa le prove generali per la gara che a Tokyo non può non vincere. Dietro di lui la spunta Tom Shields in 51”19, che si qualifica per la seconda Olimpiade. Niente da fare per Luca Urlando, che ci riproverà per Parigi 2024.

200 DO F
Un’altra vera sorpresa, forse la più scioccante finora di questi trials: Regan Smith è fuori dalla doppia distanza a dorso alle Olimpiadi. La campionessa del mondo in carica e detentrice del world record finisce terza e non nuoterà la distanza che tutti si aspettavano da lei a Tokyo. La sua è una gara di testa per tre vasche, ma non con il solito dominio incontrastato: ai 150 ha solo due decimi di vantaggio sulle rivali, che però chiudono molto meglio di lei. Benissimo Rhyan White, che con un 50 conclusivo da 31”96, fa 2’05”73 e si mette di prepotenza nel discorso medaglie olimpiche, che interessa anche Margherita Panziera. Secondo posto per Phoebe Bacon, 2’06”46, che precede Regan Smith di tre decimi e la esclude quindi da questa distanza.

800 SL F
Tutto apparentemente semplice per Katie Ledecky che si qualifica in 8’14”62: a Tokyo tenterà il tris olimpico in questa distanza, ma la concorrenza sarà agguerrita più che mai. Per l’argento Katie Grimes (2006) la spunta di due decimi su Haley Anderson.

DAY 8

50 SL M
Dopo Ryan Lochte, Matt Grevers, non ce la fa nemmeno Nathan Adrian, un altro veterano che dice addio al sogno di un’ultima Olimpiade. Nei 50 stile passano due atleti che saranno volto della nazionale: Caeleb Dressel, con un super 21”04, e Michael Andrew, 21”48. Adrian è terzo in 21”73 e si congeda con il solito atteggiamento sereno e positivo.

50 SL F
Per un veterano che esce, uno che acciuffa la qualificazione in extremis. Simone Manuel non stecca l’ultima chance e vince la gara più veloce, battendo Abbey Weitzel di un centesimo (24”29 vs 24”30). A farne le spese stavolta la giovanissima Torri Huske, 24”46.

1500 SL M
Nella gara conclusiva si rivela un possibile protagonista per il miglio in vasca. Si tratta di Bobby Finke, classe 1999, che domina con un tempo 14’46”06, che lo mette tra i possibili protagonisti della finale olimpica. Secondo Michael Brinegar, 15’00”87.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4

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