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Storie di Nuoto: gli uomini che nuotano fra i ghiacci

Immaginate di togliervi i vestiti e di entrare nel vostro surgelatore.

Sentireste meno freddo che nell’Ice Mile, una prova di nuoto della lunghezza di un miglio, pari a 1609 metri, da svolgersi in acque dalla temperatura non superiore a cinque gradi.

Associazioni e regolamenti

Secondo il regolamento dell’International Ice Swimming Association, che è stata fondata nel 2009 dal nuotatore sudafricano Ram Barkai per dare una struttura alla gara da lui inventata, il costume deve essere standard: non deve scendere sotto le ginocchia per gli uomini e non deve essere più ampio delle spalle, né salire sopra il collo per le donne.
Sono ammessi le cuffie per la testa e i tappi per le orecchie. La competizione deve svolgersi in acque aperte o in piscine tenute alla temperatura consentita.

Non sono consentite le virate a capriola. Non è raccomandato tuffarsi o saltare nell’acqua. Il nuotatore non deve sfruttare le correnti a suo vantaggio, nei limiti della ragionevolezza. La distanza deve essere coperta senza assistenza, esclusa quella del team di soccorso per tirare fuori dall’acqua il nuotatore in caso di emergenza, la quale è valutata dagli addetti alla gara e non dal nuotatore stesso.

Esiste anche l’Extreme Ice Swim, che è una competizione in cui almeno uno dei seguenti requisiti deve essere rispettato:

  • Temperatura dell’acqua non superiore ai due gradi centigradi.
  • Temperatura dell’aria inferiore ai dieci gradi sotto zero.
  • Distanza nuotata superiore ai due chilometri.
  • Tempo nuotato superiore ai 45 minuti.

Quando l’acqua è completamente ghiacciata il ghiaccio viene rotto e una pompa fa circolare l’acqua per impedirne la solidificazione. L’attività può essere pure simulata da una piscina con l’acqua mantenuta alla temperatura desiderata.

Esistono anche delle gare di Winter Swimming, organizzate ufficialmente dall’International Winter Swimming Association, la cui distanza massima è di 450 metri.

Paesi e tradizioni

Molti paesi hanno delle tradizioni legate ai bagni in acqua gelida. Il primo club di nuoto in acque gelide negli Stati Uniti è del 1903. In Russia e in molti Paesi dell’Europa dell’Est i cristiani ortodossi praticano il battesimo nel ghiaccio: attorno a mezzanotte, i credenti si immergono tre volte in un buco scavato sul ghiaccio in onore della Trinità, dopo che un prete ha recitato una preghiera.

In Finlandia, Russia, Norvegia, Svezia, Danimarca, Estonia, Lituania, Lettonia, la tradizione dei bagni freddi è collegata con quella della sauna. Non risponde in questi casi a motivi religiosi, ma è un modo per raffreddarsi rapidamente dopo la sauna e viene considerata un riduttore di stress.

Pratiche di bagni o nuotate in acque fredde o gelide si hanno anche nel Regno Unito, in Germania, in Cina, In Australia.

Negli Stati Uniti e in Canada è diventato relativamente popolare il rito del bagno di Capodanno: il polar bear plounge.

In molti di questi casi l’immersione non è completa: spesso si limita alle gambe e raramente le persone nuotano.

Ice Mile… questione di testa

Alcuni atleti dicono che per fare una gara di Ice Mile bisogna sentirsi in un certo senso invincibili. Per chi è abituato a nuotare per più di cinque chilometri, un Ice Mile è breve, ma è molto intenso e colpisce mentalmente e fisicamente molto più di ogni altra gara di nuoto.

Già competere alle gare di duecento metri di Winter Swimming, a una temperatura di zero gradi, provoca sensazioni come se le mani fossero intrappolate nella porta chiusa di una macchina o i piedi fossero presi a mazzolate. Basta nuotare sotto i dieci gradi, del resto, per avvertire del male fisico.

