Se la settimana di nuoto mondiale è stata, giustamente, caratterizzata dalle selezioni USA di Omaha, anche il resto del globo non è stato a guardare, con diversi appuntamenti sparsi fra l’Australia e la Francia, passando per il Bel Paese.

A Brisbane due giorni di gare per l’ Australia Grand Prix che è saltato agli occhi di tutti per l’impresa di Cate Campbell. La più vecchia delle due frecce australiane ha riscritto la storia della velocità femminile, migliorando il primato mondiale dei 100 stile libero che apparteneva a Britta Steffen dal 2009. Con 52”06 scende di un centesimo sotto quel limite e cancella l’ennesimo record stabilito ai Campionati Mondiali “gommati” di Roma 2009. In campo femminile ne rimangono ancora sei: tutti con il costume in poliuretano di cui 5 nuotati nella città eterna (50 stile, 200 stile, 50 e 100 dorso, 4×200 stile) e uno firmato Cina (200 farfalla di Liu Zige).

Tolto il colpo da novanta della Campbell, tutti gli altri “sfigurano” rispetto a quanto visto negli States! I canguri australiani hanno dato il meglio di loro stessi ad aprile, e ora lavorano solo in vista di Rio. Per questo per esempio prende paga rispetto ai colleghi americani Mitch Larkin, che vince 100 e 200 dorso nuotando qualche decimo più del 53” e dell’ 1’55”.

Anche l’uomo più veloce al mondo, Cameron McEvoy, torna umano (o forse si nasconde?) toccando in 48”43 nei 100 stile davanti a Magnussen e Chalmers, entrambi sotto i 49”, e vincendo i 200 con 1’47”30.

Tra gli altri big Mack Horton battaglia con il suo compagno di 1500 olimpici Jac Mcloughlin spuntandola negli 800 stile per un pugno di centesimi nuotando entrambi appena sotto i 7’56”. C’è anche Emily Seebohm, che gestisce le giovani nei 100 dorso vincendo 59”20 davanti ad un’arrembante Minna Atherton. La primatista mondiale Junior di 50 e 100 chiude in 59”3, ma il giorno prima aveva stampato un 2’08”00 nei 200 da far paura al WRJ della Ustinova (per la verità lontano ancora sette decimi).

Ma se proprio devo cercare un tempo, oltre a quello della Campbell, che mi fa stropicciare gli occhi, allora attenzione a Kaylee McKeown, quattordicenne capace di avere nelle braccia già un 2’09”60 nei 200 dorso! Il futuro del dorso Aussie, tra lei e la Atherton, è in buone mani!

PS: Park Tae-hwan, scarico e senza motivazioni dopo l’ufficialità di non far parte del roster della Corea del Sud per Rio, nuota in 3’49”18 nei 400 stile e addirittura 1’50”10 nei 200!

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Se australiani, coreani e giapponesi hanno invaso Brisbane, buona parte d’Europa era a Vichy, per l’Open de France. Vale lo stesso discorso fatto per le gare in Australia: al cospetto di quanto visto negli Stati Uniti pochi sono i tempi di rilievo, ma come per i canguri anche gli europei arrivano a questo appuntamento con un certo carico nelle braccia.

Chi esce dagli schemi e sembra essere in gran forma è un nome che non si fa sentire spesso, ma ultimamente sembra difficile da fermare: Andriy Govorov vince i 50 farfalla in 22”69, facendo meglio degli Europei e nuotando il primo tempo mondiale all’anno ma soprattutto il miglior crono all-time in tessuto, dietro solo alle due prestazioni gommate di Munoz e Cavic del 2009. Inoltre l’ucraino si permette di beffare nei 50 stile un certo Manaudou, imponendosi in 21”93 (21”80 in batteria).

Proprio l’ “Hulk” delle piscine torna a casa con un po’ di amaro in bocca, perché prima della sconfitta nei 50 ha dovuto incassare anche quella nei 100, con una finale dove il quartetto francese ha fatto le prove per Rio: vince Stravius in 48”79, secondo proprio Manaudou davanti a Mignon e Metella tutti appena sopra il 49”. Considerando che hanno tutti nelle braccia un tempo sotto i 48” la 4×100 stile francese ha tutte le carte in regola per conferma l’oro di Londra.

Chi il primo oro olimpico ancora lo cerca è Katinka Hosszú. La magiara torna umana conquistando 200 dorso, 200 e 400 misti (qui sì con tempi da Trials) ma la novità è che rinuncia ad una finale, quella dei 200 stile! Allora anche lei è umana!

Tra i grandi attesi c’era anche Adam Peaty, che magari ha buttato uno sguardo a quanto fatto dai colleghi USA nei 100 rana. Qui non strabilia, ma vince 50 e 100 con 27”02 e 59”41. Più preoccupata sarà Ranomi Kromowidjojo che tra una vasca e l’altra avrà saputo del mondiale della Campbell: 24”42 e 53”54 sono tempi, soprattutto nel 100, che l’olandese può abbassare di molto se in forma ottimale.

Infine occhio ad Hagino. Dal Mare Nostrum stampa crono sempre molto simili nei misti, e se nei 400 resta nuovamente sopra il 4’10” dopo essere sceso più volte, nei 200 misti lancia la sfida a Michael Phelps, conquistando il successo in 1’57”43 ma avendo nuotato già quest’anno 1’55”07!

Se si parla di sfide a Phelps uno solo è il numero uno in questo campo. Ed era in Italia! Non è un azzurro, ma Chad Le Clos che nel week-end era a Treviso, per la Treviso Swim Cup 2016.

L’asso sudafricano, insieme con la sua Nazionale, finalizza nuovamente l’appuntamento dell’anno nel bel paese e dopo Pesaro eccolo in Veneto. Dopo la rinuncia ai 100 stile della prima giornata, si presenta ai blocchi nei 200, vinti in 1’46”68 davanti a Myles Brown che chiude in 1’48”63 (VIDEO della gara). L’oro olimpico di Londra gareggia poi anche nei 100 farfalla vincendo con un tranquillo 52”62.

Tanti giovani ma anche un po’ d’azzurro: Andrea Toniato dà vita ad una bella lotta con Jarred Crous avendo la meglio nei 50 rana (27”66) ma non nei 100, vinti dal connazionale di Le Clos in 1’01”61 davanti proprio a Toniato e a Fabio Scozzoli. Crous che regala il bis imponendosi anche nei 200, questa volta ai danni del neo convocato per i Giochi, Luca Pizzini, fermo sul 2’16”80 a più di quattro secondi dal rivale.

 

(foto copertina: www.sbs.com.au)

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