L’afa, ecco si, il mio primo pensiero appena atterrata in terra Carioca è stato esattamente questo.

Erano le 4.50 del mattino (e stranamente l’aereo era in anticipo), dopo aver ritirato i bagagli e fatto una scorta di real al bancomat, sono uscita dall’aeroporto ed il termometro segnava 29 °C.

Giada Lorusso

Nonostante io sia abituata alle temperature di Roma, 29 °C… per esser ancora notte, faceva davvero molto caldo. Poi mettici quell’ansia mista ad entusiasmo, mettici le 10 ore di volo (senza chiuder mai occhio), il sovraccarico di eccitazione ed era come percepirne 50.

Guglielmo, il tassista che mi ha portato fino in hotel, mi ha accolta con un grande “BOM DIA” ed un sorriso che seppur da perfetto sconosciuto, è riuscito a mettermi a mio agio, facendomi sentire addirittura quasi a casa. Durante il tragitto, durato circa quaranta minuti, i miei occhi sono passati da scenari molto tristi a zone comfort, mentre Guglielmo tra una risata e l’altra continuava a spiegarmi, un po’ in portoghese e un po’ in inglese, quella che sarebbe stata la mia città per 16 giorni.
Nel frattempo dall’aurora il sole è passato a colorare l’alba e ad illuminare quella vegetazione che solo a guardarla sprigionava ossigeno, sprigionava vita. Questo signori miei è stato il mio primo approccio col Brasile!

Ho un ricordo molto vago invece del mio primo giorno a Rio, non so a che ora sia iniziato e finito, ma di certo mi sono resa conto fin da subito del calore che quel Popolo emanava. Era come essere tutti abbracciati senza sfiorarsi, le loro voci erano balsamo districante per un’anima ancora annodata come la mia. Non sapevo cosa aspettarmi e soprattutto cosa mi sarebbe aspettato, percepivo le sensazioni di un’esordiente alla sua prima Paralimpiade, ero sola di fronte a quella macchia colorata. Sola perché non facendo parte della Delegazione CIP e convocata invece dalla Federazione Italiana Nuoto Paralimpico dove ricopro il ruolo di Responsabile Ufficio Stampa, ero fuori dal Villaggio Olimpico.

Pertanto, non avendo possibilità di fare altrimenti, sono andata alla “scoperta” di questa strepitosa città. Città intesa come Parco e Villaggio Olimpico. La strada che mi separava dal primo era di circa 8 km, lunghezza importante, ma fattibile (non nelle ore calde). D’altronde l’hotel lo avevo scelto io, per cui non potevo certo lamentarmi. Ho tentato invano delle scorciatoie, ma dall’ingresso del Parco alla piscina erano comunque venti minuti a piedi. Si, a piedi perché con l’accredito stampa non avevo (giustamente) diritto ad un autista o una minicar. C’erano comunque dei bus ben collegati che nel giro di 10/15 ti accompagnavano in ogni impianto, l’attesa era ragionevole, non ricordo di aver mai aspettato più del dovuto. Unico neo di questi bus era l’aria condizionata, si rischiava l’ibernazione! Ma l’esperienza, si sa, insegna sempre, così dopo il primo giorno di “prova” non ho mai dimenticato di mettere nello zaino il k-way.

Ma ritorniamo agli impianti.

Immagino sia sempre difficile riuscire ad accontentare tutti, ma la mia personale esperienza al Parco Olimpico e nello specifico all’Olympics Aquatics Park non è stata così drammatica (come ho sentito da qualcuno). Anzi, tutte le ansie con cui ero partita andavano via via frantumantosi.
Eccetto il discorso legato all’aria condizionata, usata in maniera folle, il resto ha funzionato alla perfezione. Per il resto intendo la rete di connessione wifi, strumento essenziale per noi della stampa, un monitor ad ogni postazione, l’immediata consegna del programma gare giornaliero seguito dai risultati sia delle qualifiche sia delle finali. I volontari sono stati sempre molto premurosi e per ogni eventuale problema trovavano la soluzione. Non immaginavo una velocità del genere, tant’è che ne sono rimasta piacevolmente colpita.