Per ogni grado inferiore ai dieci, i piedi e le mani dolgono di più, i muscoli si contraggono così violentemente da far sì che le braccia e le spalle debbano fare uno sforzo notevole per allungarsi e completare la bracciata.

Ogni Ice Mile è una battaglia interna. Prima di nuotare puoi essere tentato di rinunciare.
Sai che rischi di stare male e la settimana prima della gara potresti essere terrificato. Allora dici a tutti che gareggerai, fai in modo che salga la determinazione e quindi l’adrenalina già prima della partenza. Quando entri in acqua ti sembra che si congeli anche il cervello. Dopo un minuto passa.

Per alcuni minuti lo shock è molto brutto e devi concentrarti per respirare e rilassarti. Il panico ti obnubila la mente.
Il panico va e viene per tutta la durata della nuotata. Le dita perdono la sensibilità per prime. Quindi viene il turno dei piedi e delle mani. Dopo quindici minuti in acque gelide le braccia lottano per riuscire a muoversi nell’acqua.

Dopo circa otto minuti – ha detto John Donald, che ha nuotato venti Ice Mile a Parliament Hill a Londra – inizi a sentirti bene. Inizi a sentirti invincibile. Le gambe e le mani sembrano muoversi per conto proprio ma per accertartene devi guardarle. A volte il collo diventa molto freddo e questo è preoccupante. A volte sembra che stia perdendo la coscienza, mentre il sangue si muove verso gli organi vitali. A volte non lo noti. C’è un momento in cui sembra che la tua temperatura interna crolli e il tuo corpo voglia smettere di muoversi. Sai che il tuo tempo è limitato e ti chiedi dove sia effettivamente il limite”.

Foto: www.thestar.com

Il primo Ice Mile ufficiale

Ryan Stramrood è stato uno dei tre nuotatori a nuotare il primo Ice Mile ufficiale in Antartide a un grado sotto zero.

Nuotava contro le correnti dell’Oceano Antartico meridionale tra le foche leopardo e gli iceberg e improvvisamente è diventato assente. Guardava in basso, cercando di muovere le braccia una alla volta e pensava a come fosse chiaro l’oceano quel giorno.

Non vuoi vedere molto in basso. Può farti accapponare la pelle

A un certo punto un pezzo di ghiaccio fluttuante lo ha colpito sulla fronte.

È così freddo che è oltre le capacità del corpo di registrarlo immediatamente. Per arrivare a gareggiare puoi dover sopportare dodici minuti di pura agonia in allenamento. Un Ice Mile è uno shock al sistema.
Al momento del tuffo senti aghi e punture nel corpo. Il panico determina iperventilazione, che minaccia la sopravvivenza. Un nuotatore inesperto può subire un arresto cardiaco. Mentre il corpo si muove nell’acqua gelida, la mente è influenzata e la confusione mentale arriva insieme al dolore.

In Antartide nel 2014, ho percorso il miglio in trentadue minuti, a meno uno. Otto persone in gommoni e kayak controllavano le acque per verificare che non vi fossero le pericolose foche leopardo mentre io e altri due uomini nuotavamo. Le gambe sembravano pesi morti. Le estremità erano paralizzate mentre il sangue andava verso gli organi vitali. Io ho iniziato a perdere energia e coordinazione. Era un incubo. I due uomini che erano con me hanno dovuto essere tirati fuori dall’acqua, incapaci di superare il panico e il disorientamento.
In quei momenti inizi a dubitare molto seriamente di essere capace di dare un’altra bracciata. Ho iniziato a credere che non ce la facessi ad andare avanti, che stessi per morire. Ho iniziato a perdere il focus via via che mi avvicinavo alla fine del percorso. La mia mente ha iniziato pericolosamente a vagare, a perdersi mentre l’ipotermia incalzava.

