Partiamo dal fatto: Leon Marchand, giovane francese promessa del nuoto mondiale che attualmente gareggia negli States, è stato squalificato nei 400 misti poco dopo aver stabilito la miglior prestazione mondiale, 4:10,38, alle TYR Pro Swim Series di San Antonio.

Motivazione della squalifica: virata irregolare rana-stile.

Marchand, dopo essersi spinto dal muretto, ha percorso la prima parte dell’apnea a pancia in su, battendo le gambe a delfino sul dorso, per poi girarsi a pancia in giù e riemergere a stile libero.

Una tecnica resa famosa da uno dei più grandi della storia, Ryan Lochte, citato a esempio dallo stesso Marchand nell’intervista post gara. Dopo diverse proteste, la squalifica è stata revocata, Marchand è stato reintegrato in gara ed il suo tempo resta in testa alla graduatoria 2022, proponendolo tra i favoriti per il titolo mondiale di questa estate.

La squalifica / non-squalifica di Marchand riapre però il dibattito su una pagina dubbia del regolamento del nuoto, intorno alla quale già altre volte si è sollevato il dibattito degli esperti ed addetti ai lavori.

​Come fa giustamente notare Craig Lord su Stateofswimming, la regola in questione è entrata in vigore proprio dopo che Ryan Lochte iniziò a rendere l’apnea sul dorso nella frazione a stile un’abitudine; il passaggio del regolamento recita così:

(9.2) Nello stile libero il nuotatore deve essere sempre sul petto tranne che durante l’esecuzione di una virata. Il nuotatore deve tornare a pancia sotto prima di qualsiasi calcio o colpo.

La regola 9.2 è valida però solo per la frazione a stile libero all’interno dei misti, perché per lo stile libero la regola è la seguente:

(5.3) Una parte del nuotatore deve rompere la superficie dell’acqua durante la gara, ma è consentito che il nuotatore sia completamente immerso per una distanza non superiore a 15 metri dopo la partenza e dopo ogni virata. A quel punto, la testa deve aver rotto la superficie.

Non c’è nessuna menzione sulla possibilità di girarsi o meno sulla schiena. Ma allora, perché la regola vale per lo stile libero e non per i misti? La spiegazione è nella regola 5.1 dello stile libero:

(5.1) Stile libero significa che in una gara così designata il nuotatore può nuotare in qualsiasi stile, eccetto che negli eventi individuali misti, dove stile libero significa qualsiasi stile diverso da dorso, rana o farfalla.

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A questo punto, ciò che molti contestano è la mancanza di una vera regolamentazione univoca per lo stile libero, che rimane da norma “qualsiasi stile possibile, basta che lo si faccia dall’inizio alla fine”.

La realtà è che, arrivati al 2022, forse sarebbe più corretto e coraggioso dare a quello che tutti chiamano freestyle – e che tecnicamente è crawl o al massimo front crawl – una sua dignità, codificarlo in modo da non rendere più grigio il regolamento ed evitare che ci possano essere situazioni scomode da valutare, proprio come quella di Marchand.

Esiste un solo atleta al mondo che nuota le gare a stile libero in una tecnica che non sia il crawl? No.

Esiste un solo atleta che nella quarta frazione dei misti decide di non fare il crawl per fare, ad esempio, trudgen? No.

Quando insegniamo lo “stile libero”, facciamo presente ai nostri allievi che tecnicamente stiamo insegnando il crawl, tecnica che poi utilizzeranno nelle gare a stile libero? Se lo facciamo, è comunque un pò confusionale, mi sembra.

Allora forse potrebbe essere arrivato il momento di chiamare le cose con il loro nome proprio a partire dai regolamenti, che semplificherebbero il lavoro degli istruttori, degli allenatori e dei giudici stessi.

Per non parlare di quello dei nuotatori.

Foto: Fabio Cetti | Corsia4