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Storie di Nuoto: Pablo Morales, il predestinato

Storie di Nuoto: Pablo Morales, il predestinato

Dal caos interiore nascono stelle danzanti

A volte possono essere le sconfitte, nello sport e nella vita, che trasformano quelle che potrebbero essere delle scontate storie di successo in favole di riscatto. Altre volte sono eventi tragici come la morte della madre che fanno sì che un destino da trionfatore si realizzi compiutamente.

Pablo Morales sembrava un predestinato.

Figlio di due cubani, Pedro e Blanca, fu portato in piscina da piccolo per fargli prendere confidenza con l’acqua, dopo che sua madre un giorno aveva rischiato di annegare. Rivelò subito il suo feeling con l’acqua e i suoi successi da junior gli consentirono di guadagnarsi una borsa di studio e far parte dell’high powered program all’università di Stanford.

Negli anni del college diventò un fenomeno globale. Subito dopo l’anno da matricola ruppe un record del mondo nei 100 farfalla ai trial per l’Olimpiade di Los Angeles, dove poi vinse tre medaglie.

I miei genitori hanno lavorato duramente per farmi vivere in modo confortevole e permettermi di sognare in grande. Sono stato fortunato perché mi hanno guidato a fare qualcosa che mi riesce abbastanza bene”

disse dopo gli exploit olimpici.

Le sue parole non rendono giustizia al suo talento. L’Olimpiade di Los Angeles fu una rampa di lancio per Morales: vinse l’argento nei 100 farfalla e nei 200 misti e contribuì all’oro della staffetta mista statunitense.

A Los angeles per vincere i 100 farfalla e battere Morales, il tedesco occidentale Michael Gross, ritenuto all’epoca il nuotatore più forte del mondo, dovette superare se stesso e il record del mondo: 53”08 fu il tempo dell’oro. Anche il diciannovenne Morales nuotò sotto il precedente record, precisamente in 53”23, e quel tempo e quel secondo posto davanti a un’icona del nuoto lo piazzarono sul confine della grandezza. Un passo avanti e nell’elenco delle superstar del nuoto ci sarebbe finito anche Pablo.

Tra il 1985 e il 1987 Morales conquistò tre ori ai Panpacifici, due nei 100 farfalla e uno nei 200 misti, un oro ai Mondiali nei 100 farfalla – battendo Matt Biondi – e un record del mondo, 52”84, che sarebbe durato ben nove anni. Come se non bastasse, Morales stava avendo una delle migliori carriere sportive collegiali mai realizzate da un uomo. Con lui in squadra Stanford vinse tre campionati NCAA consecutivi. Morales vinse i 100 farfalla e i 200 farfalla in tutte e quattro le stagioni in cui partecipò, così come i 200 misti nei suoi ultimi tre anni. Con undici titoli NCAA Morales diventò il più titolato nuotatore maschio della storia del college, avendo superato il precedente record di dieci vittorie, che apparteneva a John Naber, dell’Università della California del Sud.

Foto Standford University

Cosa mancava ancora a Morales per salire nell’Olimpo dei nuotatori?

Be’. L’oro olimpico. Con un palmares come il suo c’erano poche ragioni per dubitare di un grande trionfo all’Olimpiade di Seul, finalmente libera dai boicottaggi, peraltro. Sì, certo. Per andare alle Olimpiadi, i nuotatori statunitensi devono superare le Colonne d’Ercole dei trials.

I trials mettono pressione anche più delle Olimpiadi. Si qualificano i primi due e non c’è poi differenza tra chi arriva terzo e chi si piazza all’ultimo posto. Un centesimo di secondo può fare la differenza tra la possibilità di realizzare un sogno durato una vita e la sua frantumazione. E pensare che spesso chi arriva terzo ai trials statunitensi avrebbe delle buone chances di salire sul podio olimpico.

Ci sono molte persone che non ritengono giusto il nostro sistema poiché non degna di riguardo chi detiene un record del mondo o ha un’importante storia sportiva. – disse Morales prima dei trials del 1988 – In altri paesi le star hanno un posto assicurato in squadra. Però a pensarci bene il nostro sistema concede una chance a tutti.

Giovani, anziani finora non esplosi, stelle o recordmen che siate, potete qualificarvi alle Olimpiadi. Basta che arriviate primi o secondi nella vostra gara il giorno dei trials. In questo modo sperimenterete anche una pressione simile a quella che affronterete durante i Giochi.

È una situazione colpisci o manca il bersaglio. Fai o muori. Ma è proprio questo che gli Stati Uniti vogliono per stabilire chi può accedere alle Olimpiadi.

Chissà qual è stato il percorso di avvicinamento di Morales ai trials prima di Seul. Avrà avuto un approccio troppo misurato?

Fatto sta che dopo essersi qualificato col secondo tempo per la finale dei 100 farfalla, Morales finì dietro Matt Biondi e Jay Mortensen, quel giorno al Lee & Joe Jamail Swim Center al campus dell’Università del Texas. Non solo. Anche nei 200 farfalla si piazzò al terzo posto e nei 200 misti fu eliminato in batteria. Nessuno saprà mai perché.