Un nuotatore in acque gelide inizia a nuotare con la testa focalizzata, chiara, ma il freddo la influenza. La confusione si trasforma in dolore, paura e panico. I dubbi si accentuano con l’andare avanti. Il corpo umano si è evoluto per evitare il freddo, non per sopportarlo e la mente cerca di fare tutto ciò che è in suo potere per convincerti a uscire dall’acqua. L’ultima cosa che ricordo è avere toccato con il piede l’arrivo. Non ricordo il processo di riscaldamento seguente all’uscita, l’afterdrop.

Ice Mile… sensazioni estreme

Durante l’Ice Mile il cervello implora più ossigeno, il che fa aumentare la frequenza cardiaca e respiratoria e determina il trasferimento di sangue dalle estremità agli organi vitali.

Nell’ultimo terzo di gara  è probabile non sentire più il proprio corpo, non percepire il fatto di muoversi. Vedere la linea di arrivo ha l’effetto che ha la vista della droga per un tossicodipendente. All’arrivo si può essere costretti a farsi aiutare a tirare fuori le gambe e anche a essere trasportati alla camera di recupero da altre persone che svestono e rivestono gli atleti.

Se si riesce a camminare, è probabile barcollare come un ubriaco. È comune essere disorientati, con dei vuoti di coscienza, sia nell’ultima parte di gara che dopo l’arrivo. Così per esempio potreste ricordare le risposte alle domande che vi fanno, ma senza la memoria visiva di quanto è successo. Oppure potete restare incurvati con gli occhi fissi su delle coperte e non parlate che a monosillabi, salvo dire in seguito che vi sentivate bene e non capite perché abbiate dovuto ricevere tutti gli aiuti (quest’ultimo è stato il caso di Bernhard Hauser dopo il suo arrivo ai mondiali di nuoto in acque gelide a Burghausen nel 2016).

Spiega il cinquantenne irlandese Donald Buckley, che ha descritto le sue esperienze nel blog “lone swimmer”:

Negli ultimi duecento metri del mondiale 2016 ho vissuto come un’allucinazione. Pensavo che dal cielo cadesse pioggia nera. Non sarei stato in grado di ricordare il mio indirizzo. Non mi ricordavo di essere uscito dall’acqua e ho dimenticato i venti minuti successivi.

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Gli effetti delle acque gelide sul corpo

Che succede a un corpo non allenato se si immerge in acqua molto fredda lo spiega il dottor Mark Harper in un articolo dell’Outdoor Swimming Society.

Il primo riflesso è nervoso: è come quando usate il martelletto sul ginocchio. Il quadricipite si aziona e tirate un calcio dentro l’acqua.

Quindi la sensazione di freddo intenso vi fa inspirare molto profondamente. Se siete immersi con la faccia sott’acqua rischiate di soffocare o di annegare. A questo segue l’iperventilazione: aumenta la frequenza dei respiri.

Sembra quasi ovvio dire che rabbrividite. Il sistema neuroendocrino reagisce col rilascio di catecolamina, adrenalina, noradrenalina e questo alza la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Rispetto ai reni si ha prima un aumento del flusso sanguigno e quindi in volumi più grandi di urine, ma successivamente aumenta il livello nel sangue di aldosterone, un ormone che favorisce la ritenzione dei fluidi nel corpo. Le catecolamine alzano i livelli di zucchero nel sangue. Crescono gli steroidi catabolici che favoriscono le rotture dei tessuti. Aumenta l’insulino resistenza.

Tutti questi fenomeni sono quelli che si riscontrano nelle situazioni “fight of flight”, ma non portano benefici nel lungo termine. Un altro effetto è che aumenta il metabolismo basale, il che significa che si può mangiare di più in seguito senza ingrassare. Il problema è che si tenderà a ipercompensare e quindi a immettere comunque più calorie di quelle bruciate.

L’esposizione al freddo in generale ha altri effetti meno chiaramente definiti come la stimolazione del sistema immunitario, la crescita nei segni di stress ossidativo, l’incremento della densità e della vischiosità del sangue.