Detto questo, l’impatto visivo dell’impianto è stato talmente forte da farmi tremare le gambe. Quelle sfumature tra il blu, il verde ed il giallo, con forte richiamo alla bandiera carioca “Ordem e Progresso”, il tifo a squarciagola della gente seduta su quelle piccole seggiole multicolor, tutto così intenso e coinvolgente da farti sentire “una di loro” cinese, brasiliana o ucraina, poco importava, contava l’energia che si respirava ogni giorno.

Sembrerà scontato o addirittura banale, ma in giorni dove la stanchezza ed i nervi tesi si facevano sentire, quella vivacità e quei sorrisi erano vitamine potentissime che mi consentivano di affrontare al meglio la giornata.

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Dopo una strepitosa cerimonia d’apertura tenutasi nello Stadio degli Stadi il celeberrimo “Maracanà”, il nuoto paralimpico ha inaugurato i Giochi con due medaglie d’argento. La prima porta la firma dell’atleta allenato da Federica Fornasiero – compagna di viaggio e speaker RAI assieme al giornalista Mecarozzi – Francesco Bettella nei 100 dorso. La seconda invece ce l’ha regalata il superlativo Federico Morlacchi nei 400 stile libero.

E’ stato difficile contenere l’esultanza così come rimanere seduta in tribuna stampa anzichè esser lì con loro a far festa. Ma la security lasciava poco spazio a quelle che sono le emozioni e se il pass non lo consentiva non esisteva scusa che tenesse.

Giada e Federica

 

La mia fortuna era la mixed zone, lì ho potuto complimentarmi con ognuno di loro, abbracciarli, rubare qualche scatto e strappare due battute per le interviste. La novità rispetto a Londra 2012, è stata quella di aver avuto il privilegio di sedermi accanto e lavorare assieme a Federica Fornasiero nella postazione RAI.

Stando lì ho potuto indossare per l’intera paralimpiade le cuffie con la diretta su ogni campo gara. Ed è stato meraviglioso perché oltre ai successi del nuoto paralimpico, ho esultato anche per tutte le altre medaglie. Dall’atletica con la portabandiera italiana Martina Caironi, passando poi al ciclismo, al triathlon e via dicendo. Ed era sempre una festa, ed erano sempre lacrime di gioia che rinfrescavano il viso.

 

Nel day 3 – esattamente il 10 settembre, la bandiera italiana ha sventolato per ben tre volte all’Olympic Aquatics Stadium.

Prima con Cecilia Camellini, vice campionessa nei 400 stile libero, poi con l’emozionatissimo Vincenzo Boni medaglia di bronzo nei 50 dorso e dulcis in fundo con l’esordiente Giulia Ghiretti, spettacolare bronzo nei 50 delfino.

Cecilia, Giada e Vincenzo

Ad ogni giornata che volgeva alla fine, iniziava una serata di festeggiamenti sportivi. Eh si, perché gli atleti medagliati di ogni disciplina erano attesi presso Casa Italia, nella Parrocchia dell’Immaculada Conceicao, dove il Presidente del CIP Luca Pancalli assieme al Capo Missione Marco Giunio De Santis riservavano loro un’accoglienza ed un calore degno dell’impresa che avevano da poco portato a termine.
Finita la cena cucinata ad hoc da Chef Rubio, si ritornava in hotel e in quella manciata di ore che mi separavano da una nuova alba, io e Federica inviavamo comunicati stampa e newsletter.