Chissà quante domande si sarà fatto Morales: “Cosa è successo? Perché sono stato così lento? Perché al momento in cui avevo bisogno di essere al top tutto è crollato?” Noi che sappiamo il seguito della storia possiamo pensare che anche quello sia stato un segno del destino: doveva andare così e non ci sono altre risposte.

A ogni modo in quei giorni del 1988 il predestinato, la grande promessa, il già super vincente al college, il già trimedagliato olimpico, colui che aveva oltrepassato il confine della Terra della Grandezza, venne ricacciato indietro e diventò una delle più grandi sorprese in negativo nella storia dei trials statunitensi.

La sua mancata qualificazione ai Giochi fu come un fulmine a ciel sereno nell’ambiente olimpico e universitario statunitense. Nei corridoi del campus del Texas dove si svolgevano i trials il caso Morales era all’ordine del giorno nelle discussioni tra gli allenatori. Alcuni di loro manifestarono addirittura il desiderio di farlo inserire comunque in squadra.

Morales non era solo un veterano e un leader. Era anche uno dei nuotatori più simpatici dell’ambiente.

Tu pensi di avere la possibliità di far parte del team olimpico quando all’improvviso ti trovi di fronte alla brusca fine della tua carriera. – disse Morales – È finita. Hai finito. Perché non pensi di poter andare avanti per altri quattro anni. I 100 farfalla sono il mio forte. Lo sono stati per tutta la mia carriera. Prima della finale dei trials mi sentivo pronto per far partire il mio colpo migliore e qualificarmi per Seul. In tutti questi anni ho sempre pregustato il giorno in cui sarei stato al massimo della forma e avrei potuto vincere l’oro olimpico: pensavo che questo sarebbe stato l’anno giusto. I 100 farfalla mi hanno sempre reso orgoglioso. Però è così che funzionano i trials: non sempre i favoriti ce la fanno. Gli underdog ti sorprendono. Questo è il bello dei trials.

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Dopo avere lasciato Austin, Morales decise di abbandonare lo sport.

Non seguì l’Olimpiade di Seul in tv, per la delusione, malgrado fosse un appassionato di sport. Si iscrisse alla Law School dell’università di Cornell. Cominciò a mangiare smodatamente e del suo corpo non si poté più dire che fosse ben definito. Restò tre anni fuori dalla piscine. Nel 1991 morì sua madre e quella fu l’ultima mazzata. Sua madre aveva perso la battaglia contro il cancro e lui aveva perso una delle persone più importanti della sua vita.
Pablo, mentre sua madre stava morendo, reagì decidendo di dare un’altra chance allo sport, per vedere se avrebbe potuto godere di nuovo delle magie del suo passato. Sapeva che non c’erano garanzie, ma il suo viaggio sportivo doveva ricominciare.

Lavorando con il suo coach al college, Skip Kenney, Morales si rimise in forma in breve tempo. Migliorò sia nel fisico che nei tempi e capì presto che la sua decisione era stata corretta. Doveva provarci.

La chiave per me è stata capire se volessi davvero iniziare di nuovo a nuotare da professionista. Una volta che sono rientrato ho capito che stavo facendo la cosa giusta, che nuotare era quello che volevo fare. Era meraviglioso essere di nuovo in acqua e allenarmi, rimettermi in forma e avere un obiettivo misurabile davanti a me. Quando qualcuno che ami muore, il dolore e il senso di perdita non vanno mai davvero via. È stato un periodo difficile per me e per la mia famiglia. Mia madre mi ha sempre sostenuto nella mia carriera da nuotatore. I miei successi hanno significato molto per lei. Ho deciso di ricominciare poco prima che lei morisse. Lei lo ha saputo. Del resto ora ero più maturo e vecchio e avrei potuto gestire il fallimento.

Ebbene. Pur nuotando un secondo più lentamente del suo vecchio record mondiale, Morales vinse i 100 farfalla, un centesimo di secondo più veloce di Mel Stewart e si qualificò per l’Olimpiade di Barcellona.

Compagni, allenatori, spettatori: tutti erano contenti di veder tornare Pablo in squadra. Suo padre aveva portato una foto di sua moglie in tribuna e la sventolò dopo che il figlio si era assicurato il posto. L’immagine era toccante e fece scendere le lacrime a molti, non solo ai familiari di Morales.

Una volta qualificato, non c’erano ragioni per credere che non avrebbe aggiunto un altro capitolo alla favola del suo ritorno.

Non ho mai incontrato nessuno col talento di Pablo – disse Mark Schubert, che guidò le donne statunitensi ai Giochi del ‘92, prima della partenza per Barcellona – Però pensavo che sarebbe stato un rientro molto duro. Poi lo vidi nuotare a un meeting a dicembre e mi sembrò evidente come stesse ritornando in forma mentre il talento era sempre lì intatto. Io credo che il limite sia il cielo. Credo che possa raggiungere il massimo. Penso che riuscirà a fare il suo personal best e dovrebbe essere sufficiente per conquistare una medaglia. Tutto il team vuole che lui vinca. Tutto il team crede che Pablo sia l’atleta che merita di più il trionfo olimpico.