La buona notizia è che chi si adatta a nuotare in acque fredde ha una riduzione nell’entità di questi fenomeni.

Malgrado i rischi, aumentano ogni anno i nuotatori in acque gelide e anche chi ha sofferto la gara non si ritira dalle competizioni.

Julia Wittig, 37 anni, ha realizzato il record del mondo sul chilometro in acque gelide nel 2016 in Germania a Burghausen, finendo in 13 minuti 7 secondi 56 centesimi. All’uscita la sua pelle era di un rosso luminoso, come se fosse stata troppo tempo distesa al sole in spiaggia e questa è una reazione del corpo tipica e ritenuta positiva: il guaio è quando hai un colorito blu chiaro.
Attorno agli occhi aveva dei cerchi bianchi. Non ha detto niente. Lo sguardo era fisso per terra. Qualcuno le ha messo un asciugamano sulle spalle e dei sandali ai piedi. Dopo circa un minuto ha fatto il suo primo sorriso. Dopo cinque ulteriori minuti ha iniziato a rabbrividire senza controllo, e i brividi sono di per sé un buon segno per la ripresa della vitalità.
I suoi brividi erano continuati anche dopo avere fatto una breve sauna ed erano così pronunciati che doveva lottare per sollevare una tazza di tè e portarla alla bocca. Poco dopo era sorridente, diceva di voler battere il muro dei tredici minuti per nuotare un chilometro e prima della fine del pomeriggio ha fatto altre quattro gare nel ghiaccio (fonte articolo NYTimes).

Il recupero, finita la gara, non è semplice. Riscaldarti di nuovo dopo un episodio di ipotermia è molto delicato e pericoloso. Il sangue caldo ricomincia a essere rilasciato dagli organi vitali e torna alle estremità, dove il sangue è freddo. Mentre circola, il sangue freddo può causare un ulteriore abbassamento della temperatura degli organi vitali. Per evitare questo i nuotatori vengono massaggiati, gli vengono date delle coperte e delle bevande calde.

Foto: Julia Wittig by Julien Goldstein – The New York Times

E gli effetti positivi!

Ma allora perché il fenomeno del nuoto in acque gelide esiste e anzi ha i numeri in crescita?

Innanzitutto immergersi e nuotare nelle acque fredde, anche se non necessariamente gelide, può migliorare effettivamente la vita su tutti i fronti. Rinforza il sistema immunitario.

Produce un vero e proprio cocktail di endorfine, dopamina e serotonina, gli assassini naturali del dolore e i neurotrasmettitori vitali nel renderci felici. Migliora la circolazione sanguigna e quella linfatica. Aumenta la libido e migliora la vita sessuale, poiché le acque fredde fanno aumentare la produzione di estrogeni e di testosterone. Brucia più calorie perché il cuore deve pompare sangue più velocemente e il corpo deve lavorare più duramente per riscaldarsi. Riduce lo stress.
(Fonti: Cold water swimming e 6 Amazing Health Benefits Of Cold Water Swimming).

Le espressioni chiave usate da chi ha provato l’esperienza del nuoto in acque gelide – che sia stata più o meno o per niente dolorosa – sono: “è stato intenso, è uno sport rinvigorente, è stata la sfida più premiante che abbia mai affrontato, è stato elettrizzante, è una sensazione stupefacente, ti fa sentire vivo, ti senti come se potessi scalare l’Everest, è come assumere droghe legali, l’inizio è doloroso ma dopo un po’ ti senti benissimo, l’euforia è incredibile quando hai finito e quando hai recuperato”.

È sicuramente un test di resistenza fisica e mentale. Avere completato il miglio in acque gelide è un atto che richiede una grande forza mentale, ancor prima che fisica. Già stare due o tre minuti in acqua gelida produce un’euforia che porti avanti tutto il giorno. Molti nuotatori in acque fredde hanno dichiarato di avere migliorato la loro aspettativa e la loro qualità di vita.