Nonostante il sonno, ogni mattino era un piacere svegliarsi assieme e condividere l’inizio di una nuova giornata lavorativa. Dopo una piccola colazione, partivamo con i nostri zaini in spalla e tra un errore di strada ed un altro arrivavamo sempre con il sorriso sulle labbra in piscina. I tassisti seppur tutti simpatici non indovinavano mai il tragitto per il Parco Olimpico , così quasi ogni giorno ci facevamo delle belle corse per esser puntuali per la diretta su Raisport.

Dopo i tre argenti e i due bronzi, finalmente arriva l’oro, la prima medaglia d’oro del nuoto paralimpico e dell’ intera Delegazione Italiana! A farci gridare come delle pazze è il fuoriclasse Federico Morlacchi nella gara dei 200 misti. Una gioia che da lì e pochi minuti è andata ed espandersi a profusione con l’argento di Giulia Ghiretti stavolta nei 100 rana.

Che dire? Nonostante la stanchezza in crescendo, avevamo gli occhi pieni di lacrime ed il cuore colmo di emozioni, a volte era anche difficile commentare queste vittorie tanto era la commozione, ne sa qualcosa Federica Fornasiero con la seconda medaglia d’argento che Francesco Bettella le ha dedicato vincendola nei 50 dorso. Ci sono situazioni impossibili da spiegare, per quanto uno si sforzi nel farlo è un’impresa assai ardua, ogni momento è a sé ed ognuno di noi percepisce delle vibrazioni diverse.

Ma ritorniamo alle vittorie dei nostri azzurri. Dopo un giorno a bocca asciutta di medaglie, il 13 di settembre si riparte alla grande con l’oro di super Francesco Bocciardo nei 400 stile libero, non dimenticherò mai la sua fierezza mista al tremorio della mano destra appoggiata sul cuore, mentre cantava l’inno di Mameli. Momenti come fotografie che rimarranno indelebili nella mente di noi tutti. Ogni attimo lo abbiamo fermato con un clic e messo nella scatola dei ricordi più belli. Quella scatola che viene aperta quando qualcosa nella vita di tutti i giorni non gira proprio come vorremmo noi.

I Giochi Paralimpici volgono ormai al giro di boa, e nonostante i nostri atleti siano stanchi, non smettono mai strappare pass per le finali e di registrare nuovi record italiani. Nel day 7 arrivano altre due medaglie firmate da Morelli nei 50 rana e da Morlacchi nei 100 rana. E’ difficile riassumere una giornata del genere, ma a me bastò il sorriso di Efrem e l’abbraccio di Federico per capire quanta adrenalina scorresse nelle loro vene!

Talmente tanta di energia che a Morlacchi è bastata ed avanzata anche per il giorno successivo. Eh già, perché Federico mette al collo un altro argento stavolta nei 100 delfino. Ad impreziosire e chiudere il medagliere è Ajola Trimi che all’ultimo giorno di gare vince l’argento nei 50 stile libero portando così la federnuoto paralimpica a 13 medaglie, il doppio rispetto a Londra 2012.

A fine giornata, l’ultima prima di rientrare in Italia, ho atteso volontariamente lo svuotarsi dell’Olympic Aquatics Stadium, ricordo i miei passi lenti scendendo dalla tribuna, ogni angolo mi parlava di una situazione era tutto così familiare.
Dopo l’ultimo comunicato stampa scritto in hotel, mi sono resa conto che il lavoro da fare a Rio era terminato, così tra una lacrima e un ricordo ho preparato le valigie.

Di certo né io né la bandiera col tricolore che mi sono portata dietro dall’Italia (e che ogni giorno appendevo davanti alla mia postazione) dimenticheremo mai la stanchezza, la fatica, i nervosismi e le ansie di questa paralimpiade.

Ora tornata in Italia, non so cosa darei per rivivere tutto daccapo. Per commuovermi ancora come una bambina a ogni medaglia, a ogni inno cantato, a ogni podio applaudito e a ogni sorriso ricevuto da questo Popolo straordinario.

Giada Lorusso

Responsabile Ufficio Stampa FINP

(Foto: Giada Lorusso)