Via via che l’Olimpiade di Barcellona si avvicinava, a Morales fu chiesto spesso cosa fosse successo quattro anni prima o cosa fosse successo a sua madre o come fosse avvenuto il suo rientro. Bud Greenspan, leggendario storico e documentarista olimpico, portò con sé una telecamera per seguire Morales per realizzare poi un documentario sui giochi di Barcellona.

Morales non cercò mai di essere altri se non se stesso. Parlando dell’Olimpiade di Seul Morales ammise di avere lasciato la stanza in cui veniva trasmessa la gara dei 100 farfalla in tv. “Durante i giochi di Seul non vidi molto i giochi. Per me questo è insolito perché sono un appassionato di sport e di Olimpiadi. Però non vidi quella gara e vidi poco di quell’Olimpiade. Quella non era più la mia gara. Mi spiace dirlo. So che è melodrammatico parlare così, ma non essere presente era una ferita ancora aperta”.

Alcuni degli avversari contro cui aveva lottato in passato nei 100 farfalla si erano ritirati. Biondi non partecipava e Gross aveva abbandonato il nuoto dopo i Mondiali del 1991. Nonostante ciò il campo di battaglia era agguerrito e il risultato era incerto. Erano presenti il campione olimpico uscente, Anthony Nesty del Suriname e il campione europeo Rafal Szukala, polacco.

Un dubbio si sarebbe potuto insinuare nella mente di Pablo: “Sarò diventato troppo vecchio?

Foto The Daily Nebraskan

Noto per le sue partenze veloci, Morales era in testa al passaggio ai cinquanta.

Stava per cedere al recupero impetuoso di Szukala, ma riuscì a toccare il muro prima del polacco, mentre Il terzo posto sarebbe andato a Nesty. Dopo avere toccato la piastra, Morales rivisse un atmosfera simile a quella del 1984, quando si era piazzato dietro a Gross.

È arrivato il mio momento, finalmente! Volevo sentire una reazione prima di voltarmi. C’è un attimo di silenzio all’arrivo: ci fu a Los Angeles, eccetto che per i tifosi tedeschi presenti, e c’è stato a Barcellona. Non volevo girarmi troppo in fretta. Volevo raccogliere le mie forze e poi guardare il tabellone. Ero pronto a ogni risultato possibile: vincere, perdere, anche non qualificarmi per la finale, all’inizio. Ero preparato a non vincere. Ero venuto all’Olimpiade per rifare questa esperienza, rivivere queste sensazioni. Questa è un’arena dove i migliori si ritrovano in uno stesso posto, ognuno col sogno di vincere una medaglia d’oro. Ogni atleta ambisce a partecipare a una competizione come questa. Il sogno olimpico è sempre stato dentro di me, anche quando mi occupavo degli studi in Legge.

L’eccitazione della vittoria di Morales si trasmise negli Stati Uniti e il suo trionfo campeggiò sulle prime pagine di Sports Illustrated e dei principali giornali. Il significato del suo trionfo, la storia della sua resurrezione, colpì anche i rivali di un tempo.

Gross affermò di avere pianto dopo la vittoria del suo vecchio sfidante. “Ho sperato che Morales vincesse prima o poi un oro olimpico fin dal giorno in cui l’ho battuto a Los Angeles”.

Prima dei Giochi di Barcellona, Morales era un grande campione del nuoto statunitense, un medagliato olimpico, un detentore di record del mondo e una leggenda dell’NCAA.

Però la conquista del mondo l’ha compiuta nel 1992 e con quel successo la sua storia ha assunto i caratteri della fiaba.

Il suo romanzo comprende un po’ tutto: il recupero dopo una grande delusione sportiva e nonostante un dramma familiare.

Dopo essere stato tre anni fuori dalle competizioni, credo di avere raggiunto una sorta di prospettiva sul perché mi allenassi e sul perché fossi stato e volessi tornare a essere un nuotatore professionista. Fissare un obiettivo e fare dei progressi per raggiungerlo rappresenta per me la più grande fonte di soddisfazione.

Le persone attorno a me, prima di Barcellona, erano colpite dal mio rientro. Io guardavo all’Olimpiade come a una chance per la gloria e la soddisfazione. È questo che ogni atleta cerca: un’opportunità per provare a se stessi di poter disputare la gara più importante del proprio sport. Questo è lo scopo ultimo di ogni atleta. Io ce l’ho fatta.

E lo sapevate che Ryan Lochte ha detto alla Nbc di essere rimasto colpito dalla storia sportiva di Morales? Dalla sua vittoria a Barcellona ha deciso che avrebbe voluto diventare un idolo per gli altri come Pablo lo era stato per lui!

Oggi Pablo Morales è il capo allenatore della squadra di nuoto femminile dell’Università del Nebraska. Quell’abbandono a fine anni Ottanta è stata una parentesi imposta dal dio delle storie.

Il nuoto è per sempre, per chi ha il nuoto scritto nel suo destino.

(Foto copertina: Nebraska University Archives)

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