Come in molti sport estremi, i partecipanti abbracciano l’opportunità di imparare qualcosa su loro stessi. Si possono acchiappare dei sorprendenti sguardi su angoli non familiari della propria psiche. Per un momento fugace si può sperimentare una sensazione intossicante di sconfiggere i propri istinti fondamentali.

Il piacere di farlo impallidisce in confronto a quello di averlo fatto. Si legge nelle interviste e nei racconti dei nuotatori che dopo un Ice Mile ti senti all’apice delle emozioni positive, che vivi un climax, che provi un sentimento di benessere così forte da provocare dipendenza. Ti senti veramente bene.

Le persone che fanno queste attività – sia Winter Swimming che Ice Swimming – sono incoraggiate dal cocktail di endorfine che vengono prodotte. Il risultato è un durevole senso di euforia e di calma che perdura per tutta una giornata.

Esperienze e adattamento

Un famoso nuotatore è Lewis Pugh, che ha nuotato attraverso un lago ghiacciato sull’Everest e ha completato un chilometro attraverso il polo nord in acqua a meno 1,7 gradi. Ha recuperato le sensazioni nelle mani solo quattro mesi dopo. Pugh può far salire mentalmente la temperatura di 1,4 gradi prima di entrare nell’acqua in un processo chiamato termogenesi anticipata. Come è possibile? Una possibilità coinvolge la produzione di tessuto adiposo bruno (“brown fat”), il tessuto che permette ai neonati e ai mammiferi ibernati di mantenersi caldi e che si pensava finora che non esistesse negli uomini adulti.
(Fonte: Dipping my toe into cold-water swimming – The Guardian).

Secondo Mahdu Nagaraja, che nuota in acque gelide dal 2013, l’Ice Swimming gli porta gioia e felicità e lo aiuta a riconnettersi con la natura. “Potrei stare bloccato in casa a guardare la tv oppure posso uscire e godermi l’inverno canadese. Stiamo distruggendo il pianeta e nuotare in acque gelide è un modo per rincongiungersi con l’ambiente e prendersene cura. Poi c’è l’euforia. Ho amato ogni singolo attimo di quei trentasette minuti che ho impiegato nel Lago Ontario”.
(Fonte: Ice swimming in Toronto – CBCnews)

 

I gelidisti in Italia… con un occhio di riguardo all’ambiente

Tra le persone che associano l’ambiente al nuoto in acque gelide c’è anche l’italiano Enzo Favoino, già conosciuto dai lettori di Corsia4 grazie all’articolo dedicato al nuoto in acque gelide in occasione dei Mondiali 2016 di Burghausen.

Favoino, infatti, oltre a essere stato l’unico partecipante italiano ai recenti mondiali, è il coordinatore scientifico di Zero Waste Europe ed è spesso coinvolto dall’Unione Europea e da vari governi nazionali in qualità di esperto nella gestione sostenibile delle risorse, come leggiamo in questa intervista.

Favoino ha dichiarato a La Provincia Pavese di avere fatto spesso econuotate per sensibilizzare sui temi della sostenibilità e dei cambiamenti climatici.

Abbiamo anche coniato uno slogan, che portiamo in gara su uno striscione: “Be cool, keep it cold”

Ovvero: “Fai il fico, mantienila fredda”… l’acqua, contro il surriscaldamento della Terra!

Gli italiani gelidisti, dice sempre Favoino, sono una ventina e si allenano nei laghi brianzoli di Montorfano, Segrino e Pusiano.

Siamo tutti appassionati di nuoto in acque libere. Io fin da piccolo, in Sardegna, andavo da un’isola all’altra seguendo gli amici in kayak. Quello in acque gelide lo viviamo come un’estensione dell’attività estiva: in inverno, non potendo praticare, diventavamo tristi.

I risultati degli azzurri sono ragguardevoli, come riporta Repubblica: “Il record del mondo ‘Nuoto in acque gelide’ è tutto italiano. Il team vincente arriva da Cantù, in provincia di Como, ed è formato da Vittorio Zanoni, Maurizio Fossati, Carlo Cappararo, Enzo Favoino e Alberto Salvi. Sono partiti per Burghausen, in Germania, pronti a competere con 400 atleti in gara in rappresentanza di 15 nazioni e hanno portato a casa un record mondiale di categoria sui 1000 metri grazie alla performance di Salvi che ha terminato l’impresa in 17′.” [German Open Gennaio 2016 NdR].

Oltre ai nuotatori già citati, va rimarcato il nome di Paolo Chiarino, manager genovese ma residente in Lombardia, che ha traversato lo stretto di Bering per la Marina Russa, ha nuotato un chilometro a zero gradi al Circolo Polare Artico con una temperatura esterna di meno dieci gradi, ed è stato dichiarato ambasciatore per l’Italia di Ice Swimming.
Chiarino ha dichiarato all’Ansa che sogna di nuotare in Antartide e di tornare nel Circolo Polare Artico perché è un posto magico.

Esperienze di Ice swimming

Nel magico mondo dell’Ice Swimming c’è anche qualcuno che descrive un Ice Mile come un’esperienza atletica normale e che torna in hotel dopo la gara senza avere perso sensibilità o coscienza e sentendosi bene dopo avere bevuto due tazze di caffè, come la statunitense Jaimie Monahan.

C’è chi, come il tedesco trentottenne di 110 kg Mark Koitka, dice di essersi sentito bene, a parte il tremore incontrollabile al mignolo della mano destra, forse grazie al fatto che produce del neoprene naturale che lui chiamerebbe birraprene.

C’è chi, come Elaine Hawley, bagnina nell’Oceano Atlantico e scrittrice, dice che in gara ha guardato la paura in faccia e le ha detto: “Prendimi se ti riesce” e non si è lasciata acchiappare, anche se era terrificata invece nella settimana che ha preceduto la gara. Lei ha completato il suo Ice Mile nel dicembre 2012 nel porto di Boston.

Infine c’è anche chi racconta l’Ice Mile come una passeggiata, una passeggiata che ti fa toccare il cielo con un dito!

Volete provare? Qualche suggerimento…

Arrivati a questo punto potreste essere tentati di provare oppure solo di sapere che significhi allenarsi per gli Ice Mile.

Fondamentale è il processo di acclimatamento, che in buona parte è mentale: sapere che immergendosi proveremo freddo e farlo ugualmente. Bisogna espirare subito dentro l’acqua e iniziare a muovere qualche bracciata. È bene stare vicino a riva e iniziare ad immergersi vicino a una roccia o a un albero, se possibile.

Ryan Stramrood suggerisce di aumentare di peso, migliorare la condizione fisica, allenarsi in gruppo in piscina attraverso serie ripetute e soprattutto abituarsi al congelamento.

È indispensabile svolgere almeno il 20% del tuo allenamento in acqua fredda, oltre che per l’adattamento fisico, soprattutto per quello mentale. Concentrati e guadagna fiducia! L’adattamento al freddo avviene soprattutto nella testa. Il tormento di buttarsi in acqua fredda, l‘intorpidimento, il mal di testa, le dita incontrollabili dal freddo, i denti che battono e la sensazione indescrivibile del freddo sullo strato esterno della cute e nel nucleo corporeo sono senza dubbio ansiogeni.
Tutte queste cose creano pressione, ma allenandoti regolarmente in queste condizioni ti concentrerai sul freddo e sui cambiamenti nel tuo corpo e farai abitudine a questo. Lavora sulla mente per autoconvincerti che potrai controllare tutto questo, mentre ti trovi in acqua fredda e non mentre ti trovi in una stanza confortevole o nella calda piscina. Costruisci un muro mentale che non lascia transitare il freddo. Devi trovare un tuo metodo psicologico. Non dimenticare che il tuo corpo non vuole stare al freddo, è programmato ad interrompere la nuotata e non ti sentirai mai a tuo agio. Ma una mente equilibrata ti può aiutare di controllare tutto questo, mentre ti alleni.

L’allenamento inizia coprendo distanze significative in acque dalla temperatura normale prima di provare temperature più basse. Certamente un must è la familiarità con le immersioni in acqua fredda. “Tuffi” quotidiani sotto il minuto per acclimatare il corpo alle sensazioni, bagni di ghiaccio per mantenere la percezione del dolore nella memoria. I fondamentali, la bracciata, il respiro, la velocità, devono essere allenati con molta enfasi poiché la tecnica tende a perdersi in un luogo molto freddo.

Secondo il tedesco Hetzer – allenatore del team olimpico della Germania Est nel 1988 – può essere utile andare in giro senza calzini in inverno, fare frequenti docce fredde, non accendere il riscaldamento in casa, dormire in giardino.

Stamrood e il suo team si preparano sedendo in bagni di ghiaccio di uno o due gradi centigradi per periodi di dieci minuti.

Tre minuti di paura…

Non che voglia farvi desistere dalla voglia di cimentarvi in questo sport, ma Loneswimmer Buckley ha scritto sul suo blog che i tre minuti peggiori della sua vita natatoria li ha vissuti prima di immergersi, in allenamento.

Pensate di andare ad allenarsi a dicembre in Irlanda nell’Oceano. Esci di casa e già devi affrontare la nebbia mattutina mentre i cristalli di rugiada sulle piante attorno ti stanno chiedendo chi te lo faccia fare. Scendi dalla macchina e il vento ti colpisce inesorabilmente alle parti esposte: le dita, le orecchie. Percepisci un freddo per niente confortevole già prima di cambiarti. Chi passa vicino a dove ti trovi ti guarda in modo strano e non può fare a meno di chiederti se stai davvero per metterti a nuotare, salvo restare stupefatto quando sparisci dalla loro vista. Sempre che non ti succeda, al contrario, di rimanere sopraffatto dal grigiore del cielo e del mare e dall’aria fredda e non riuscire letteralmente a muovere un passo per andare a nuotare.
Può succedere che resti immobile sulla spiaggia per tre minuti. In fin dei conti avere paura di immergersi nell’acqua fredda è normale. La paura la senti nelle viscere. Sai dentro di te che lo shock termico può prenderti nei primi tre minuti dentro l’acqua, sai che stai per soffrire. Sai anche, però, che l’allenamento serve ad abituare il tuo corpo e ad aumentare la tua sicurezza, per cui alla fine compi quel maledetto passo e vai in acqua.

Se è vero quanto dice Buckley, comunque, più lui scrive nel suo blog dei pericoli del nuoto in acque gelide e più la gente ne è attratta.

E voi, come vi sentite?

Siete attratti dal provare l’Ice Mile d’inverno anche se magari finora avete avuto timore a entrare nelle acque dei mari del Mediterraneo d’estate?

 

(foto copertina: www.56thparallel.com)

Per saperne di più... clicca per aprire

VIDEO

Nuoto in acque gelide – La provincia di Como

Finlandia – Tuffarsi in un buco ghiacciato video tuffarsi in un buco ghiacciato

Le gare nel lago di Chiemsee (Germania)

Ice swimmers battle

 

FOTO

Paolo Chiarino – Stretto di Bering

Le gare nel fiume Songhua in Cina

Link

Paolo Chiarino e la speranza olimpica

Paolo Chiarino: un nuotatore in giacca e cravatta

Swimming for a Cleaner World – Intervista a Enzo Favoino

Ice Swimming Success for YOS Ladies and the Ice Princess

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RACCONTI

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ORIGINI e REGOLE

Winter swimming – Wikipedia 

Russian ice swimming

8 Ways to Handle Swimming in Cold Water

Ice mile guideline

CONSIGLI E ALLENAMENTO

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